Le parole di Stefano Bonaccini sugli elettori di destra hanno un merito: dicono ad alta voce ciò che nelle sezioni del PD si pensa da anni. Lunedì 24 agosto, ad Albenga, il presidente del Partito Democratico ed eurodeputato ha spiegato che il voto a Trump, alla Brexit, all’AfD, a Le Pen, “a Meloni, a Salvini e oggi forse a Vannacci” è “in maniera maggioritaria il voto di chi ha poco studiato, di chi vive nelle aree interne o nelle periferie delle città, di chi sta peggio economicamente”.
Quattro giorni dopo Giorgia Meloni ha rilanciato il video con un commento secco: “In una illuminata lezione, Bonaccini ci spiega che milioni di italiani votano a destra perché hanno studiato poco. L’abbiamo già sentita”. Tajani ha parlato di offesa agli elettori, Salvini del “solito vizietto della sinistra”, Nordio ha scomodato Anatole France. Bonaccini si è difeso: “frase estrapolata”, “era un’analisi dei flussi elettorali”, “serve una sinistra più popolare”.
Fermarsi all’indignazione sarebbe facile. Il punto è un altro: la fotografia di Bonaccini è sbagliata, e il motivo per cui è sbagliata spiega perché il PD continua a perdere.
Chi vota davvero a destra in Italia
Bonaccini stesso, nella replica, ha dovuto ammettere che “ci sono plurilaureati che votano Lega, Fratelli d’Italia o Vannacci”. È un’ammissione che smonta la sua tesi.
Nel 2022 Fratelli d’Italia è diventato il primo partito non solo nelle periferie, ma nei quartieri residenziali delle grandi città, nel Nord-Est produttivo, tra i lavoratori autonomi, i professionisti, le partite Iva. La Lega governa da decenni le regioni più ricche e istruite della Nazione. Il centrodestra vince a Milano provincia, a Treviso, a Bergamo, ad Ancona, come a Latina o a Catanzaro.
L’elettore di destra oggi è l’artigiano e il medico, l’operaio e il commercialista, il pensionato del paesino e il trentenne che ha aperto una start-up. Non è una categoria sociologica. È un pezzo di Nazione trasversale che ha smesso di sentirsi rappresentato dall’altra parte.
Il vero dato: uno spostamento che continua
Se la descrizione di Bonaccini fosse vera, la destra sarebbe un fenomeno confinato e in declino, perché le periferie si svuotano e i titoli di studio aumentano. Invece accade il contrario: il consenso al centrodestra tiene da quattro anni al governo, cosa che in Italia non succedeva da tempo, e cresce in fasce che fino a dieci anni fa votavano a sinistra per abitudine familiare.
Il movimento è lo stesso in tutto l’Occidente, e non riguarda “chi ha studiato poco”. Riguarda chi ha capito che il progressismo contemporaneo ha cambiato mestiere: da rappresentanza dei lavoratori a rappresentanza delle cause. E le cause, quasi sempre, non sono le loro.
La sinistra rappresenta tutti tranne gli italiani
Qui sta il nodo che Bonaccini sfiora e subito abbandona. Il PD di Elly Schlein ha un’agenda chiara: cittadinanza facile, accoglienza senza limiti, priorità ai diritti delle minoranze, transizione verde imposta dall’alto, Bruxelles come orizzonte. Ognuno di questi temi ha un beneficiario preciso, e quasi mai il beneficiario è l’italiano che lavora, paga le tasse e vive in un quartiere dove la sicurezza è peggiorata.
Il lavoratore di Sesto San Giovanni non vota a destra perché “ha studiato poco”. Vota a destra perché ha visto il suo partito storico occuparsi del figlio dell’immigrato prima che del suo, delle auto elettriche prima delle bollette, del Mes prima degli stipendi. Il professionista di Padova non vota Lega per ignoranza, ma perché la sinistra gli ha spiegato per anni che la sua idea di famiglia, di confine e di identità era un residuo da rieducare.
La sinistra rappresenta le ONG, le minoranze, l’Unione, le agende globali. Rappresenta tutti, con generosità. Tranne chi dovrebbe essere il suo popolo. E il popolo, quando non viene rappresentato, cambia rappresentante.
La difesa di Bonaccini è peggio della frase
“Serve una sinistra più popolare”, ha detto il presidente del PD. Anche questa sembra una correzione, ed è invece una conferma. Bonaccini guarda alle periferie e alle aree interne come a un bacino da riconquistare con una strategia, non come a una comunità da ascoltare. È la logica del marketing, non della rappresentanza.
Il problema del PD non è che parla poco alle classi popolari. È che non ha più nulla da dire loro, perché ha scelto altre priorità. Lo aveva già detto Romano Prodi, e lo abbiamo raccontato in Prodi demolisce Schlein: il PD è un partito vuoto, senza popolo né visione. Bonaccini ha aggiunto il capitolo mancante: il popolo che il PD ha perso viene ora descritto come un popolo che non ha capito.
Cosa significa per il 2027
Bonaccini parlava ad Albenga di campo largo, cioè della coalizione con cui il centrosinistra intende presentarsi alle politiche. E ha regalato a Meloni, Tajani e Salvini l’argomento più semplice del mondo: la sinistra vi considera ignoranti.
Non è uno scivolone, è una cultura. La stessa che negli Stati Uniti ha parlato di “deplorables”, che in Francia ha liquidato i gilet gialli, che in Germania spiega l’AfD con la scarsa istruzione dell’Est. Ogni volta il risultato è stato lo stesso: l’elettore disprezzato non torna a casa. Se ne fa un’altra.
Gli italiani non stanno votando a destra perché hanno studiato poco. Stanno votando a destra perché hanno studiato bene la sinistra.
Fonti
- Libero Quotidiano – Bonaccini sugli elettori di destra: le parole ad Albenga
- Il Fatto Quotidiano – Meloni accusa Bonaccini, la replica: “Parlavo di un problema della sinistra”
- Open – L’ira di Meloni su Bonaccini: il video
- Today – Meloni contro le frasi di Bonaccini, la precisazione sui “plurilaureati”
- Giornale di Sicilia – Le reazioni di Tajani e Salvini
- gNews – Nordio: “Bonaccini ha le idee confuse”

