Tra Spagna e Marocco a Ceuta le regole in mare sono cambiate. Dopo le incursioni navali marocchine del 30 e 31 luglio 2026, la Marina spagnola ha modificato il protocollo operativo per il cosiddetto “passaggio innocente” delle navi di Rabat al largo di Ceuta e Melilla. Secondo quanto riferito da una fonte militare a El Mundo, le unità spagnole non attendono più che le navi marocchine entrino nelle acque spagnole per muoversi: escono loro incontro prima. Un cambio di passo silenzioso, che il governo Sánchez ha riconosciuto solo a ottobre e che arriva a sei settimane dalle elezioni anticipate del 29 novembre.
Cosa è successo a Ceuta il 30 e 31 luglio
I fatti risalgono alla fine di luglio, nel pieno della crisi migratoria al confine di Ceuta. Secondo la ricostruzione di El Mundo, ripresa da El Folio e da Shango Media, la fregata ammiraglia marocchina Mohammed VI e alcune motovedette sono entrate nelle acque di Ceuta tra il 30 e il 31 luglio.
All’epoca il passaggio delle navi marocchine veniva soltanto monitorato da terra, dal centro COVAM, il centro di vigilanza marittima della Marina spagnola. Nessuna unità navale usciva a incontrare le navi straniere finché queste non avevano già varcato il limite delle acque spagnole. Il governo, nei mesi successivi, non ha parlato pubblicamente dell’episodio.
Il nuovo protocollo della Marina spagnola
La risposta di Madrid è arrivata sul piano operativo, non su quello diplomatico. Stando a quanto riportato da El Mundo, il ministero della Difesa ha cambiato il protocollo: ora le unità navali spagnole possono uscire incontro alle navi marocchine prima che entrino nelle acque della Spagna, e possono farlo senza chiedere l’autorizzazione preventiva ai comandi superiori.
La fonte militare citata dal quotidiano spagnolo lo riassume così: «Siamo più vigili, non aspettiamo più che entrino per agire». In concreto, a Ceuta è stato schierato il pattugliatore Atalaya, con 48 uomini di equipaggio, quattro mitragliatrici e un cannone. A Melilla è presente l’Isla de León. Non sono portaerei, ma la loro presenza fissa davanti alle due città autonome segna una differenza netta rispetto al monitoraggio da terra di prima.
Sánchez ammette solo a ottobre
Il presidente del governo Pedro Sánchez ha riconosciuto pubblicamente l’episodio soltanto a ottobre, secondo quanto riportato da Euronews e ripreso da Europe Says. Lo ha definito “puntuale”, cioè un fatto isolato, e ha spiegato che la questione è stata risolta con il dialogo con Rabat. Sempre secondo le stesse fonti, l’attività navale marocchina nella zona è diminuita nelle ultime settimane.
Le due versioni non si contraddicono, ma raccontano due facce della stessa scelta. Da un lato il governo rassicura: nessuna crisi, tutto chiuso con una telefonata. Dall’altro la Marina ha cambiato le regole d’ingaggio in modo permanente. Chi legge solo le parole di Sánchez vede un incidente archiviato; chi legge il protocollo vede una Nazione che ha deciso di non farsi trovare impreparata una seconda volta.
Alzare il tono senza rompere con Rabat
Qui sta il punto politico. La Spagna ha alzato il tono con il Marocco, ma senza rompere i rapporti. Non c’è stata una nota di protesta pubblica, non c’è stata una convocazione dell’ambasciatore, non c’è stato un cambio di linea sul Sahara Occidentale. C’è stato invece un cambio di postura militare, comunicato attraverso una fonte anonima a un quotidiano, mesi dopo i fatti.
Il calendario spiega molto. Le elezioni anticipate del 29 novembre si avvicinano e, come abbiamo raccontato parlando dell’accordo tra PP e Vox per il Senato, il centrodestra spagnolo si presenta al voto unito e pronto a fare della frontiera sud un tema di campagna. Un presidente socialista che lascia passare un’incursione navale senza reagire regala un argomento agli avversari; uno che rompe con Rabat rischia una nuova crisi migratoria a Ceuta e Melilla a tre settimane dalle urne. La via scelta è quella di mezzo: fermezza operativa, silenzio diplomatico.
È una lezione che vale anche per l’Italia, dove il dibattito sulle missioni militari e sui fronti aperti si consuma spesso in Parlamento più che in mare. Madrid ha mostrato che una Nazione può difendere i propri confini marittimi senza dichiarazioni roboanti, cambiando chi decide e quando. Resta da vedere se il Marocco accetterà la nuova normalità o se, dopo il voto del 29 novembre, tornerà a mettere alla prova le acque di Ceuta.
Per ora il confronto tra Spagna e Marocco a Ceuta si gioca su una linea invisibile: quella che separa le acque spagnole da quelle internazionali. Da luglio, su quella linea, la Marina spagnola arriva per prima.
Fonti
- El Folio – Defensa cambia el protocolo naval ante buques marroquíes en Ceuta
- Shango Media – El Mundo: Defensa cambia los protocolos tras la incursión de buques marroquíes el 30 de julio en Ceuta
- Europe Says (da Euronews, 18 ottobre 2026) – Sánchez e l’incursione marocchina a Ceuta

