C’è una differenza sostanziale tra il Trump del 14 aprile e il Trump del 17 aprile. Tre giorni fa, nell’intervista al Corriere della Sera, l’obiettivo era Giorgia Meloni: “scioccato”, “pensavo avesse coraggio”, “mi sbagliavo”. L’attacco era personale, cadenzato sul rapporto umano con la premier italiana. Oggi il registro cambia. Non è più Meloni il bersaglio: è la NATO intera, l’Europa, il meccanismo stesso dell’Alleanza atlantica. “Tigre di Carta”, scrive Trump su Truth riferendosi all’intera Alleanza. “Sono stati inutili nel momento del bisogno”. Il messaggio arriva mentre a Parigi cinquanta Paesi — con Meloni in prima fila accanto a Macron, Starmer e Merz — discutono di come riaprire lo Stretto di Hormuz senza gli Stati Uniti. Ed è proprio questo che l’inquilino della Casa Bianca non riesce a digerire.
Trump attacca l’Italia: dal rapporto personale al nodo sistemico
La sequenza retorica di Trump contro l’Italia procede per cerchi concentrici. Primo cerchio, 14 aprile: attacco frontale a Meloni sul Corriere della Sera, sei minuti di telefonata in cui il presidente americano demolisce il rapporto personale con la premier. Secondo cerchio, 15 aprile: rincaro su Fox News, con estensione ai Paesi NATO e all’Europa intera, “triste” perché pretende di gestire Hormuz senza Washington, aggancio al nodo dell’immigrazione (“sta uccidendo l’Italia e tutta l’Europa”). Terzo cerchio, 17 aprile: il cerchio si chiude sull’Alleanza stessa. “Tigre di Carta”. “Stiano fuori da Hormuz”. La critica non riguarda più questa o quella premier, ma il patto di sicurezza del Dopoguerra.
Non è retorica improvvisata. Il 1° aprile, in un’intervista al Telegraph, Trump aveva già annunciato di stare “seriamente valutando” il ritiro americano dalla NATO, definendola per la prima volta “tigre di carta” in risposta al rifiuto europeo di affiancare Washington nella guerra contro l’Iran. Rubio, da Segretario di Stato, aveva parlato di alleanza “a senso unico” da “riesaminare”. La Casa Bianca studia un modello “pay-to-play” che ridimensionerebbe il peso decisionale dei Paesi sotto soglia di spesa. Quello del 17 aprile non è dunque un’uscita impulsiva: è la ripresa puntuale di una linea già impostata, riattivata nel momento in cui l’Europa offre a Washington la prova concreta della propria dispensabilità.
Trump NATO Tigre di Carta: la geografia del rancore
La frase completa di Trump, su Truth, è istruttiva nella sua asprezza. “Ora che la situazione nello Stretto di Hormuz si è risolta, ho ricevuto una telefonata dalla NATO in cui gli alleati mi chiedevano se avessimo bisogno di aiuto. Ho detto loro di starne fuori, a meno che non vogliano semplicemente riempire le loro navi di petrolio. Sono stati inutili nel momento del bisogno: una tigre di carta”. La costruzione è rivelatrice. Non dice “sono inutili”: dice “sono stati inutili”, al passato prossimo. È un bilancio, non una minaccia. E soprattutto: “nel momento del bisogno”. Il bisogno di chi? Non dell’Italia, che importa via Hormuz il greggio da Qatar, Iraq, Emirati, Kuwait e Bahrain, e soprattutto il GNL qatarino che copre per anni una quota essenziale del suo mix energetico. Il bisogno a cui Trump si riferisce è il proprio: il bisogno di alleati che gli diano legittimità per una guerra che sta gestendo da solo e che non sta vincendo.
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