C’è una foto che dovrebbe raccontare un inizio e racconta invece un confine. Martedì 16 giugno Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli si sono seduti allo stesso tavolo, in un’osteria a pochi passi dalla Camera, e hanno postato in contemporanea lo stesso selfie: «Al lavoro. Per cambiare l’Italia. Segnatevi queste date: 8 e 15 luglio». Due piazze, una al Nord e una al Sud, per presentare il programma con cui il campo largo vorrebbe sfidare il governo alle prossime politiche. Il punto è tutto in quel perimetro: chi è dentro l’inquadratura, e chi no.
Una foto, due date, nessun programma
Quello che è stato annunciato non è un programma, ma il calendario di un programma. Gli appuntamenti dell’8 e del 15 luglio serviranno, ha spiegato Conte ai cronisti in Transatlantico, a dimostrare che non si parte da zero. Per ora, però, ci sono il selfie, le date e la formula — «cambiare l’Italia» — che da sola non dice nulla. La cronaca registra l’evento; la sostanza resta da scrivere. È la politica dell’annuncio: prima la convocazione, poi semmai i contenuti.
Il “piatto forte” sono le tasse
Un contenuto, in realtà, Conte lo ha anticipato: il piatto forte restano le tasse. Ed è qui che la foto comincia a scricchiolare. Perché la fiscalità è esattamente il terreno su cui la sinistra più radicale e l’area riformista non si parlano: redistribuzione contro crescita, prelievo contro alleggerimento. Mettere le tasse al centro del programma comune significa scegliere un’identità precisa — e, con essa, decidere chi resta fuori.
Chi è dentro la foto e chi è rimasto fuori
Fuori dall’inquadratura ci sono Matteo Renzi e Riccardo Magi. Non per distrazione: il tavolo, spiegano fonti vicine ai leader, è riservato allo «zoccolo duro» delle opposizioni. Bonelli lo dice senza giri di parole — Calenda sì, Renzi no — mentre Fratoianni rivendica di essere «un po’ il cuore dell’alleanza». Tradotto: c’è un nucleo che decide e una periferia che potrà aggregarsi, se accetta le condizioni. Un’alleanza che si apre cominciando col chiudere una porta.
Campo largo o campo stretto?
Il paradosso è nella parola stessa. Si chiama «campo largo», ma il suo primo atto pubblico è una restrizione. Conte lo ammette con il lessico più rivelatore della giornata: Renzi «non è scontato in coalizione», perché «non dobbiamo creare un’accozzaglia, un caravanserraglio». È il ritratto di un’opposizione che teme se stessa: sa di poter vincere solo unendosi, e sa che unendosi rischia di diventare indistinta. Di qui la scelta di marcare il confine prima ancora di scrivere il programma.
Uniti contro, divisi su tutto il resto
A dare la misura delle distanze è proprio l’escluso. Renzi elenca i punti su cui non c’è accordo: dal garantismo alla crescita economica, dall’energia all’Europa. Sono i quattro terreni su cui si giudica un governo, non dettagli di contorno. Resta allora un solo collante reale: l’avversario. Il campo è largo quando si tratta di stare contro la Nazione governata dal centrodestra, e si restringe nel momento in cui deve dire cosa farebbe al posto suo. La foto dell’osteria, in fondo, è già il programma: dice che si parte uniti contro qualcosa, e che il resto — l’Italia da cambiare — verrà, forse, a luglio.
Fonti
- Sky TG24 – Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli: il vertice del centrosinistra
- Il Fatto Quotidiano – “Al lavoro per cambiare l’Italia”: la foto e i due eventi di piazza
- Il Foglio – La due giorni per il programma (ma dimenticano Renzi)
- Linkiesta – Il summit all’osteria: il campo stretto lascia Renzi fuori dalla porta
- Dire – L’incontro tra i leader di Avs, M5S e Pd
- Il Politico Web – Acquaroli avanti nelle Marche: il campo largo trema

