Le proteste contro il carovita in Italia non sono nate sabato in piazza Duomo. Sono nate ai distributori di Foggia e di Matera rimasti senza gasolio, sui presidi della statale Jonica, davanti ai cancelli dell’ex Ilva. Poi sono arrivate a Milano, dove un corteo di cinquemila persone è stato rubato da qualche centinaio di ragazzini incappucciati. E il governo ha risposto con cinquecento militari e un decreto.
Questo è un articolo con i numeri alla mano. Perché i numeri dicono una cosa semplice: la rabbia che attraversa la Nazione da sud a nord è fondata, e nessuno, né a Bruxelles né a Palazzo Chigi, le sta dando una risposta.
Un pieno a 106 euro: il carovita che accende le piazze
A settembre 2026 l’inflazione è tornata al 4,2% su base annua, il dato più alto da tre anni. L’energia corre a +22,3%, gas e luce sul mercato tutelato a +25,9%, gli alimentari freschi a +5,5%, i prodotti ad alta frequenza d’acquisto a +5,3%.
Per l’Unione Nazionale Consumatori sono 1.108 euro in più all’anno per una famiglia media; per il Codacons almeno 1.389. Un pieno di benzina da cinquanta litri costa oggi 106 euro contro gli 86 di un anno fa. La Cgia di Mestre stima in 29 miliardi i costi aggiuntivi del 2026 per carburanti, luce e gas.
Il tetto ai prezzi chiesto dal governo alle compagnie è durato il tempo di uno sconto fiscale: il 6 ottobre, finita l’agevolazione sulle accise del gasolio, il prezzo massimo di Eni è salito da 2,19 a 2,25 euro al litro. Le accise mobili, annunciate, non sono mai arrivate in Gazzetta Ufficiale.
L’Europa paga il gas nove volte più dell’America
Dietro il carovita c’è un fatto strutturale che nessun bonus può coprire. Il gas europeo al TTF di Amsterdam ha superato gli 87 euro al megawattora a metà ottobre, con un rialzo di oltre il 150% dall’inizio dell’anno. Il gas americano all’Henry Hub quota 3,2 dollari per milione di Btu: un’impresa europea paga il gas circa nove volte più della sua concorrente americana.
Gli stoccaggi sono tra i più bassi degli ultimi vent’anni e il gas del Qatar non tornerà per anni. È questo il bubbone esploso nel cuore d’Europa: un continente che ha smantellato la propria sicurezza energetica con la guerra economica alla Russia, il Green Deal senza strategia industriale e la dipendenza dal gas liquefatto comprato all’asta contro l’Asia. Chi ha fatto queste scelte siede a Bruxelles.
Bruxelles ha 800 miliardi per le armi e zero per le famiglie
La Commissione von der Leyen ha trovato in una settimana, nel marzo 2025, 800 miliardi di euro per il piano di riarmo ReArm Europe, poi ribattezzato Readiness 2030. I 150 miliardi di prestiti SAFE sono già stati sbloccati dalla BEI. Per il riarmo si sospende il Patto di stabilità; per le famiglie no.
Il 30 settembre Giorgia Meloni ha annunciato di voler chiedere a Ursula von der Leyen più flessibilità di bilancio per famiglie e imprese. L’Ecofin del 9 ottobre a Lussemburgo non ha messo nemmeno all’ordine del giorno il taglio delle accise italiane. Una Commissione che mobilita centinaia di miliardi per droni e munizioni non sa dire una parola a un camionista di Potenza che non riesce più a fare il pieno. L’Europa delle Patrie meritava di meglio.
Giovani: precari, sottopagati, in partenza
Chi era in piazza venerdì a Torino, Bologna e Firenze, e sabato a Milano prima dei teppisti, appartiene a una generazione che i numeri descrivono così: disoccupazione tra i 15 e i 24 anni al 18,4% a giugno 2026, in salita di un punto e mezzo in un mese; 1,34 milioni di NEET; il 62,4% degli occupati sotto i 35 anni con un contratto a termine.
Chi può, se ne va. Il rapporto CNEL 2025 conta 630mila giovani emigrati tra il 2011 e il 2024, il 7% dei coetanei rimasti; nell’ultimo triennio il 42% era laureato. La Fondazione Nord Est stima che per ogni giovane tedesco, francese o spagnolo che arriva in Italia ne partono nove di italiani, e calcola in 134 miliardi la ricchezza persa. Il Mezzogiorno, secondo l’Istat, ha perso 150mila giovani laureati dal 2019 al 2025. Chi si stupisce che i diciottenni siano arrabbiati non ha mai letto una busta paga da 1.100 euro.
Famiglie: 5,4 milioni in povertà assoluta
Il 15 ottobre, mentre il Sud bloccava le strade, l’Istat pubblicava il rapporto sulla povertà. Nel 2025 sono 2,1 milioni le famiglie in povertà assoluta, 5,4 milioni di persone, 1,13 milioni di minori. Il 14,3% degli operai è povero pur avendo un lavoro. Più di una famiglia monogenitore su dieci non copre i beni essenziali.
Dieci anni fa i poveri assoluti erano 4,6 milioni: ne sono arrivati 837mila in più, sotto governi di ogni colore. È il frutto di un modello preciso: salari compressi per reggere la concorrenza, welfare ridotto a elemosina, famiglia considerata un costo e non un bene da proteggere. L’individualismo del capitalismo liberale ha prodotto milioni di persone sole davanti al carrello della spesa.
Il Sud fermo: tir, trattori, ex Ilva
La prima a muoversi è stata la Calabria, con gli agricoltori. Poi la Sicilia, gli autotrasportatori di Fedralog, tutto il Mezzogiorno. Dal 16 ottobre i blocchi hanno svuotato i distributori: in Puglia e Basilicata, secondo Fegica, tra il 60% e il 70% degli impianti è rimasto a secco, e Confartigianato Trasporti ha parlato di rischio di paralisi totale della logistica. Il governo ha anticipato il tavolo dal 27 a oggi, martedì 20 ottobre, in Prefettura a Milano; in Sicilia il fermo ha già una scadenza scritta, giovedì 22.
A Taranto gli operai dell’ex Ilva hanno bloccato la statale 106 e la raffineria Eni. Oggi la Cassazione decide sui ricorsi contro lo spegnimento dell’area a caldo, fissato per il 28 ottobre: in gioco ottomila posti diretti e quattordici anni di decreti d’urgenza che non hanno risolto nulla.
Il confronto delle cifre è impietoso. La Regione Calabria ha messo sul tavolo 15 milioni per agricoltori e camionisti. Il governo, nello stesso momento, ha previsto 14 miliardi di spesa extra per la difesa, che potrebbero salire a 22. Mille volte tanto.
Milano: i teppisti vanno condannati, la piazza no
Chi sabato e domenica ha sfondato le vetrine di Foot Locker e Levi’s con il manubrio di un monopattino, saccheggiato il Carrefour e lanciato tavolini contro i carabinieri non stava protestando contro il carovita. Stava rubando. I maranza che si danno appuntamento su TikTok per devastare il centro non sono il popolo, sono il suo contrario, e vanno puniti con tutta la severità che la legge consente. La questura ha identificato 271 ragazzi, l’80% minorenni, alcuni di dodici anni; 34 minori sono stati arrestati; decine di agenti sono rimasti feriti.
La piazza contro il carovita è stata regalata ai teppisti, e il danno è prima di tutto per chi era lì a protestare davvero: le cinquemila persone del corteo di Italia in Piazza, le migliaia di studenti sfilati pacificamente il giorno prima. Ma la violenza di duecento incappucciati non cancella i 5,4 milioni di poveri né i tir fermi sulla Jonica. Chi la usa per non vedere il resto, mente.
Un governo che manda l’esercito al posto di farsi popolo
Il governo ha risposto con un vertice sulla sicurezza e un decreto legge: 500 militari a Milano con poteri di polizia, fermo di 24 ore per i minorenni, arresto differito. E una pena aumentata per i blocchi stradali, scritta contro i camionisti e gli agricoltori del Sud.
Nello stesso giorno la manovra è slittata al 28 ottobre, con Salvini che chiede 5 miliardi alle banche e Tajani che frena. Mentre il Sud è fermo, il governo discute di quanto chiedere agli istituti di credito; mentre i giovani sono in piazza, scrive norme sul fermo dei minorenni.
La Francia mostra dove porta questa strada: il 17 ottobre tra 550mila e 800mila persone in piazza, 2.400 fermi, un manifestante morto, e Macron che dà ai prefetti il potere di vietare le manifestazioni. È la risposta di chi non ha più nulla da offrire. Non vorremmo che Roma copiasse Parigi.
La Patria si ribella, e ha ragione
Le proteste contro il carovita in Italia raccontano una Nazione stanca di essere governata dai numeri sbagliati, quelli del Patto di stabilità e dei bilanci militari, e che chiede a qualcuno di tornare a contare quelli giusti: la spesa, la busta paga, i figli che partono.
Il governo ha ancora tempo per scegliere. Può continuare a inseguire una visione liberal-capitalistica che non gli appartiene, fatta di flessibilità chiesta a Bruxelles e di ordine pubblico a Milano. Oppure può riprendersi la propria anima di destra sociale: quella che sta con l’operaio di Taranto e non con il giudice di Milano, con il camionista di Foggia e non con l’Ecofin, con il ragazzo di vent’anni che vorrebbe restare e non con chi gli spiega che il mercato ha ragione.
Il popolo italiano lo sta dicendo con i tir fermi e con le piazze piene. Chi vuole governarlo deve prima ascoltarlo. Altrimenti i cinquecento soldati di oggi saranno solo i primi.
Fonti
- L’Espresso – Istat, inflazione al 4,2% a settembre 2026
- Quotidiano.net – Inflazione settembre, la stangata da 1.108 euro per famiglia
- FinanzaOnline – Caro carburanti, pieno da 106 euro contro 86 un anno fa
- SoldiOnline – Cgia: stangata energia e carburanti da 29 miliardi nel 2026
- La Sicilia – Diesel, il tetto sale a 2,25 euro; Ecofin senza il punto sulle accise
- Rankia – TTF oltre 87 euro/MWh, Henry Hub a 3,2 dollari
- FinanzaOnline – Gas naturale, USA ed Europa sempre più distanti
- L’Espresso – Von der Leyen, piano ReArm Europe da 800 miliardi
- OrizzonteScuola – Istat, disoccupazione giovanile al 18,4% a giugno 2026
- Inapp – Dati su mercato del lavoro e NEET (febbraio 2026)
- Fortune Italia – Il 62,4% dei giovani occupati ha un contratto a termine
- Quotidiano.net – Rapporto CNEL 2025, 630mila giovani espatriati in 13 anni
- L’Espresso – Fondazione Nord Est, la fuga dei giovani under 35
- Istat – Migrazioni interne e internazionali 2024-2025
- LaPresse – Istat, oltre 5,4 milioni di persone in povertà assoluta nel 2025
- L’Indipendente – Lo sciopero degli autotrasportatori sta bloccando il Sud
- Leggo – Caro carburante, Puglia, Basilicata e Calabria in rivolta
- Corriere Nazionale – 14 miliardi extra per la difesa, 15 milioni dalla Calabria
- Iusletter / La Repubblica – Ex Ilva, la Cassazione decide il 20 ottobre
- Sky TG24 – Milano, 271 identificati, 34 minorenni arrestati
- MilanoToday – Il bilancio della questura dopo gli scontri di sabato
- Il Post – Cosa è successo a Milano in due giorni di saccheggi
- L’Espresso – Vertice a Palazzo Chigi, decreto legge e 500 militari a Milano
- LaPresse – Francia, proteste contro il carovita da Parigi a Marsiglia
- Il Fatto Quotidiano – Francia, 2.400 fermi e un morto; Macron dà ai prefetti il potere di vietare i cortei

