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USA

Trump pensa alla MOAB contro l’Iran. Ma la madre di tutte le bombe non buca la roccia

Redazione - Il Politico

Il Pentagono ha messo sul tavolo la più grande bomba convenzionale americana per colpire Pickaxe Mountain e le centrali iraniane. Gli stessi militari ammettono che non arriva ai bunker: serve a far paura, e a dare a Trump una vittoria da vendere prima del 3 novembre

Riassunto dell'articolo

Il 15 ottobre 2026 la CNN ha rivelato che il Pentagono ha preparato piani d'attacco contro l'Iran che includono la GBU-43/B MOAB, la più grande bomba non nucleare dell'arsenale americano, contro infrastrutture energetiche e il sito nucleare di Pickaxe Mountain. La MOAB pesa circa 9.800 chili, viene sganciata da un cargo MC-130 e produce un'esplosione di superficie: non è un'arma penetrante come la GBU-57 usata su Fordow nel giugno 2025. Pickaxe Mountain, scavata a 80-100 metri sotto la roccia vicino a Natanz, è fuori portata di entrambe. Fonti militari americane definiscono la MOAB un'arma da operazioni psicologiche. L'articolo spiega perché Trump la valuta comunque: dopo sette mesi di operazione Epic Fury, con i negoziati di Witkoff in stallo e le elezioni di metà mandato del 3 novembre, la Casa Bianca cerca un gesto spettacolare a costo contenuto, non una svolta militare.

Il Pentagono ha messo sul tavolo di Donald Trump la più grande bomba convenzionale mai costruita dagli Stati Uniti. Secondo la CNN, i piani d’attacco contro l’Iran preparati nelle ultime settimane includono la GBU-43/B, nota come MOAB, la “madre di tutte le bombe”. Gli obiettivi: infrastrutture energetiche e il sito nucleare di Pickaxe Mountain. Ma per capire la notizia bisogna prima rispondere a una domanda semplice: che cos’è la bomba MOAB e cosa può fare davvero?

CREAZIONE SITI WEB
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Cos’è la bomba MOAB: la madre di tutte le bombe

La sigla MOAB sta per Massive Ordnance Air Blast. Il soprannome “Mother Of All Bombs” nasce dalle stesse iniziali, ed è rimasto. È un ordigno da circa 9.800 chili, oltre 21.000 libbre, lungo nove metri. Dentro ci sono più di 8.000 chili di esplosivo H6, una miscela ad alto potenziale.

La MOAB non viene sganciata da un bombardiere. È troppo grande. Viaggia nella stiva di un cargo MC-130, fissata a una piattaforma, e viene estratta da un paracadute che la tira fuori dalla rampa posteriore. Poi un sistema di guida GPS la porta sul bersaglio.

Fu progettata nel 2003, alla vigilia dell’invasione dell’Iraq, con un obiettivo esplicito: terrorizzare. La dottrina dell’epoca la classificava come arma da operazioni psicologiche. L’onda d’urto e il fungo di polvere dovevano piegare la volontà del nemico prima ancora di distruggerlo.

Dove è stata usata: l’Afghanistan del 2017

La MOAB è stata impiegata in combattimento una sola volta. Il 13 aprile 2017, nel distretto di Achin, nella provincia afghana di Nangarhar, gli Stati Uniti la sganciarono su un complesso di tunnel dell’ISIS-K. A ordinarla fu il primo governo Trump.

Il bilancio ufficiale parlò di una novantina di miliziani uccisi. Ma l’effetto più ricercato fu l’immagine: la più grande esplosione non nucleare della storia militare americana, trasmessa in tutto il mondo. Quello fu il messaggio. Non il cratere.

Differenza tra MOAB e bunker buster

Qui sta il punto che molti titoli hanno saltato. La MOAB è una bomba “air blast”: esplode poco sopra o sul terreno e scarica tutta la sua energia in superficie. Devasta un’area enorme, ma non scende.

La bomba anti-bunker è un’altra cosa. La GBU-57 Massive Ordnance Penetrator, la MOP, pesa circa 13.600 chili, ha un involucro d’acciaio spesso e una spoletta programmabile. Viene sganciata da un B-2 e, prima di esplodere, perfora decine di metri di roccia e cemento. È quella usata su Fordow nel giugno 2025.

Quindi la differenza tra MOAB e bunker buster è questa: una spiana, l’altra buca. Contro un deposito sotterraneo, la MOAB può distruggere gli ingressi e seppellire le gallerie. Non raggiunge ciò che sta sotto.

Pickaxe Mountain: il bersaglio che nessuna bomba raggiunge

L’obiettivo indicato dai piani del Pentagono è Kuh-e Kolang Gaz La, che gli americani chiamano Pickaxe Mountain, la “montagna del piccone”. Si trova sul lato sud dell’impianto di Natanz, a circa 225 chilometri da Teheran. Washington e Gerusalemme ritengono che Teheran vi abbia spostato componenti del programma nucleare.

Le analisi satellitari del James Martin Center stimano che le gallerie scendano tra gli 80 e i 100 metri sotto la montagna. Più in profondità di Fordow. Più in profondità di quanto la GBU-57 sia accreditata di raggiungere, intorno ai 60 metri.

Se non ci arriva la bomba penetrante più potente al mondo, non ci arriva la MOAB, che non è neppure progettata per penetrare. Lo dicono gli stessi militari americani sentiti dalla CNN: una fonte l’ha definita un’arma da operazione informativa, ottima per sgombrare grandi aree e poco altro. E chiunque passi vicino a Natanz sa che l’onda d’urto non distingue tra una galleria e un villaggio.

Perché Trump la vuole lo stesso

Se la MOAB non può distruggere Pickaxe Mountain, perché il Pentagono la mette nei piani? La risposta sta nella politica, non nella balistica.

L’operazione Epic Fury è iniziata il 28 febbraio 2026. In sette mesi ha prodotto tregue, blocchi navali, trattative a Islamabad e riprese dei combattimenti. Ne avevamo seguito la dinamica fin dal giorno in cui Trump dichiarò di aver vinto la guerra, mentre i missili iraniani continuavano a cadere. Oggi il regime di Teheran non ha ceduto, i colloqui condotti da Steve Witkoff non hanno prodotto un accordo e Trump stesso ha detto a un comizio di non volere più un’intesa.

Nel frattempo la guerra è impopolare. Le elezioni di metà mandato sono fissate per il 3 novembre e i repubblicani temono il conto. Trump ha scritto su Truth che non attaccherà l’Iran prima delle midterm, ma i suoi consiglieri non sono certi che la promessa regga. Il New York Times ha riferito di piani per una campagna di tre giorni. La CNN aggiunge che da settimane i militari cercano una via d’uscita che dia al presidente una vittoria “simbolica” da raccontare agli americani.

La MOAB è esattamente questo: un gesto gigantesco, visibile, a costo contenuto. Un solo aereo cargo, nessuna ripresa della campagna aerea su larga scala, un’immagine che fa il giro del mondo. Non cambia la sorte della guerra. Cambia il racconto della guerra.

L’arma psicologica e i suoi limiti

Una fonte vicina alla pianificazione lo ha spiegato alla CNN senza giri di parole: Trump si è messo in una situazione in cui è quasi obbligato a fare qualcosa, e senza munizioni capaci di arrivare a quella profondità restano gli effetti psicologici, per i quali la MOAB è ben attrezzata.

Il problema è che un’arma psicologica funziona solo se l’avversario si lascia impressionare. L’Iran ha già visto cadere quattordici bombe anti-bunker su Fordow e Natanz, ha perso la sua Guida Suprema, ha subìto sette mesi di bombardamenti e blocco navale. Ha risposto scavando più a fondo. La probabilità che un fungo di polvere sopra Natanz lo spinga alla resa, dopo tutto questo, è bassa, e lo ammettono gli stessi funzionari americani.

Resta l’altro bersaglio citato nei piani: le infrastrutture energetiche. Qui la MOAB funziona benissimo, perché raffinerie e centrali stanno in superficie. Ma colpirle significa colpire la popolazione civile e i mercati del petrolio, con un effetto diretto sul prezzo del greggio e sulle bollette europee. Una vittoria simbolica a Washington può costare cara a Milano.

Cosa significa per l’Italia e per l’Europa

L’Italia ha già vissuto questa guerra dalla parte scomoda: le basi americane sul suolo europeo sono state il motore di Epic Fury, e Roma ha dovuto scegliere caso per caso cosa concedere. Una ripresa dei raid, anche limitata a un singolo gesto dimostrativo, riaprirebbe la questione di Sigonella e dei sorvoli.

Soprattutto, riaprirebbe Hormuz. Ogni escalation nel Golfo si è tradotta in chiusure dello Stretto e in impennate del greggio. Il G7 ha già dovuto attingere alle scorte strategiche. Una MOAB sulle centrali iraniane sarebbe un segnale di forza per l’elettorato americano e un conto per le famiglie e le imprese della Nazione.

La bomba che non risolve

La bomba MOAB è reale, enorme e spettacolare. Ma cos’è davvero, lo hanno detto i militari che dovrebbero usarla: un’arma per far paura, non per vincere. Pickaxe Mountain resterà dov’è, a cento metri sotto la roccia. Il programma nucleare iraniano non sparirà sotto un fungo di polvere.

Quello che la MOAB può fare è dare a Trump tre settimane di titoli prima del voto. È poco per una guerra. È molto per una campagna elettorale. E il fatto che la seconda cosa pesi più della prima dice tutto sul punto in cui Epic Fury è arrivata.

Fonti

US considering using ‘Mother of All Bombs’ against Iran, sources say – CNN
What you need to know about the ‘mother of all bombs’ as Trump looks to end Iran war – Washington Examiner
‘Mother of all bombs’: US potential Iran strike plans include largest non-nuclear weapon – The Jerusalem Post
Nyt: «Pentagono elabora nuovi piani contro l’Iran». Trump: non attaccheremo prima delle midterm – Il Sole 24 Ore
Guerra Iran USA, Trump: “Confronto costruttivo. No attacchi prima del 3 novembre” – Sky TG24
What to know about Iran’s Pickaxe Mountain – Associated Press
Com’è fatto il sito nucleare di Fordo – Il Post
Bunker buster, cos’è la super bomba usata dagli Usa per colpire l’Iran – LaPresse

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