Palazzo Marino, 16 aprile: la fotografia del voto
Il Consiglio comunale di Milano ha approvato giovedì 16 aprile l’ordine del giorno della presidente dell’aula Elena Buscemi (Pd) che condanna il Remigration Summit convocato in piazza Duomo per sabato 18. Ventitré voti favorevoli, cinque contrari, tre astenuti. La Lega ha votato contro, insieme alla consigliera di Noi Moderati Mariangela Padalino. Forza Italia si è astenuta con il capogruppo Luca Bernardo e la consigliera Deborah Giovanati. Fratelli d’Italia ha scelto di lasciare l’aula al momento del voto.
Il quadro è una radiografia del centrodestra italiano di fronte al tema migratorio. La Lega raccoglie la piazza e difende una manifestazione legittima. Forza Italia si sfila per non compromettere il posizionamento nel Partito Popolare Europeo. Fratelli d’Italia — partito di maggioranza relativa, partito della Presidente del Consiglio — preferisce il non-voto. È qui che nasce la domanda che nessuno dei due partiti della maggioranza vuole sentire: qual è esattamente l’errore di parlare di remigrazione nel 2026?
Cosa fa il centrodestra al governo
La domanda non è retorica. Basta guardare cosa il governo guidato da Giorgia Meloni ha già fatto e sta facendo sul dossier migratorio.
Il protocollo Italia-Albania firmato il 6 novembre 2023 ha portato alla costruzione di tre strutture interamente italiane sul territorio albanese: un centro per richiedenti asilo da 880 posti a Shengjin, un CPR da 144 posti e un penitenziario da 20 a Gjader. Costo complessivo sui cinque anni: circa 650 milioni di euro. È l’unico esperimento europeo di esternalizzazione della detenzione migratoria, e lo ha realizzato l’Italia del centrodestra.
Il 26 marzo 2026 il Parlamento europeo ha approvato il nuovo regolamento rimpatri. Detenzione massima portata da 18 a 24 mesi, ordine di rimpatrio europeo valido in tutta l’area Schengen, apertura ai return hubs offshore sul modello Shengjin-Gjader. Il testo è passato grazie al voto della maggioranza di centrodestra dell’Eurocamera, Patrioti per l’Europa inclusi, con il Gruppo PPE — di cui Forza Italia fa parte — allineato sulla nuova cornice. Il regolamento recepisce, codifica e generalizza l’impianto italiano.
In parallelo, Meloni si è personalmente fatta promotrice di un’agenda europea sulle migrazioni che pochi anni fa sarebbe stata impensabile. Come abbiamo documentato in “Rimpatri, deportazioni, centri offshore: la destra europea esiste già”, l’impalcatura normativa europea sui rimpatri è oggi modellata sull’esperienza italiana.
Cosa dice di non poter dire
Ecco dunque il paradosso. Il centrodestra italiano al governo è all’avanguardia europea sul piano operativo: nessun altro governo UE ha costruito centri offshore, nessun altro ha spinto tanto sulla dimensione esterna della politica migratoria, nessun altro ha ispirato un regolamento continentale. Ma nello stesso momento in cui fa queste cose, FdI e Forza Italia non trovano il coraggio di difendere una manifestazione che chiede semplicemente di chiamare le cose con il loro nome.
L’ordine del giorno Buscemi non è un atto amministrativo su un profilo tecnico. È la richiesta di una condanna politica preventiva di un’idea. Uscire dall’aula invece di votare contro significa accettare implicitamente che quell’idea sia impronunciabile. Ma se è impronunciabile l’idea, cosa sono allora le cose che il governo fa ogni settimana? I rimpatri dall’Albania sono razzismo di Stato o applicazione della legge? I return hubs sono xenofobia istituzionalizzata o strumento ordinario di una politica migratoria europea?
Come abbiamo ricostruito in “Remigrazione: da parola proibita a legge europea in 18 mesi”, tra il novembre 2023 e il marzo 2026 il concetto di remigrazione è passato da tabù a norma continentale. Il problema non è più culturale: è già stato superato dai fatti. Resta solo il riflesso condizionato di chi, al governo, teme il titolo di giornale più di quanto creda nel proprio programma.
Forza Italia e le “seconde generazioni”: il posizionamento PPE
La posizione di Forza Italia è più leggibile, almeno sul piano strategico. Il partito di Antonio Tajani appartiene al Gruppo PPE, dove convivono popolari tedeschi, spagnoli, francesi e italiani. L’evento parallelo sulle seconde generazioni organizzato per il 18 aprile dal responsabile Immigrazione di FI a Milano, Amir Atrous, serve a marcare la differenza rispetto ai Patrioti per l’Europa.
È una scelta identitaria coerente con una tradizione politica. Resta il fatto che la stessa Forza Italia siede in un governo che pratica quotidianamente le politiche che Atrous definisce “in odore di xenofobia”. Se è xenofobia firmare rimpatri, allora il ministero degli Esteri guidato da Tajani dovrebbe trarne conseguenze. Se non lo è, l’attacco al Remigration Summit diventa un gesto tutto mediatico.
FdI, l’uscita dall’aula e la parola che manca
Il caso di Fratelli d’Italia è diverso e più significativo. FdI è il partito della Presidente del Consiglio, il partito che ha fatto della sicurezza e dell’immigrazione i pilastri identitari della propria ascesa. Non può rivendicare la stessa vocazione PPE di Forza Italia né l’estraneità alla maggioranza che caratterizza altri. E non può, in coscienza, disconoscere un’agenda migratoria che è fondamentalmente la propria agenda.
Uscire dall’aula al momento del voto è una scelta che evita sia lo scontro frontale con il Pd sia l’abbraccio esplicito con Salvini. Ma è anche il segnale di una timidezza culturale che stride con la fase politica. Il regolamento UE sui rimpatri è una vittoria politica del centrodestra italiano. I return hubs sono un’invenzione italiana. Il dossier migratorio è il terreno su cui Meloni ha costruito la propria credibilità internazionale. Eppure, quando si tratta di difendere una parola — non un atto, una parola — il partito di governo sceglie il silenzio procedurale.
Vannacci, Salvini e la domanda senza risposta
Roberto Vannacci non sarà in piazza Duomo sabato. Il fondatore di Futuro Nazionale, uscito dalla Lega il 3 febbraio 2026 e dal gruppo Patrioti per l’Europa, ha dichiarato di non condividere la scelta di annacquare i contenuti del Summit. Ma ha posto la domanda politica più scomoda all’intera maggioranza: “Di cosa ha paura questa destra?”.
Matteo Salvini ha provato a rispondere spostando il frame. Non sarà, dice, una manifestazione sulla remigrazione, ma un raduno “per la pace, il lavoro e la sicurezza”. Mille sindaci e amministratori lombardi, venti trattori, il presidente della Regione Attilio Fontana in piazza “da libero cittadino”. La Lega sceglie di annacquare il lessico per tenere la piazza. È la scelta pragmatica di chi paga il prezzo mediatico da solo.
Ma la domanda resta sul tavolo, ed è una domanda che riguarda FdI e Forza Italia più che la Lega. Se il regolamento UE sui rimpatri è legge, se i return hubs sono realtà, se mezza Europa usa ormai la parola “remigrazione” nei propri documenti ufficiali, cosa esattamente rende inaccettabile che qualche migliaio di cittadini la pronunci in una piazza italiana?
Piazza Duomo come verifica
Il 18 aprile non è solo una manifestazione della Lega. È la verifica di quanto la destra italiana al governo creda davvero nella propria agenda. La Lega ci sarà, con Fontana, Sardone e mille amministratori lombardi. Forza Italia sarà altrove, con l’evento sulle seconde generazioni. Fratelli d’Italia preferirà il silenzio, coerente con l’uscita dall’aula.
Una manifestazione in una piazza di una città italiana, nel 2026, con slogan che corrispondono a leggi approvate dal Parlamento europeo qualche settimana fa, è diventata per una parte del centrodestra qualcosa da evitare. È il sintomo di una coalizione che ha portato a casa vittorie culturali concrete ma non sa ancora rivendicarle politicamente. La vera domanda che il Remigration Summit pone — e che FdI e Forza Italia non vogliono sentirsi fare — non riguarda l’immigrazione. Riguarda la coerenza tra ciò che si fa e ciò che si dice di poter dire.
Fonti
ANSA — A Milano il centrodestra si spacca sul Remigration Summit (17 aprile 2026)
Il Giorno — Remigration Summit, Milano si prepara ad un sabato rovente
L’Espresso — Milano e il Remigration Summit, il Consiglio comunale lo condanna
Il Giorno — Fontana e il Remigration Summit del 18 aprile
Il Giorno — Remigration Summit, due contromanifestazioni Antifa
ANSA — In Consiglio comunale a Milano scoppia la bagarre sul Remigration Summit
Il Politico Web — Remigrazione: da parola proibita a legge europea in 18 mesi
Il Politico Web — Rimpatri, deportazioni, centri offshore: la destra europea esiste già
Il Politico Web — Buscemi vuole vietare il Remigration Summit

