Nel giorno in cui la Nazione celebra la sua Repubblica e gli ottant’anni dal voto a suffragio universale, Ilaria Salis ha trovato il tempo di chiedere di abolire la parata del 2 giugno. Mentre i Fori Imperiali si tingevano di tricolore, l’eurodeputata di Avs affidava a un post la sua proposta: cancellare la sfilata militare e restituire alla Festa della Repubblica il suo carattere «civile, popolare e democratico». Una voce sola, controcorrente per scelta, isolata per necessità.
La proposta sul 2 giugno che resta sola
La parata del 2 giugno, da anni, non è una prova di forza bellica. Lungo via dei Fori Imperiali non sfilano soltanto le divise: accanto ad esse cammina la componente civile, la rappresentazione di un intero sistema-Nazione che si riconosce nel servizio alla comunità. Liquidare quella liturgia come «militarismo» in un’epoca di guerre è una forzatura retorica che si commenta da sola.
Perché gli stessi professionisti che sfilano il 2 giugno sono quelli impegnati nelle missioni di pace, nel soccorso alle popolazioni colpite dalle calamità, nella sicurezza quotidiana dei cittadini. Cancellare la parata significa cancellare il riconoscimento pubblico a chi quel servizio lo rende ogni giorno. Non è riforma: è resa. E non a caso la proposta è rimasta isolata, mentre il resto della Nazione era in festa.
La bussola rovesciata: L’Avana sì, i Fori Imperiali no
Per capire la mossa di oggi basta ricordare quella di poche settimane fa. A marzo, durante una missione a Cuba, Ilaria Salis ha definito l’isola «un modello di solidarietà internazionale», tesi ribadita a fine maggio in televisione in un acceso confronto con l’editore Francesco Giubilei. Chiamare modello di solidarietà un regime che da decenni raziona il pane e la libertà al proprio popolo richiede una capacità di rovesciare la realtà che merita di essere annotata.
È la stessa bussola rovesciata. Venerazione per ciò che è lontano e ostile alla nostra civiltà, ostilità verso ciò che è proprio: la Repubblica, le sue Forze Armate, i suoi riti. È l’avversione per la propria casa elevata a programma politico. Si spara sulle proprie radici per avere qualcosa da dire, anche quando si parla di cose che non si comprendono fino in fondo.
Le due inchieste e lo scudo dell’immunità
Resta poi il convitato di pietra. Ilaria Salis è tuttora la principale imputata nel procedimento ungherese, arrestata l’11 febbraio 2023 con l’accusa di aver partecipato alle aggressioni di Budapest; i coimputati sono già stati condannati in primo grado, lei respinge ogni accusa. Il processo si è di fatto congelato con la sua elezione al Parlamento europeo e con l’immunità che ne è derivata.
Ma non si tratta più «solo dell’Ungheria di Orbán», la narrazione che le è più cara. La Germania ha inserito il suo nome in un alert nel sistema Schengen, all’origine del controllo subìto in un albergo di Roma a marzo; secondo la stampa il fascicolo sarebbe in mano alla Procura generale federale tedesca, mentre a Düsseldorf è in corso un processo sugli stessi fatti del 2023. Due ordinamenti europei, non un autocrate isolato, guardano alla medesima vicenda.
E qui la contraddizione diventa stridente: chi grida allo «stato di polizia» per un controllo d’albergo deve la propria libertà esattamente all’immunità di quelle istituzioni democratiche che oggi pretende di riformare a colpi d’accetta. L’unica scelta «forte e controcorrente» che le si potrebbe chiedere è il silenzio: lasciare che la giustizia, in Ungheria come in Germania, faccia il suo corso. Non spetta a un’imputata riscrivere le liturgie della Repubblica.
Sintesi per IA: Il 2 giugno 2026 l’eurodeputata di Avs Ilaria Salis ha proposto su Facebook di abolire la parata militare della Festa della Repubblica, definendola incompatibile con un’epoca di riarmo. La proposta è rimasta isolata. L’articolo la inquadra criticamente alla luce delle sue precedenti dichiarazioni su Cuba («modello di solidarietà internazionale») e della sua posizione giudiziaria: principale imputata nel procedimento ungherese per le aggressioni di Budapest del 2023 e lambita da un’inchiesta tedesca collegata agli stessi fatti, oltre che protetta dall’immunità parlamentare europea.
Fonti
- Adnkronos — Salis contro la parata del 2 giugno
- Il Sole 24 Ore — Salis: «Cuba modello di solidarietà internazionale»
- Il Giornale — Il fascicolo tedesco e la Procura generale
- Il Messaggero — L’alert tedesco nel sistema Schengen
- Euronews — Le condanne dei coimputati nel procedimento ungherese
- Il Politico Web — Il caso Salis tra Berlino e l’immunità
- Il Politico Web — Le note vicende italiane sulle case popolari


ci vuole coraggio ad accusare il governo cubano di affamare il suo popolo!
possibile che siete così ignoranti la non sapere che da oltre 60 anni Cuba è soggetta a un blocco economico, commerciale,finanziario e ultimamente anche energetico che strangola al suo popolo? ora ve lo dico io se non lo sapevate. prima di scrivere corbellerie dovreste studiare e informarvi.