La scintilla: l’accusa francese all’Italia
Il premier francese François Bayrou, in un’intervista rilasciata a quattro reti televisive, ha accusato l’Italia di praticare una politica di “dumping fiscale”, cioè di adottare misure fiscali più favorevoli rispetto ai Paesi vicini per attrarre imprese e capitali. Un concetto che, tradotto in termini concreti, equivale a sostenere che Roma stia sottraendo ricchezza alla Francia grazie a un sistema tributario percepito come più conveniente.
Cosa significa dumping fiscale
Il dumping fiscale è un’accusa che ricorre spesso nel dibattito europeo. Si verifica quando un Paese, attraverso aliquote ridotte o regimi agevolati, attira investimenti, residenze fiscali e grandi patrimoni a discapito degli Stati con sistemi più pesanti. In realtà, l’Italia è ben lontana dall’essere un paradiso fiscale: basti pensare al carico tributario tra i più elevati dell’UE, alla pressione contributiva sulle imprese e al fatto che, sotto l’attuale governo, è stato addirittura inasprito il regime forfettario per i neo–residenti, raddoppiando l’imposta sostitutiva rispetto al 2016.
La risposta di Palazzo Chigi
Non a caso, la replica italiana è stata immediata: Palazzo Chigi ha definito le parole di Bayrou “totalmente infondate”, ricordando che semmai l’Italia è una delle principali vittime del vero dumping fiscale praticato da anni da Paesi come Olanda, Irlanda e Lussemburgo, che drenano ricchezza sottraendola alle casse degli altri Stati membri. Roma ha colto l’occasione per invitare la Francia a unire le forze e chiedere in sede europea una stretta contro quei paradisi fiscali interni all’Unione che da tempo destabilizzano il mercato unico.
La Francia: debito, deficit e un governo fragile
L’affondo di Bayrou, tuttavia, va letto dentro il quadro drammatico che sta vivendo la Francia. Con un deficit vicino al 6% del PIL, un debito pubblico che cresce inesorabilmente e mercati che guardano con crescente sfiducia, Parigi si trova a pochi giorni da un voto di fiducia cruciale, l’8 settembre, su un pacchetto di austerity da 44 miliardi di euro. Si tratta di tagli durissimi, che comprendono l’abolizione di giorni festivi e nuove tasse sui ceti produttivi: un piano che ha già suscitato rivolte sociali e che rischia di minare la stessa sopravvivenza politica del governo.
Bayrou ha parlato del Giappone come modello, dove il debito è detenuto per il 99% dai giapponesi. Ma la realtà francese è ben diversa: gran parte del debito è in mano a creditori stranieri, il che significa che la Francia non solo spende troppo, ma dipende da capitali esterni per sopravvivere. Una vulnerabilità che spiega l’attuale nervosismo di Parigi e la necessità di trovare capri espiatori.
Un’accusa che nasconde il declino francese
La verità è che il premier Bayrou non ha additato l’Italia perché quest’ultima rappresenti una minaccia reale alla tenuta fiscale della Francia, ma perché ha bisogno di spostare il discorso politico su un terreno esterno, costruendo un nemico utile per mascherare l’impotenza interna. L’Italia oggi, con tutti i suoi limiti, mostra una crescita più stabile e una maggiore credibilità sui mercati, mentre Parigi vacilla sotto il peso di promesse mancate, debito insostenibile e politiche di spesa fuori controllo.
Roma solida, Parigi sull’orlo del collasso
La Francia accusa l’Italia di dumping fiscale, ma la realtà è che il vero baratro si apre sotto i piedi di Parigi, non di Roma. L’Italia non ha costruito paradisi fiscali né scorciatoie per attrarre capitali, ma ha mantenuto un quadro coerente e, in molti casi, più gravoso di altri Stati membri.
Parigi, al contrario, sembra oggi incapace di affrontare le proprie contraddizioni: uno Stato che spende più di quanto incassi, un debito nelle mani degli stranieri e una classe dirigente che, anziché guardare in faccia la crisi interna, preferisce accusare i vicini. Ma la geopolitica, come i mercati, non perdona. E la Francia rischia di scivolare presto da grande potenza europea a fragile malato del continente.

