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Laboratorio / Politica Approfondimenti Politici

La scuola-azienda: la riforma Valditara e lo studente ridotto a «risorsa»

Luca Lezzi

La filiera 4+2 accorcia il percorso e apre le aule agli esperti d'impresa. Dietro la modernizzazione, il passaggio dallo Stato-padre gentiliano alla logica del mercato.

Riassunto dell'articolo

L'articolo analizza criticamente la riforma degli istituti tecnici e professionali del ministro Valditara, in particolare la filiera 4+2 che riduce a quattro anni il percorso superiore e apre le aule a esperti del mondo del lavoro. L'autore legge la riforma come l'affermazione di un modello "scuola-azienda" di matrice liberale, che sostituisce la formazione del cittadino con la produzione di capitale umano, e la collega ai mali irrisolti del sistema: edilizia fatiscente, abbandono scolastico, fuga dei neolaureati. La tesi è che serva non più privatizzazione ma una ristrutturazione radicale della scuola pubblica.

La riforma dell’Istruzione che porta il nome dell’attuale ministro del governo Meloni si presenta come la definitiva trasformazione, per gli istituti tecnici e professionali, nell’avviamento al lavoro tanto agognato dalle imprese più che di una semplice nuova formula di formazione dello studente.

CREAZIONE SITI WEB
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La riduzione della formazione scolastica e del tempo di quest’ultima sostituita dall’aumento dei percorsi professionalizzanti adatta lo studente al mercato invece di considerarlo il cittadino del futuro.

Dallo Stato-padre gentiliano alla scuola-azienda

Anche il ruolo e il peso dei docenti verranno ridimensionati avvantaggiando quello degli esperti, i “formatori”, del mondo privato.

Un’idea per nulla rivoluzionaria figlia di un progetto di matrice liberale che sostituisce la visione dello Stato-padre di stampo gentiliano con quella dell’impresa entro la quale collocare la “risorsa” studente.

La scuola-azienda che riduce l’offerta formativa limita l’idea stessa di formazione rendendo lo studente capitale umano, individuo e anticipandone l’ingresso nel lavoro di manodopera anziché interessarsi ad avviarlo al concetto complementare di comunità sviluppandone capacità, conoscenze e competenze figlie di un ampliamento di cultura e appartenenza.

Una struttura farraginosa: dal dirigente al DSGA

Tra i problemi a monte del sistema scolastico vi è anche una struttura farraginosa che, a cascata, parte dalla figura del dirigente scolastico per coinvolgere i docenti e l’intero personale.

Quanti sono oggi i posti vacanti per una figura essenziale come quella del dsga? Il Direttore dei Servizi Generali e Amministrativi è una figura chiave per la quale, però, troppo spesso mancano competenze, capacità e formazione determinanti per il giusto svolgimento della stessa.

Il Covid, le crocette e la valutazione che non valuta

Gli anni di “clausura” dovuti all’emergenza generata dall’epidemia di covid 19 hanno fatto fare passi indietro agli insegnanti sia sotto il profilo dell’interazione con gli alunni durante il fondamentale passaggio della spiegazione degli argomenti che sotto quello della valutazione.

Prove invalsi, compiti con risposte a crocetta non si adattano e mai potranno farlo a qualsivoglia materia.

La filosofia, la storia, la letteratura italiana e persino quella in lingua straniera hanno bisogno di far sviluppare allo studente l’abilità oratoria, la bravura (o meno) sta nella rielaborazione di un testo letto dal libro e ascoltato dal professore e non semplicemente nell’imparare a memoria come si faceva con le poesie da bambino.

Non è in questo modo che i concetti possono restare ben impressi nella mente di chi è deputato a riceverli.

Interrogazioni che spariscono sotto il peso dei programmi

Dal proprio canto, però, il corpo insegnanti si giustifica con l’obbligatorietà di stare nei tempi imposti dal programma ministeriale di studio con il quale subentra perennemente il conflitto del “poco tempo a disposizione” e allora ecco che le interrogazioni spariscono per far posto ad un’unica e simultanea prova scritta il cui esito non è più valutato secondo le capacità espositive e l’assimilazione dell’argomento ma attribuito in base alla formula matematica che assegna un punteggio per ogni risposta corretta.

L’errore di inseguire il modello americano

Il sistema educativo e formativo italiano è sempre stato differente e stravolgerlo per andare incontro, o sarebbe meglio dire sostituire del tutto, a quello di comune prassi negli Stati Uniti è un errore madornale.

Sotto questo aspetto la retromarcia deve essere innestata nell’immediato per evitare di continuare a fornire l’attestato di diploma a ragazzi e ragazze solo in parte colpevoli delle lacune con cui sono obbligati a far fronte al salto nel vuoto rappresentato dall’iscrizione all’università.

Il politicamente corretto contro Dante e il Risorgimento

A questo bisogna aggiungere l’intromissione, al momento non ancora ai livelli critici d’oltreoceano, del politicamente corretto che vorrebbe eliminare con un colpo di spugna interi passaggi, autori o brani perché colpevoli (con gli occhi del presente) di indirizzare verso forme di odio, razzismo o fascismo.

Sorgono così le sempre più folkloristiche giustificazioni di chi si rifiuta di far studiare la Divina Commedia di Dante Alighieri piuttosto che far celebrare il Risorgimento italiano onde evitare presunte offese a minoranze religiose oppure a novelli borbonici antiunitari.

Edilizia, abbandono, fuga dei cervelli: i fallimenti irrisolti

Tornando ai risultati fallimentari di cui nemmeno la riforma Valditara si è fatta carico sono evidenti: una cronica emergenza edilizia relativa ai plessi scolastici spesso vecchi, datati, mancanti di fondi per la necessaria ristrutturazione; l’abbandono scolastico in continuo aumento e con esso l’emigrazione dei neolaureati ovvero coloro per i quali lo Stato più ha speso nella formazione che, poi, in mancanza di sbocchi lavorativi o ancor più di retribuzioni adeguate ai propri profili lavorativi portano le competenze acquisite all’estero.

Non più privatizzazione, ma una vera rivoluzione

La risposta a queste problematiche non potrà mai essere una maggiore privatizzazione della scuola pubblica che sembra destinata solo a fornire studenti pronti a trasformarsi in precari nel mondo del lavoro, c’è bisogno di una ristrutturazione che assuma i contorni di un progetto rivoluzionario nel senso letterale del termine ovvero in grado di stravolgere del tutto l’attuale stato di cose per fare in modo che siano le nuove generazioni a poter davvero incidere sul futuro che si staglia all’orizzonte ad oggi sempre più come un cielo nero colmo di dense nubi in grado di rendere invisibile l’orizzonte che dovrebbe fornire, invece, nuove prospettive e soluzioni.

Il momento è adesso, nella scuola come nel lavoro senza dimenticare la connessione tra questi due mondi e l’effetto domino che lo stravolgimento in uno dei due comporterebbe anche nell’altro, fino ad oggi deleterio ma in futuro o, si spera, nell’immediato presente positivo.

Fonti

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Luca Lezzi
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