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Geopolitica

Hormuz brucia ancora: Trump non esclude più la guerra di terra contro l’Iran

Redazione - Il Politico

Petroliere di Emirati e Norvegia colpite, un morto e otto feriti. Alla Casa Bianca si discute l'occupazione di Kharg e il raid su Pickaxe Mountain: la guerra al quinto mese

Riassunto dell'articolo

il 14 luglio 2026 missili da crociera iraniani hanno colpito due petroliere emiratine (un morto, otto feriti) e una norvegese nello Stretto di Hormuz. Trump ha prima annunciato un pedaggio del 20% sul traffico commerciale, poi ha virato su accordi bilaterali col Golfo. Il 15 luglio ha riunito il Consiglio per la sicurezza nazionale per valutare l'occupazione dell'isola di Kharg, un attacco a Pickaxe Mountain e un'operazione di terra, non più esclusa. Costo stimato del conflitto: fino a 100 miliardi di dollari. L'Italia mantiene la linea di non cobelligeranza

L’attacco che cambia scala

Nella notte tra lunedì e martedì, missili da crociera iraniani hanno colpito due petroliere emiratine, la Mombasa e la Al-Bahiyah, mentre transitavano nella rotta meridionale dello Stretto di Hormuz, in acque territoriali omanite. Un membro dell’equipaggio, di nazionalità indiana, è morto; altri otto sono rimasti feriti, tra cui due cittadini ucraini. Quasi in contemporanea, la petroliera norvegese Stolt Magnesium è stata colpita al largo dell’Oman, con un incendio in sala macchine che non ha causato vittime.

CREAZIONE SITI WEB
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È il primo episodio della guerra in cui le vittime non appartengono a nessuna delle parti belligeranti. Finora Washington, Tel Aviv e Teheran si erano scambiati colpi restando, almeno formalmente, dentro i confini del proprio conflitto. Colpire il naviglio di Paesi terzi come Emirati e Norvegia sposta la guerra su un terreno diverso: quello della libertà di navigazione come bene comune, non più come effetto collaterale.

Il dietrofront sul pedaggio

Cinque giorni prima Donald Trump aveva annunciato un pedaggio del venti per cento su tutto il traffico commerciale in transito a Hormuz, presentandosi come il nuovo garante dello Stretto. Dopo l’attacco alle petroliere, la linea è già cambiata: lo Stretto viene descritto come aperto a tutto il traffico «tranne quello dell’Iran», con l’ipotesi di accordi commerciali bilaterali con i Paesi del Golfo al posto della tassa. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha respinto ogni pretesa americana sul corridoio marittimo, ribadendo che la garanzia dello Stretto resta iraniana. La rapidità con cui Washington cambia formula in pochi giorni racconta più di ogni dichiarazione ufficiale: non c’è un piano stabile, c’è un’amministrazione che rincorre gli eventi sul terreno.

Tre opzioni sul tavolo della Situation Room

Martedì Trump ha riunito il Consiglio per la sicurezza nazionale nella Situation Room per valutare un’escalation di scala superiore rispetto ai raid già in corso sull’area di Hormuz. Secondo Axios e Wall Street Journal, sul tavolo ci sono tre opzioni: l’occupazione dell’isola di Kharg, principale terminale petrolifero iraniano, con truppe statunitensi di terra; un attacco a Pickaxe Mountain, il complesso di tunnel fortificati legato al programma nucleare; l’estensione dei raid aerei alle infrastrutture energetiche iraniane. A un’intervista di Fox News che gli chiedeva se stesse considerando l’invio di soldati, Trump ha risposto: «Non direi di no».

È un salto di soglia. Per quattro mesi e mezzo di guerra, Washington aveva sempre escluso pubblicamente un’operazione di terra, limitandosi a raid aerei e blocco navale. Il fatto che oggi non sia più un tabù, ma un’opzione discussa apertamente in Situation Room, segnala che la strategia della pressione aeronavale non ha prodotto la capitolazione cercata.

Il conto che sale

Gli Stati Uniti hanno oltre cinquantamila militari dislocati in Medio Oriente, tredici caccia F-16CJ schierati in Giordania e richieste di ulteriori rifornimenti in volo dall’aeroporto Ben Gurion. Il costo complessivo del conflitto, secondo le stime circolate a Washington, potrebbe arrivare a cento miliardi di dollari, il triplo di quanto previsto in origine — al punto che alcuni senatori democratici hanno bloccato nuovi fondi al Pentagono. L’Iran, dal canto suo, ha colpito una concentrazione di truppe americane in Kuwait e la Giordania ha intercettato quattro missili diretti nel proprio spazio aereo: la guerra si allarga per contagio geografico anche quando nessuno lo dichiara apertamente.

L’Italia, ancora fuori dal fuoco

In questo quadro, la linea tenuta da Roma dall’inizio dell’operazione — nessuna cobelligeranza, nessuna base concessa in automatico, autorizzazione parlamentare come precondizione — resta l’unica postura che non lega la Nazione a un conflitto le cui regole cambiano ogni settimana per decisione altrui. Mentre Washington discute di truppe di terra e isole da occupare, l’Italia continua a non avere né voce né obbligo in una partita che altri giocano sulla pelle di equipaggi indiani, ucraini ed emiratini.

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