63 Visualizzazioni
Italia

Il Sud ferma i tir, i giovani riempiono Milano. L’Europa risponde con 800 miliardi di armi, il governo con 500 soldati

Federico Galli

Inflazione al 4,2%, gas pagato nove volte più che in America, 5,4 milioni di poveri, 630mila giovani emigrati. I numeri dicono che la rivolta è reale. I saccheggi del Duomo vanno condannati, ma non possono servire a non vedere il resto

Riassunto dell'articolo

Le proteste contro il carovita in Italia, dai blocchi dei tir nel Sud agli scontri di Milano, nascono da dati reali: inflazione al 4,2% a settembre 2026, energia +22,3%, gas europeo a 87 euro al MWh contro i 3,2 dollari americani, 5,4 milioni di persone in povertà assoluta, disoccupazione giovanile al 18,4%, 630mila giovani emigrati in tredici anni. La Commissione von der Leyen ha mobilitato 800 miliardi per il riarmo e non ha messo le accise italiane all'ordine del giorno dell'Ecofin. Il governo Meloni risponde con 500 militari a Milano, un decreto sicurezza e 14 miliardi extra per la difesa, mentre la manovra slitta al 28 ottobre. L'articolo condanna i saccheggi, ma sostiene che il governo deve tornare alla sua anima di destra sociale e farsi paladino del proprio popolo.

Le proteste contro il carovita in Italia non sono nate sabato in piazza Duomo. Sono nate ai distributori di Foggia e di Matera rimasti senza gasolio, sui presidi della statale Jonica, davanti ai cancelli dell’ex Ilva. Poi sono arrivate a Milano, dove un corteo di cinquemila persone è stato rubato da qualche centinaio di ragazzini incappucciati. E il governo ha risposto con cinquecento militari e un decreto.

CREAZIONE SITI WEB
CREAZIONE SITI WEB

Questo è un articolo con i numeri alla mano. Perché i numeri dicono una cosa semplice: la rabbia che attraversa la Nazione da sud a nord è fondata, e nessuno, né a Bruxelles né a Palazzo Chigi, le sta dando una risposta.

Un pieno a 106 euro: il carovita che accende le piazze

A settembre 2026 l’inflazione è tornata al 4,2% su base annua, il dato più alto da tre anni. L’energia corre a +22,3%, gas e luce sul mercato tutelato a +25,9%, gli alimentari freschi a +5,5%, i prodotti ad alta frequenza d’acquisto a +5,3%.

Per l’Unione Nazionale Consumatori sono 1.108 euro in più all’anno per una famiglia media; per il Codacons almeno 1.389. Un pieno di benzina da cinquanta litri costa oggi 106 euro contro gli 86 di un anno fa. La Cgia di Mestre stima in 29 miliardi i costi aggiuntivi del 2026 per carburanti, luce e gas.

Il tetto ai prezzi chiesto dal governo alle compagnie è durato il tempo di uno sconto fiscale: il 6 ottobre, finita l’agevolazione sulle accise del gasolio, il prezzo massimo di Eni è salito da 2,19 a 2,25 euro al litro. Le accise mobili, annunciate, non sono mai arrivate in Gazzetta Ufficiale.

L’Europa paga il gas nove volte più dell’America

Dietro il carovita c’è un fatto strutturale che nessun bonus può coprire. Il gas europeo al TTF di Amsterdam ha superato gli 87 euro al megawattora a metà ottobre, con un rialzo di oltre il 150% dall’inizio dell’anno. Il gas americano all’Henry Hub quota 3,2 dollari per milione di Btu: un’impresa europea paga il gas circa nove volte più della sua concorrente americana.

Gli stoccaggi sono tra i più bassi degli ultimi vent’anni e il gas del Qatar non tornerà per anni. È questo il bubbone esploso nel cuore d’Europa: un continente che ha smantellato la propria sicurezza energetica con la guerra economica alla Russia, il Green Deal senza strategia industriale e la dipendenza dal gas liquefatto comprato all’asta contro l’Asia. Chi ha fatto queste scelte siede a Bruxelles.

Bruxelles ha 800 miliardi per le armi e zero per le famiglie

La Commissione von der Leyen ha trovato in una settimana, nel marzo 2025, 800 miliardi di euro per il piano di riarmo ReArm Europe, poi ribattezzato Readiness 2030. I 150 miliardi di prestiti SAFE sono già stati sbloccati dalla BEI. Per il riarmo si sospende il Patto di stabilità; per le famiglie no.

Il 30 settembre Giorgia Meloni ha annunciato di voler chiedere a Ursula von der Leyen più flessibilità di bilancio per famiglie e imprese. L’Ecofin del 9 ottobre a Lussemburgo non ha messo nemmeno all’ordine del giorno il taglio delle accise italiane. Una Commissione che mobilita centinaia di miliardi per droni e munizioni non sa dire una parola a un camionista di Potenza che non riesce più a fare il pieno. L’Europa delle Patrie meritava di meglio.

Giovani: precari, sottopagati, in partenza

Chi era in piazza venerdì a Torino, Bologna e Firenze, e sabato a Milano prima dei teppisti, appartiene a una generazione che i numeri descrivono così: disoccupazione tra i 15 e i 24 anni al 18,4% a giugno 2026, in salita di un punto e mezzo in un mese; 1,34 milioni di NEET; il 62,4% degli occupati sotto i 35 anni con un contratto a termine.

Chi può, se ne va. Il rapporto CNEL 2025 conta 630mila giovani emigrati tra il 2011 e il 2024, il 7% dei coetanei rimasti; nell’ultimo triennio il 42% era laureato. La Fondazione Nord Est stima che per ogni giovane tedesco, francese o spagnolo che arriva in Italia ne partono nove di italiani, e calcola in 134 miliardi la ricchezza persa. Il Mezzogiorno, secondo l’Istat, ha perso 150mila giovani laureati dal 2019 al 2025. Chi si stupisce che i diciottenni siano arrabbiati non ha mai letto una busta paga da 1.100 euro.

Famiglie: 5,4 milioni in povertà assoluta

Il 15 ottobre, mentre il Sud bloccava le strade, l’Istat pubblicava il rapporto sulla povertà. Nel 2025 sono 2,1 milioni le famiglie in povertà assoluta, 5,4 milioni di persone, 1,13 milioni di minori. Il 14,3% degli operai è povero pur avendo un lavoro. Più di una famiglia monogenitore su dieci non copre i beni essenziali.

Dieci anni fa i poveri assoluti erano 4,6 milioni: ne sono arrivati 837mila in più, sotto governi di ogni colore. È il frutto di un modello preciso: salari compressi per reggere la concorrenza, welfare ridotto a elemosina, famiglia considerata un costo e non un bene da proteggere. L’individualismo del capitalismo liberale ha prodotto milioni di persone sole davanti al carrello della spesa.

Il Sud fermo: tir, trattori, ex Ilva

La prima a muoversi è stata la Calabria, con gli agricoltori. Poi la Sicilia, gli autotrasportatori di Fedralog, tutto il Mezzogiorno. Dal 16 ottobre i blocchi hanno svuotato i distributori: in Puglia e Basilicata, secondo Fegica, tra il 60% e il 70% degli impianti è rimasto a secco, e Confartigianato Trasporti ha parlato di rischio di paralisi totale della logistica. Il governo ha anticipato il tavolo dal 27 a oggi, martedì 20 ottobre, in Prefettura a Milano; in Sicilia il fermo ha già una scadenza scritta, giovedì 22.

A Taranto gli operai dell’ex Ilva hanno bloccato la statale 106 e la raffineria Eni. Oggi la Cassazione decide sui ricorsi contro lo spegnimento dell’area a caldo, fissato per il 28 ottobre: in gioco ottomila posti diretti e quattordici anni di decreti d’urgenza che non hanno risolto nulla.

Il confronto delle cifre è impietoso. La Regione Calabria ha messo sul tavolo 15 milioni per agricoltori e camionisti. Il governo, nello stesso momento, ha previsto 14 miliardi di spesa extra per la difesa, che potrebbero salire a 22. Mille volte tanto.

Milano: i teppisti vanno condannati, la piazza no

Chi sabato e domenica ha sfondato le vetrine di Foot Locker e Levi’s con il manubrio di un monopattino, saccheggiato il Carrefour e lanciato tavolini contro i carabinieri non stava protestando contro il carovita. Stava rubando. I maranza che si danno appuntamento su TikTok per devastare il centro non sono il popolo, sono il suo contrario, e vanno puniti con tutta la severità che la legge consente. La questura ha identificato 271 ragazzi, l’80% minorenni, alcuni di dodici anni; 34 minori sono stati arrestati; decine di agenti sono rimasti feriti.

La piazza contro il carovita è stata regalata ai teppisti, e il danno è prima di tutto per chi era lì a protestare davvero: le cinquemila persone del corteo di Italia in Piazza, le migliaia di studenti sfilati pacificamente il giorno prima. Ma la violenza di duecento incappucciati non cancella i 5,4 milioni di poveri né i tir fermi sulla Jonica. Chi la usa per non vedere il resto, mente.

Un governo che manda l’esercito al posto di farsi popolo

Il governo ha risposto con un vertice sulla sicurezza e un decreto legge: 500 militari a Milano con poteri di polizia, fermo di 24 ore per i minorenni, arresto differito. E una pena aumentata per i blocchi stradali, scritta contro i camionisti e gli agricoltori del Sud.

Nello stesso giorno la manovra è slittata al 28 ottobre, con Salvini che chiede 5 miliardi alle banche e Tajani che frena. Mentre il Sud è fermo, il governo discute di quanto chiedere agli istituti di credito; mentre i giovani sono in piazza, scrive norme sul fermo dei minorenni.

La Francia mostra dove porta questa strada: il 17 ottobre tra 550mila e 800mila persone in piazza, 2.400 fermi, un manifestante morto, e Macron che dà ai prefetti il potere di vietare le manifestazioni. È la risposta di chi non ha più nulla da offrire. Non vorremmo che Roma copiasse Parigi.

La Patria si ribella, e ha ragione

Le proteste contro il carovita in Italia raccontano una Nazione stanca di essere governata dai numeri sbagliati, quelli del Patto di stabilità e dei bilanci militari, e che chiede a qualcuno di tornare a contare quelli giusti: la spesa, la busta paga, i figli che partono.

Il governo ha ancora tempo per scegliere. Può continuare a inseguire una visione liberal-capitalistica che non gli appartiene, fatta di flessibilità chiesta a Bruxelles e di ordine pubblico a Milano. Oppure può riprendersi la propria anima di destra sociale: quella che sta con l’operaio di Taranto e non con il giudice di Milano, con il camionista di Foggia e non con l’Ecofin, con il ragazzo di vent’anni che vorrebbe restare e non con chi gli spiega che il mercato ha ragione.

Il popolo italiano lo sta dicendo con i tir fermi e con le piazze piene. Chi vuole governarlo deve prima ascoltarlo. Altrimenti i cinquecento soldati di oggi saranno solo i primi.

Fonti

Tag: , , , , , , ,
Scritto da
Federico Galli
Sostieni il giornalismo indipendente
Il tuo contributo ci permette di continuare a informarti liberamente
Per rimanere aggiornato/a iscriviti al nostro canale WhatsApp
Iscriviti al Canale