In sette giorni le missioni militari italiane sono finite sulle prime pagine tre volte, in tre teatri diversi. Un Eurofighter danneggiato da un drone nella base saudita di Ta’if. Una fregata della Marina che scorta un mercantile italiano attraverso Bab el-Mandeb. Due caccia che abbattono un velivolo senza pilota sui cieli della Lituania. Dietro ogni episodio c’è una richiesta del ministro della Difesa Guido Crosetto: una valutazione operativa nuova per il Medio Oriente, più navi europee nel Mar Rosso, una presenza confermata sul fianco orientale della NATO. Questo articolo mette in fila i fatti, le cifre e ciò che il governo ha chiesto, ai vertici militari e a Bruxelles.
Ta’if: l’Eurofighter italiano colpito nella base saudita
Nella notte tra il 17 e il 18 settembre la base aerea King Fahd di Ta’if, in Arabia Saudita, è stata bersagliata da una serie di attacchi con droni e missili attribuiti agli Houthi. Nella base è schierato il contingente italiano della Task Force Air, inserito nell’operazione Inherent Resolve. Uno dei colpi ha raggiunto un Eurofighter F-2000 dell’Aeronautica Militare, fermo a terra in un’area decentrata dello scalo.
Crosetto ha confermato l’episodio in mattinata: nessun militare italiano coinvolto, nessun altro danno a mezzi o infrastrutture del contingente. Il ministro ha seguito la notte in contatto diretto con il capo di Stato maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano.
Non è la prima volta. Dall’inizio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, mezzi italiani nelle basi mediorientali sono già stati colpiti: a marzo un drone MQ-9 da ricognizione era stato distrutto in un capannone. La differenza è che stavolta il bersaglio è un caccia di prima linea, e che gli Houthi in una settimana hanno preso tutta la costa yemenita sullo stretto, come abbiamo raccontato in Gli Houthi chiudono anche il Mar Rosso e Trump lascia sola l’Arabia Saudita.
Cosa ha chiesto Crosetto ai vertici militari
La prima richiesta del ministro è rivolta all’interno. Il 18 settembre Crosetto ha chiesto a Portolano, al comandante del Comando operativo di vertice interforze Giovanni Maria Iannucci e al capo di Stato maggiore dell’Aeronautica Antonio Conserva una nuova valutazione dell’evoluzione regionale.
L’obiettivo dichiarato è duplice: tutelare il personale presente e definire le opzioni operative. Le misure di sicurezza per gli uomini, ha precisato la Difesa, erano già in atto da tempo. Resta aperta la domanda su cosa faranno gli Eurofighter italiani in una base che è ormai un bersaglio ricorrente.
Bab el-Mandeb: la fregata Bergamini scorta la Jolly Oro
Il secondo fronte è il mare. Giovedì 17 settembre, dal Forum Risorsa Mare di La Spezia, Crosetto ha annunciato di aver deciso con il vertice militare di attivare la Marina per garantire il transito in sicurezza delle navi italiane a Bab el-Mandeb, senza attendere che sia la missione europea Aspides a stabilire se un mercantile può passare.
Il giorno dopo la fregata Carlo Bergamini ha accompagnato verso nord il mercantile Jolly Oro, della compagnia Ignazio Messina, attraverso lo stretto. La Marina ha precisato che l’operazione rientra nei compiti di Aspides: il quadro europeo regge, ma è stata la pressione italiana a rimetterlo in moto dopo giorni di navi ferme e di proteste degli armatori, mentre i mercantili francesi passavano sotto scorta di Parigi.
La motivazione del ministro è economica prima che militare. Una nave costretta a circumnavigare l’Africa costa giorni, carburante e noli. Il costo della sicurezza entra nel prezzo delle merci e finisce su imprese e famiglie. Della tenaglia Hormuz-Bab el-Mandeb sul Mediterraneo avevamo scritto a giugno in Hormuz non bastava: gli Houthi chiudono anche Bab al-Mandab.
La lettera a Kallas: cosa chiede l’Italia all’Unione
Qui sta la richiesta politica vera. Crosetto ha scritto all’Alta rappresentante Kaja Kallas per chiedere il rafforzamento urgente di Aspides con nuove unità navali fornite dagli altri Stati membri. L’Italia è pronta a mettere una seconda fregata, ma a una condizione: che il peso finanziario sia condiviso, perché oggi i costi ricadono quasi per intero su chi schiera la nave.
Il ministro ha indicato due strade: o gli altri Paesi europei mandano navi, oppure contribuiscono economicamente a quelle italiane. In assenza di risposta, ha ripetuto, l’Italia scorterà da sola i propri mercantili fino a Bab el-Mandeb. Kallas si è detta favorevole e ha alzato il livello di allerta delle unità europee. Ma le navi le mettono le capitali, e finora tra i ventisette nessuno si è fatto avanti.
È lo stesso copione di marzo, quando Bruxelles bocciò l’estensione di Aspides allo Stretto di Hormuz, come ricostruito in Aspides resta nel Mar Rosso: l’Europa dice no a Trump su Hormuz. La missione a guida italiana è l’unico strumento navale che l’Unione ha in mare, e chi la tiene in piedi è Roma.
Lituania: i caccia italiani abbattono un drone
Il terzo fronte è a nord. Nella notte tra il 14 e il 15 settembre due Eurofighter della Task Force Baltic Thunder III, schierati nella base NATO di Šiauliai, hanno intercettato e abbattuto un drone sui cieli lituani. Giovedì 17 gli stessi jet sono decollati in scramble per scortare fuori dallo spazio aereo alleato due velivoli russi che lo avevano violato.
Il ministro degli Esteri lituano Kęstutis Budrys ha ringraziato pubblicamente l’Italia per l’intervento. L’origine del drone abbattuto non è stata ancora chiarita con certezza. Pochi giorni prima, il 14 settembre, Crosetto era a Novo Selo, in Bulgaria, dove l’Italia guida il Multinational Battle Group sul fianco sud-orientale dell’Alleanza, e aveva detto ai militari che la deterrenza si costruisce ogni giorno.
I numeri delle missioni militari italiane nel 2026
Il dispositivo autorizzato per il 2026 prevede circa 7.500 militari impiegati, con un tetto autorizzabile di 12.000 unità, 37 assetti navali e 147 assetti aerei, distribuiti su circa quaranta missioni. Lo stanziamento è di circa 1,38 miliardi di euro.
La cifra è inferiore di circa 100 milioni rispetto al 2025, un taglio vicino al 6 per cento. Lo stesso Crosetto, a giugno, aveva avvertito che la riduzione comporta una contrazione dell’output operativo e impone un uso più mirato delle risorse. Quel giorno aveva anche ricordato che i militari italiani non sono soltanto offerti dall’Italia, ma richiesti dagli alleati per operare nelle aree di crisi.
Tre fronti caldi in una settimana con un bilancio in calo: il problema non è la volontà politica, è la coperta corta. Ed è la ragione per cui la lettera a Kallas chiede soldi prima ancora che navi.
Il Parlamento chiede di sapere
PD, M5S e AVS hanno chiesto che Crosetto riferisca subito in Aula, ricordando che per i militari schierati nella base saudita non c’era stato alcun passaggio parlamentare. La richiesta è legittima, e non ha colore politico. Ogni missione ha un costo in denaro e in rischio per il personale, e la sede in cui la Nazione decide di esporsi è il Parlamento.
Lo avevamo scritto ad aprile, quando il governo scelse di portare in Aula la missione a Hormuz: Hormuz, la sovranità torna in Aula. Vale anche adesso. Un’informativa che ricostruisca il quadro complessivo tra Medio Oriente, Mar Rosso e fianco est non è una concessione all’opposizione: è il modo in cui il governo rende esplicita una strategia che oggi esiste, ma si legge solo a pezzi, nei comunicati.
Cosa cambia per l’Italia
Il filo che lega i tre episodi è uno solo. L’Italia è la Nazione europea più esposta alla chiusura delle rotte marittime e, in ognuno dei tre teatri, è tra quelle che mettono più mezzi. Nel Mar Rosso tiene in piedi l’unica missione navale dell’Unione. Nel Baltico e in Bulgaria copre i fianchi di un’Alleanza in cui i Paesi che più alzano la voce contro Mosca non sono quelli che mettono più aerei. In Arabia Saudita difende i cieli di un partner che Washington ha lasciato scoperto.
La richiesta di Crosetto a Bruxelles è la domanda che pesa: chi paga la sicurezza delle rotte da cui dipende l’economia europea? Se la risposta continuerà a essere il silenzio dei ventisette, l’Italia farà da sola, come ha già iniziato a fare a Bab el-Mandeb. Ma farà da sola con 100 milioni in meno e un caccia da riparare. È il momento di dirlo in Aula, con le cifre sul tavolo.
Fonti
- ANSA – Attacco alla base in Arabia, colpito un Eurofighter italiano
- Il Sole 24 Ore – Attacchi a base aerea in Arabia, Crosetto: colpito Eurofighter italiano
- ANSA – Scoppia il caso Aspides, Roma chiede all’Ue più navi e fondi
- Sky TG24 – Riparte la missione Aspides, fregata Bergamini scorta mercantile italiano
- Euronews – Fregata Bergamini scorta primo mercantile italiano attraverso Bab el-Mandeb
- Panorama – Missioni militari all’estero: dal Baltico al Mar Rosso
- Leggo – Crosetto ai militari italiani in Bulgaria: la deterrenza si costruisce ogni giorno
- Askanews – Missioni, Crosetto: militari italiani richiesti, non solo offerti
- Kulturjam – Tre fronti di guerra in una settimana

