C’è un premier europeo che ha detto no. Non con ambiguità diplomatiche, non con silenzi calcolati, non con la solita formula del “profondo rammarico”: Pedro Sánchez ha detto no alla guerra in Iran con una chiarezza che, nel panorama europeo attuale, suona quasi come un atto rivoluzionario. Dal Palazzo della Moncloa, il capo del governo spagnolo ha dichiarato di non voler essere complice di qualcosa di negativo per il mondo — nemmeno per paura di rappresaglie. La posta in gioco è enorme. E l’Italia, per ora, non pervenuta.
Il rifiuto delle basi e la risposta di Trump
Il governo spagnolo è stato l’unico in Europa a opporsi apertamente alla nuova guerra dichiarata dall’amministrazione americana, innescando la reazione della Casa Bianca. Il nodo concreto riguarda due installazioni militari strategiche: le basi di Rota e Morón, in Andalusia, inserite nel dispositivo di difesa della NATO nel Mediterraneo. Non sono basi americane pure, ma installazioni spagnole utilizzate anche dalle forze USA sulla base di accordi bilaterali — e Madrid ha negato il loro utilizzo per l’operazione contro l’Iran.
Trump ha reagito con durezza: ha criticato Sánchez per l’opposizione alla guerra, per il rifiuto di portare la spesa militare al 5% del PIL, e ha minacciato di interrompere tutti gli scambi commerciali con la Spagna. La risposta del premier spagnolo non si è fatta attendere: ha definito inaccettabile che alcuni presidenti usino il fumo della guerra per coprire i propri fallimenti e arricchire chi guadagna costruendo missili invece di ospedali.
La “terza via” di Sánchez: né ayatollah né bombardamenti
La posizione spagnola non è di simpatia per Teheran — e Sánchez lo chiarisce con forza. Il premier ha scelto una terza via: condannare la brutalità e la repressione del regime degli ayatollah e, al tempo stesso, denunciare l’illegittimità dell’intervento militare di Washington e Tel Aviv. La domanda, secondo Sánchez, non è se la Spagna stia al fianco di Khamenei: è se stia dalla parte della legalità internazionale.
Una distinzione che in Italia — dove il dibattito si è consumato attorno al mancato preavviso di Washington — non si è ancora sentita formulare con questa nettezza. Sánchez ha avvertito che non si può rispondere a un’illegalità con un’altra, perché è così che iniziano i disastri dell’umanità, invocando una soluzione diplomatica e il rispetto del diritto internazionale.
L’Europa si spacca, la Spagna resta sola
Macron ha espresso solidarietà telefonica a Sánchez. Il premier britannico Starmer ha dichiarato che il Regno Unito non autorizzerà attacchi offensivi della RAF senza una chiara base legale. La Commissione europea ha difeso la Spagna sul piano commerciale, ricordando che il commercio transatlantico è integrato e reciprocamente vantaggioso. Parole importanti — ma distanti dalla rottura esplicita con Washington scelta da Madrid.
Nel frattempo, l’aeronautica spagnola ha annullato la partecipazione dei propri caccia all’esercitazione Red Flag in Nevada, considerata una delle più avanzate al mondo. Un segnale diplomatico che parla da solo. La Spagna non si limita alle dichiarazioni: ritira la propria presenza dalle esercitazioni congiunte con chi l’ha minacciata.
Il silenzio italiano e la questione della sovranità
In questo scenario, l’Italia brilla per assenza. Il dibattito interno si è consumato attorno alla telefonata mancata — Roma non informata preventivamente dell’attacco — come se la questione centrale fosse il protocollo, non la guerra stessa. Come se essere oggetto delle decisioni altrui, anziché soggetto, fosse una condizione normale da gestire con eleganza istituzionale. (Leggi qui: Iran: la destra che non c’è più. I capisaldi traditi da chi doveva custodirli)
Sánchez ha invece scelto di essere soggetto. Ha pagato un prezzo — minacce commerciali, isolamento parziale, tensione con un alleato strategico — ma ha rivendicato per la Spagna il diritto di non essere trascinata in un conflitto non scelto. Ha detto che dalla guerra in Iran non uscirà un ordine internazionale più giusto — e la storia recente gli dà difficilmente torto.
La vera domanda che l’Italia dovrebbe porsi non è “perché Trump non ci ha avvisato?” ma “cosa avremmo risposto se lo avesse fatto?”
Fonti
- Quotidiano.net – Sanchez dopo le minacce di Trump: “Non saremo complici di questa guerra”
- L’Espresso – Sánchez: “Si può essere contro un regime odioso e contro un attacco ingiustificato”
- Sky TG24 – Pedro Sanchez: la posizione della Spagna è “no alla guerra”
- Europa Today – La Spagna di Sánchez sfida Trump (che l’ha presa malissimo)
- Il Sole 24 Ore – Iran, Sanchez: “No alla guerra”
- Il Fatto Quotidiano – Sanchez a Trump: “La guerra riempie le tasche dei soliti pochi”

