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Geopolitica

Droni Houthi sull’Arabia Saudita, diplomatici Usa in partenza e Brent a 113 dollari: dopo le midterm nel mirino c’è l’Iran

Bruno Bindel

Quattro morti tra l'aeroporto di Dammam e i detriti caduti a Shaybah, l'Aramco evacua la sede di Dhahran e il New York Times rivela i piani Usa-Israele per colpire Teheran dopo il voto del 3 novembre. Il prezzo si paga anche su benzina e gasolio in Italia

Riassunto dell'articolo

Mercoledì 21 ottobre gli Houthi hanno attaccato l'Arabia Saudita: un attacco aereo sull'aeroporto King Fahd di Dammam ha fatto 2 morti e 8 feriti, mentre un drone diretto al giacimento di Shaybah è stato intercettato e i detriti caduti fuori dal perimetro hanno ucciso 2 operai. Bilancio complessivo: 4 morti e 10 feriti. Il Dipartimento di Stato ha ordinato la partenza del personale non essenziale dall'Arabia Saudita e giovedì Saudi Aramco ha evacuato la sede di Dhahran. Il Brent ha chiuso giovedì a 113,17 dollari, massimo da cinque mesi. Il New York Times ha rivelato che USA e Israele hanno pronti piani per nuovi attacchi all'Iran da eseguire dopo le midterm del 3 novembre: Trump non li ha autorizzati e ha respinto più volte proposte analoghe.

Punti chiave
  • Reuters — attacchi in Arabia Saudita e partenza ordinata del personale USA…
  • Reuters — petrolio ai massimi da cinque mesi ed evacuazione della sede…
  • QNA — condanna del Consiglio di cooperazione del Golfo e bilancio ufficiale
  • Anadolu/The Business Standard — i piani USA-Israele per l'Iran rivelati dal New…

Gli attacchi Houthi in Arabia Saudita hanno riaperto mercoledì sera il fronte dell’energia. Un attacco aereo ha colpito l’aeroporto internazionale King Fahd di Dammam, sul Golfo: due morti e otto feriti, secondo l’autorità saudita per l’aviazione civile. Nelle stesse ore un drone diretto contro il giacimento di Shaybah è stato intercettato dalle difese di Riad, ma i detriti caduti fuori dal perimetro hanno ucciso due operai di una ditta esterna e ne hanno feriti altri due. Washington ha ordinato la partenza del personale non essenziale dall’Arabia Saudita e il Brent ha chiuso giovedì a 113,17 dollari al barile, il massimo da cinque mesi.

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Attacchi Houthi in Arabia Saudita: quattro morti, impianto salvo

Il bilancio complessivo dei due episodi è di quattro morti e dieci feriti, confermato dal Consiglio di cooperazione del Golfo. A Dammam le vittime sono un cittadino saudita e un residente indiano. A Shaybah hanno perso la vita un operaio filippino e uno nepalese. Il ministero dell’Energia saudita ha precisato che il giacimento, circa un milione di barili al giorno, non è stato colpito e non ha interrotto la produzione: a uccidere sono stati i detriti del drone abbattuto.

Giovedì il portavoce militare Houthi Yahya Saree ha rivendicato quattro operazioni in 48 ore: la sede del ministero della Difesa a Riad, l’aeroporto di Dammam, un impianto Aramco a Yanbu e l’aeroporto di Abha, presentate come rappresaglia per i raid sauditi in Yemen. Riad non ha confermato impatti sugli altri tre obiettivi. La coalizione a guida saudita ha dichiarato l’intercettazione e la distruzione di otto droni in 24 ore e di due missili balistici, uno diretto a Najran e uno verso la capitale.

Washington richiama i suoi, Aramco svuota Dhahran

Il Dipartimento di Stato ha ordinato la partenza dei dipendenti governativi «non di emergenza» e dei loro familiari dalle sedi in Arabia Saudita. Il portavoce Tommy Pigott lo ha motivato su X con l’intensificarsi delle ostilità Houthi contro «aeroporti civili e altre infrastrutture critiche, con vittime civili e gravi disagi ai viaggi». Pigott ha precisato che l’ordine vale solo per l’Arabia Saudita. Quattro funzionari americani hanno riferito a Reuters di partenze dei familiari anche da altre sedi del Golfo, ma Washington non le ha confermate.

Giovedì anche Saudi Aramco ha ordinato l’evacuazione della sede centrale di Dhahran, disponendo il lavoro da remoto per il personale rimasto. L’ambasciata americana a Riad ha diffuso un’allerta di sicurezza per possibili ulteriori attacchi.

Il Brent sopra i 110 dollari, il Wti resta sotto i 100

Giovedì il Brent ha guadagnato circa il 4% e ha chiuso a 113,17 dollari, il livello più alto dal 4 maggio. Venerdì mattina, nelle prime contrattazioni asiatiche, scambiava a 112,96 dollari, verso la terza settimana consecutiva di rialzo. Il Wti americano resta sotto i 100 dollari: 99,47 in chiusura giovedì, 98,12 venerdì. La soglia dei 110 riguarda il riferimento europeo, quello che determina i prezzi dei carburanti in Italia.

I mercati, secondo Reuters, prezzano il rischio di interruzioni delle forniture dal primo esportatore mondiale. Hanno spinto le quotazioni anche la chiusura di una valvola di oleodotto in Libia, con produzione ridotta nei campi di Hamada e Tahara, e il calo delle scorte americane.

La vera scadenza è il 3 novembre: i piani per l’Iran

Dietro l’escalation yemenita c’è la partita iraniana. Il New York Times ha riferito mercoledì che le forze armate americane e israeliane hanno preparato piani specifici per nuovi attacchi contro l’Iran da eseguire dopo le elezioni di medio termine del 3 novembre: una campagna breve e intensa, indicata da alcuni pianificatori in circa tre giorni. Gli obiettivi probabili sono gli impianti nucleari, incluso il sito sotterraneo di Pickaxe Mountain, gli arsenali di missili e droni e le infrastrutture energetiche. Le raffinerie verrebbero risparmiate, proprio per non far salire il prezzo della benzina. Il dispiegamento americano, tre portaerei con migliaia di Marines, caccia e forze speciali, sarà completo a inizio novembre, e in settimana il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha incontrato Benjamin Netanyahu in Israele per discutere i nuovi attacchi.

Trump non ha autorizzato nulla. Il Times sottolinea che l’approvazione è «tutt’altro che certa»: il presidente ha respinto più volte quest’anno le proposte di tornare a operazioni di combattimento su larga scala, l’ultima questo mese, quando l’operazione era quasi pronta a partire. L’8 ottobre aveva scritto su Truth Social che gli Stati Uniti non attaccheranno l’Iran prima delle midterm, la stessa pausa che regge il blocco navale che ha svuotato la flotta ombra di Teheran. Mercoledì ha detto ai giornalisti che Washington non sta negoziando con Teheran e che «in un modo o nell’altro succederà qualcosa, abbastanza presto». Giovedì, in partenza per un comizio in Iowa, ha aggiunto che gli Stati Uniti «potrebbero spingersi un po’ oltre» con gli attacchi. La Casa Bianca si è limitata a non commentare piani militari «che possono esistere o non esistere».

Secondo i rilanci del Times, Netanyahu ha dato alle agenzie di sicurezza israeliane la direttiva di lavorare al rovesciamento del governo iraniano e il 21 ottobre ha dichiarato che «l’unico modo per chiuderla» è «abbattere questo regime». Da Teheran il ministro degli Esteri Abbas Araqchi ha risposto che l’Iran è pronto a «dare un’altra possibilità alla diplomazia» se Washington mostrerà sincerità, avvertendo che una nuova azione militare americana porterebbe a «un fallimento strategico ancora maggiore».

Benzina e gasolio: il conto arriva anche in Italia

Per l’Italia il canale è diretto: il Brent è il riferimento dei prezzi alla pompa, e benzina e gasolio erano già sotto pressione prima degli attacchi, con il gasolio oltre i 2,25 euro al litro in diverse rilevazioni regionali a metà ottobre. Ieri il governo ha chiuso l’accordo con l’autotrasporto: 105 milioni per il credito d’imposta sul gasolio e revoca del fermo dei tir. Un Brent stabilmente sopra i 110 dollari erode quel margine in poche settimane e riapre il fronte che Palazzo Chigi ha appena chiuso.

Gli attacchi Houthi in Arabia Saudita hanno fissato la sequenza: fino al voto del 3 novembre la guerra dell’energia si combatte con droni, blocchi navali e prezzi del greggio. Dopo, con i piani pronti e il dispiegamento completato, la decisione spetterà a Trump.

Fonti

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Bruno Bindel
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