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Italia

Il caso Salis: gridare al regime mentre sembrerebbe che il compagno sia in busta paga europea

Redazione - Il Politico

L'eurodeputata di AVS ha trasformato un controllo di polizia di routine in un caso di Stato. Ma nella stanza dell'albergo romano c'era Ivan Bonnin — suo assistente accreditato al Parlamento Europeo, con precedenti penali per violenza, e secondo più fonti giornalistiche suo compagno. L'articolo 43 dello Statuto del PE vieta esattamente questo.

Riassunto dell'articolo

L'eurodeputata di AVS Ilaria Salis ha denunciato come "stato di polizia" un controllo di identificazione eseguito dalla polizia italiana il 28 marzo 2026 su segnalazione Schengen della Germania, probabilmente collegata alla rete Hammerbande. La Questura di Roma ha smentito ogni collegamento con la manifestazione No Kings e con il decreto sicurezza. Nella stessa stanza si trovava Ivan Bonnin, assistente parlamentare accreditato di Salis al PE, già condannato nel 2015 per violenza privata e interruzione di pubblico servizio. Più fonti giornalistiche lo indicano come compagno di Salis. L'articolo 43 dello Statuto del PE vieta ai deputati di avvalersi di assistenti che siano partner stabili. Il centrodestra ha depositato interrogazioni. AVS non ha risposto alle domande sulla natura del rapporto.

Alle 7 di mattina del 28 marzo 2026, due agenti della Polizia di Stato bussano alla porta di una stanza d’albergo vicino alla stazione Termini, a Roma. Identificano Ilaria Salis, eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra. Prendono i documenti, verificano l’identità, se ne vanno in quindici minuti. Atto dovuto, spiega il Questore di Roma Roberto Massucci: una segnalazione inserita nel sistema Schengen su input delle autorità tedesche, meccanismo automatico senza margini di discrezionalità.
Quello che segue è istruttivo. Salis non deposita un’interrogazione parlamentare, non convoca i suoi legali per valutare l’eventuale violazione di prerogative parlamentari, non attende le risposte istituzionali. Va direttamente sui social e dichiara che l’Italia è ormai un regime, che siamo in uno Stato di polizia, che il decreto sicurezza del governo Meloni è entrato nelle camere d’albergo. L’opposizione si acoda in coro. Fratoianni chiede al ministro Tajani di convocare l’ambasciatore tedesco. Bonelli va in televisione a parlare di “fatto gravissimo”. AVS deposita un’interrogazione parlamentare.
Il problema è che nella stanza, quella mattina, non c’era solo Ilaria Salis.

CREAZIONE SITI WEB
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Chi è Ivan Bonnin

Ivan Bonnin — il nome compare esattamente così nel registro ufficiale degli assistenti parlamentari accreditati sul sito del Parlamento Europeo — è l’assistente accreditato di Ilaria Salis a Bruxelles. È co-autore con lei del libro Vipera. L’ha accompagnata nella recente trasferta a Cuba. Era con lei in quella stanza il mattino del 28 marzo.
Non è un profilo qualsiasi. Nel 2015, Bonnin era tra i militanti del collettivo antagonista bolognese Hobo. Il gip di Bologna emise nei suoi confronti — insieme ad altri cinque — un decreto penale di condanna per interruzione di pubblico servizio aggravata e violenza privata, reati commessi durante picchetti che avevano impedito con la forza l’accesso a studenti e docenti all’università. La condanna era sei mesi di reclusione, poi commutati in una sanzione pecuniaria di 15.000 euro. Bonnin è, a tutti gli effetti di legge, un pregiudicato per reati che coinvolgono violenza e coercizione.
Salis, interrogata sul punto, ha risposto con la scrollata di spalle di chi ritiene la domanda irricevibile: “piccoli precedenti risalenti a più di dieci anni fa”. Come se la natura del reato — violenza organizzata per impedire la libertà altrui — fosse un dettaglio trascurabile, e non esattamente il fil rouge che attraversa tutta la sua storia politica e giudiziaria.

Il nodo dell’articolo 43

Il curriculum penale di Bonnin è una questione politica. Ma c’è una questione potenzialmente istituzionale che è più grave.
Più fonti giornalistiche — tra cui Open Online, Libero Quotidiano, DCNews e Sardegnagol — riportano che Bonnin non è solo un collaboratore professionale di Salis, ma il suo compagno nella vita privata. Se questo dato fosse confermato, si configurerebbe una violazione diretta dell’articolo 43 dello Statuto dei Deputati al Parlamento Europeo, che recita in modo inequivocabile: i deputati non possono avvalersi di assistenti che facciano parte della loro famiglia. La norma comprende esplicitamente “il coniuge, o il partner stabile”.
La ratio della norma è elementare: i fondi europei destinati agli assistenti parlamentari servono a finanziare attività istituzionale, non a remunerare la vita privata dei parlamentari. È esattamente la stessa logica che portò in Francia, dopo il caso Fillon, a proporre e poi approvare il divieto di assumere familiari come collaboratori. La differenza è che al Parlamento Europeo quella norma esiste già, ed è vincolante.
Bonnin risulta regolarmente accreditato come assistente di Salis nel database pubblico del Parlamento Europeo. Il suo stipendio è finanziato da fondi dell’Unione Europea — cioè, in ultima analisi, dalle tasse dei contribuenti italiani ed europei. Se la relazione sentimentale fosse accertata, la posizione di Salis davanti alle norme del PE sarebbe difficilmente difendibile.

La risposta del centrodestra e il silenzio di AVS

Il deputato Giovanni Donzelli (FdI) ha annunciato un’interrogazione parlamentare per conoscere i precedenti penali completi di Bonnin. Il senatore Gianluca Cantalamessa (Lega) ha chiesto a Salis di chiarire pubblicamente la natura del suo rapporto con l’assistente: “Affetti privati e incarichi pubblici non possono andare insieme. I soldi dei contribuenti non possono essere utilizzati per pagare il proprio partner”. Il capogruppo FdI alla Camera Galeazzo Bignami ha chiesto dimissioni o chiarimenti immediati.
AVS non ha risposto a nessuna di queste domande. Ha continuato a parlare del controllo in albergo come se il problema principale della vicenda fosse la visita della polizia alle 7 di mattina, e non la persona che dormiva nella stessa stanza.
È una scelta politica precisa, ma difficile da sostenere a lungo. Perché la domanda — chi paga Bonnin, con quali soldi, e in quale veste — non scomparirà. È agli atti del Parlamento europeo. È pubblica.

Il paradosso della vittima professionale

C’è qualcosa di strutturalmente rivelatore nel modo in cui Salis gestisce ogni episodio che la riguarda. Nel 2023 era l’insegnante pacifica trascinata a Budapest in catene. Nel 2024 era la candidata-prigioniera che il sistema cercava di silenziare. Oggi è la parlamentare svegliata all’alba da uno Stato che si comporta da regime.
Il meccanismo è sempre lo stesso: trasformare ogni fatto — per quanto documentato, per quanto legittimo — in una persecuzione, e usare quella persecuzione per raccogliere consenso e sottrarsi alle domande scomode. Il confronto che Salis stessa ha proposto su La7 — la “solerzia” della polizia con lei contro il volo di Stato per Almasri — dice molto su come funziona questo meccanismo: prendi due episodi distinti, mettili insieme, e ricava un’accusa politica al governo che distolga l’attenzione dall’unica domanda che conta.
Il Questore di Roma ha chiarito che il controllo era un atto dovuto. La Germania ha inserito la segnalazione nel sistema Schengen — probabilmente, come riporta Il Messaggero, nell’ambito delle indagini sulla rete Hammerbande, la stessa organizzazione con cui Salis si trovava a Budapest nel febbraio 2023. L’Italia non aveva margini di discrezionalità. La stessa Salis ha ammesso di aver già ricevuto domande simili — anche se meno intense, dice — durante un controllo passaporti a Bruxelles.
Tutto questo non è uno Stato di polizia. È la cooperazione giudiziaria europea che funziona. Quella stessa cooperazione europea che Salis invoca quando le serve e denuncia come strumento di oppressione quando la riguarda.

La domanda che nessuno di sinistra vuole fare

La vicenda del controllo in albergo si chiuderà probabilmente in un nulla di fatto sul piano giudiziario. La segnalazione tedesca non si tradurrà in procedimento italiano, Salis conserverà la sua immunità parlamentare, il corteo No Kings si è svolto pacificamente.
Ma il caso Bonnin non si chiude così. Rimane aperta una domanda precisa, che non è di destra né di sinistra: un parlamentare europeo può assumere come assistente accreditato — retribuito con fondi pubblici europei — una persona con cui intrattiene una relazione sentimentale stabile?
La risposta dello Statuto del Parlamento Europeo è no. Netta, senza ambiguità, senza spazio per interpretazioni creative. La norma esiste per una ragione: garantire che il denaro dei contribuenti europei finanzi lavoro istituzionale, non la vita privata degli eletti.
Salis potrà continuare a parlare di regime quanto vuole. Ma finché non risponde a questa domanda, è lei ad avere un problema con le regole — e quelle regole non le ha scritte il governo Meloni. Le ha scritte il Parlamento Europeo che lei stessa rappresenta.

Fonti

Euronews — Il controllo e la versione della Questura
Il Giornale — Bonnin, i precedenti e la segnalazione da Berlino
Open Online — Perché il rapporto con Bonnin potrebbe essere un problema
Libero Quotidiano — Centrodestra chiede chiarimenti o dimissioni
Il Messaggero — Il mistero delle date e l’alert tedesco
Parlamento Europeo — Registro assistenti di Ilaria Salis (ufficiale)
Giovanni Donzelli — Testo dell’interrogazione parlamentare

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One response

  1. Eraldo ha detto:

    E adesso cosa fa ma commissione europea? la licenziano? Si potrà fare finalmente il processo in Ungheria? Questo lo vedremo. Speriamo molto presto per evitare altri inconvenienti ed intromissioni politiche.

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