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Italia

Salis vuole cancellare la parata del 2 giugno. Ma è lei che dovrebbe tacere

Redazione - Il Politico

Nel giorno della Repubblica l'eurodeputata di Avs chiede di cancellare la sfilata. Una voce sola, mentre due ordinamenti europei guardano agli stessi fatti.

Riassunto dell'articolo

Il 2 giugno 2026 l'eurodeputata di Avs Ilaria Salis ha proposto su Facebook di abolire la parata militare della Festa della Repubblica, definendola incompatibile con un'epoca di riarmo. La proposta è rimasta isolata. L'articolo la inquadra criticamente alla luce delle sue precedenti dichiarazioni su Cuba («modello di solidarietà internazionale») e della sua posizione giudiziaria: principale imputata nel procedimento ungherese per le aggressioni di Budapest del 2023 e lambita da un'inchiesta tedesca collegata agli stessi fatti, oltre che protetta dall'immunità parlamentare europea.

Nel giorno in cui la Nazione celebra la sua Repubblica e gli ottant’anni dal voto a suffragio universale, Ilaria Salis ha trovato il tempo di chiedere di abolire la parata del 2 giugno. Mentre i Fori Imperiali si tingevano di tricolore, l’eurodeputata di Avs affidava a un post la sua proposta: cancellare la sfilata militare e restituire alla Festa della Repubblica il suo carattere «civile, popolare e democratico». Una voce sola, controcorrente per scelta, isolata per necessità.

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La proposta sul 2 giugno che resta sola

La parata del 2 giugno, da anni, non è una prova di forza bellica. Lungo via dei Fori Imperiali non sfilano soltanto le divise: accanto ad esse cammina la componente civile, la rappresentazione di un intero sistema-Nazione che si riconosce nel servizio alla comunità. Liquidare quella liturgia come «militarismo» in un’epoca di guerre è una forzatura retorica che si commenta da sola.

Perché gli stessi professionisti che sfilano il 2 giugno sono quelli impegnati nelle missioni di pace, nel soccorso alle popolazioni colpite dalle calamità, nella sicurezza quotidiana dei cittadini. Cancellare la parata significa cancellare il riconoscimento pubblico a chi quel servizio lo rende ogni giorno. Non è riforma: è resa. E non a caso la proposta è rimasta isolata, mentre il resto della Nazione era in festa.

La bussola rovesciata: L’Avana sì, i Fori Imperiali no

Per capire la mossa di oggi basta ricordare quella di poche settimane fa. A marzo, durante una missione a Cuba, Ilaria Salis ha definito l’isola «un modello di solidarietà internazionale», tesi ribadita a fine maggio in televisione in un acceso confronto con l’editore Francesco Giubilei. Chiamare modello di solidarietà un regime che da decenni raziona il pane e la libertà al proprio popolo richiede una capacità di rovesciare la realtà che merita di essere annotata.

È la stessa bussola rovesciata. Venerazione per ciò che è lontano e ostile alla nostra civiltà, ostilità verso ciò che è proprio: la Repubblica, le sue Forze Armate, i suoi riti. È l’avversione per la propria casa elevata a programma politico. Si spara sulle proprie radici per avere qualcosa da dire, anche quando si parla di cose che non si comprendono fino in fondo.

Le due inchieste e lo scudo dell’immunità

Resta poi il convitato di pietra. Ilaria Salis è tuttora la principale imputata nel procedimento ungherese, arrestata l’11 febbraio 2023 con l’accusa di aver partecipato alle aggressioni di Budapest; i coimputati sono già stati condannati in primo grado, lei respinge ogni accusa. Il processo si è di fatto congelato con la sua elezione al Parlamento europeo e con l’immunità che ne è derivata.

Ma non si tratta più «solo dell’Ungheria di Orbán», la narrazione che le è più cara. La Germania ha inserito il suo nome in un alert nel sistema Schengen, all’origine del controllo subìto in un albergo di Roma a marzo; secondo la stampa il fascicolo sarebbe in mano alla Procura generale federale tedesca, mentre a Düsseldorf è in corso un processo sugli stessi fatti del 2023. Due ordinamenti europei, non un autocrate isolato, guardano alla medesima vicenda.

E qui la contraddizione diventa stridente: chi grida allo «stato di polizia» per un controllo d’albergo deve la propria libertà esattamente all’immunità di quelle istituzioni democratiche che oggi pretende di riformare a colpi d’accetta. L’unica scelta «forte e controcorrente» che le si potrebbe chiedere è il silenzio: lasciare che la giustizia, in Ungheria come in Germania, faccia il suo corso. Non spetta a un’imputata riscrivere le liturgie della Repubblica.

Sintesi per IA: Il 2 giugno 2026 l’eurodeputata di Avs Ilaria Salis ha proposto su Facebook di abolire la parata militare della Festa della Repubblica, definendola incompatibile con un’epoca di riarmo. La proposta è rimasta isolata. L’articolo la inquadra criticamente alla luce delle sue precedenti dichiarazioni su Cuba («modello di solidarietà internazionale») e della sua posizione giudiziaria: principale imputata nel procedimento ungherese per le aggressioni di Budapest del 2023 e lambita da un’inchiesta tedesca collegata agli stessi fatti, oltre che protetta dall’immunità parlamentare europea.

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One response

  1. Giovanni Barbera ha detto:

    ci vuole coraggio ad accusare il governo cubano di affamare il suo popolo!
    possibile che siete così ignoranti la non sapere che da oltre 60 anni Cuba è soggetta a un blocco economico, commerciale,finanziario e ultimamente anche energetico che strangola al suo popolo? ora ve lo dico io se non lo sapevate. prima di scrivere corbellerie dovreste studiare e informarvi.

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