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Italia

Trump attacca Meloni, la premier replica: «Io e l’Italia non imploriamo mai»

Matteo Di Bello

L’accusa del presidente statunitense da La7, la replica immediata da Bruxelles, la solidarietà di Mattarella e lo strappo di Tajani, che cancella la missione a Miami. La risposta di Meloni a Trump è arrivata in pochi minuti, secca e senza mediazioni. Il presidente statunitense aveva appena raccontato, in diretta su La7, che la premier italiana lo avrebbe «implorato» per una foto al G7. Lei ha replicato da Bruxelles con quattro parole destinate a restare: «Io e l’Italia non imploriamo mai».

Riassunto dell'articolo

Il 19 giugno 2026 il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato a La7 che Giorgia Meloni lo avrebbe «implorato» per una foto al G7 di Evian, aggiungendo poi alla Nbc di non volerla «come fan» per l’assenza italiana sullo Stretto di Hormuz. La premier ha replicato da Bruxelles definendo le parole «totalmente inventate» e affermando: «Io e l’Italia non imploriamo mai». Sono seguite la solidarietà del presidente Mattarella, la cancellazione della missione statunitense del ministro Tajani e l’appoggio europeo di Sánchez e Macron.

L’accusa di Trump da La7

Il giornalista de L’Aria che tira aveva chiamato la Casa Bianca per parlare di Ucraina. È stato Trump a dirottare il discorso sulla premier: «Come sta il suo primo ministro? Probabilmente è contenta che io le abbia parlato, non ero obbligato a parlarle». Poi l’affondo: «Mi ha implorato di fare una foto con lei. La voleva così tanto. L’avrei anche evitata, ma mi ha fatto pena».
Una ricostruzione che chi era a Evian non riconosce: al vertice i toni erano sembrati distesi, al punto che il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa aveva commentato vedendoli parlare «siete di nuovo amici». A poche ore di distanza, parlando alla statunitense Nbc, Trump ha rincarato la dose spostandosi sul terreno geopolitico: «Era una mia grande sostenitrice, ma non la voglio come fan, perché non c’era, né lei né la Nato, sullo Stretto di Hormuz».

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La replica di Meloni: «Non imploriamo mai»

Chi cercava di capire cosa avesse detto Trump su Meloni ha avuto la controprova in tempo reale. Dall’Europa Building, dove è impegnata nel Consiglio europeo, la premier ha affidato a un breve video la sua versione: «Certe cose meritano una risposta immediata. Le dichiarazioni di Donald Trump sono totalmente inventate. Sono francamente allibita».
Poi il passaggio che pesa più di ogni smentita: «Non so perché il presidente degli Stati Uniti si comporti così con i propri alleati. Dispiace che non abbia la stessa determinazione con i nemici dell’Occidente, con leadership con le quali invece si dimostra molto più accondiscendente». E la chiusura: «Una cosa se la deve ricordare: io e l’Italia non imploriamo mai».
Non è una difesa personale. È la rivendicazione di una postura: una Nazione che tratta da pari, non da questuante, e che misura il proprio peso dalle scelte, non dalle fotografie.

Mattarella, Tajani e il fronte italiano

La reazione è stata immediata e trasversale. Sergio Mattarella ha chiamato la premier per esprimerle solidarietà. Antonio Tajani ha trasformato lo sdegno in un atto concreto: ha cancellato la missione negli Stati Uniti del 21 e 22 giugno, dove avrebbe incontrato il segretario di Stato Marco Rubio. «Le gravi e offensive parole del presidente Trump offendono tutta l’Italia», ha scandito il ministro degli Esteri. Sulla stessa linea Guido Crosetto («una caduta di stile che non fa bene all’alleanza») e Giovanbattista Fazzolari, che ha ribaltato l’accusa sul mittente: con le sue uscite Trump «sta danneggiando non solo l’Europa, ma soprattutto gli Stati Uniti».
C’è chi, a sinistra, ha provato a leggere l’episodio come prova di subalternità italiana. È una lettura che la cronaca smentisce da sola: un governo subalterno non cancella un forum economico negli Stati Uniti per rispondere a un’offesa. La dignità, qui, ha un nome e una data. E non è isolata: dal Consiglio europeo sono arrivate la solidarietà aperta di Pedro Sánchez e quella di Emmanuel Macron, che ne discuterà con la premier al vertice di Antibes del 25 giugno. È l’Europa delle Nazioni che si riconosce in chi tiene la schiena dritta.

Un alleato che tratta gli amici peggio dei nemici

Il punto sollevato da Meloni è il più scomodo per Washington, perché è vero. Negli ultimi mesi l’Italia ha costruito una linea di sovranità coerente: il no di Sigonella ai bombardieri diretti contro l’Iran, le condizioni poste sulla missione di Hormuz, il rifiuto di farsi trascinare in una guerra altrui. Trump chiama tutto questo «assenza». Ha sbagliato parola. Decidere dove non andare è la definizione più classica di sovranità.
L’insulto sulla foto, allora, racconta più del suo autore che della sua destinataria. Un presidente che riserva la durezza agli alleati e l’indulgenza agli avversari dell’Occidente non sta umiliando l’Italia: sta certificando di non averla capita. La risposta della premier — quattro parole pronunciate senza alzare la voce — vale più di qualsiasi vertice. Perché l’Italia, davvero, non implora nessuno.

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Matteo Di Bello
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