«In questi anni abbiamo stanziato oltre 60 miliardi di euro per proteggere gli italiani dal caro energia». Lo ha detto Giorgia Meloni il 12 ottobre a Milano, davanti all’assemblea generale di Assolombarda. La cifra dei 60 miliardi contro il caro energia è diventata il titolo di giornata. Nessuno, però, ha spiegato da dove venga.
Abbiamo fatto i conti della serva. Abbiamo preso i provvedimenti approvati dal governo dal novembre 2022 a oggi e li abbiamo sommati, usando i numeri dello stesso governo, dell’Ufficio parlamentare di bilancio e dei Servizi studi di Camera e Senato. Il totale non arriva a 60. Si ferma intorno a 45.
I 60 miliardi contro il caro energia, voce per voce
Il governo Meloni si insedia il 22 ottobre 2022. Da quel giorno i provvedimenti con risorse contro i rincari sono questi:
- Decreto Aiuti quater (novembre 2022): poco più di 9 miliardi, in parte risorse lasciate dal governo precedente.
- Legge di bilancio 2023: tra 19 e 21 miliardi. Il ministero dell’Economia e l’Ufficio parlamentare di bilancio dicono 21, il Dipartimento per il programma di governo ne conta 19.
- Decreti del 2023: circa 3,8 miliardi fra Aiuti quinquies e decreto di maggio.
- Legge di bilancio 2024: 200 milioni per la proroga del bonus sociale.
- Decreto bollette 2025: circa 3 miliardi.
- Decreto bollette 2026: circa 5 miliardi sul triennio 2026-2028.
- Taglio delle accise 2026: poco più di 2 miliardi certificati fino al 10 settembre.
- Bollo auto: 2,36 miliardi, che però valgono per il 2027.
La somma dà un totale compreso fra 44 e 47 miliardi. È una cifra enorme. Ma non è 60.
Dove sono gli altri 15 miliardi
Nel suo intervento Meloni ha elencato anche il gas release, l’energy release e l’eliminazione del differenziale fra il prezzo del gas italiano e quello europeo. Sono strumenti reali. Ma la stessa premier li ha descritti come meccanismi che funzionano «sfruttando la garanzia dello Stato». Una garanzia non è uno stanziamento.
C’è poi un’ipotesi aritmetica. Il decreto Aiuti ter vale circa 14 miliardi, di cui oltre 10 contro i rincari. Sommandolo ai 44-47 si arriva proprio attorno a quota 60. Quel decreto, però, lo ha approvato il governo Draghi nel settembre 2022. Il Parlamento lo ha convertito in legge a novembre, quando a Palazzo Chigi c’era già Meloni. E il Dipartimento per il programma di governo, nel suo rapporto sulle misure contro il caro energia, non lo inserisce fra i provvedimenti dell’attuale esecutivo.
Una cifra ferma da diciassette mesi
C’è un secondo problema. Il 27 maggio 2025, all’assemblea di Confindustria a Bologna, la premier aveva già parlato di «circa 60 miliardi». Allora la somma dei provvedimenti dava circa 35 miliardi.
Da quel giorno si sono aggiunti il decreto bollette 2026, i tagli delle accise e il bollo auto: quasi 10 miliardi. Eppure il numero è passato soltanto da «circa 60» a «oltre 60». Se il conto era giusto a maggio 2025, oggi dovrebbe segnare 70. Se è giusto oggi, non lo era allora.
Quanti soldi sono arrivati davvero
Stanziare non significa spendere. Il decreto bollette convertito ad aprile prometteva 5 miliardi di benefici a famiglie e imprese. Una parte è ancora ferma per la trattativa con Bruxelles, tanto che la stessa Confindustria ne ha chiesto l’applicazione.
Il taglio delle accise, come abbiamo ricostruito nell’analisi sulla spirale decreto-proroga, è stato finanziato con l’extragettito Iva e con i fondi delle aste sulle emissioni. Il decreto bollette 2026 è coperto in parte da un aumento dell’Irap sulle società energetiche. Sono soldi spostati da una voce all’altra, non risorse nuove.
Sei domande a Palazzo Chigi
- Quali provvedimenti, uno per uno, compongono gli «oltre 60 miliardi»? L’elenco esiste: perché non pubblicarlo?
- Nel conto c’è il decreto Aiuti ter del governo Draghi?
- Gas release, energy release e differenziale del gas sono contati? Se sì, per quanti euro di bilancio?
- Perché la cifra era 60 a maggio 2025 ed è 60 oggi, dopo altri 10 miliardi di misure?
- Dei 5 miliardi del decreto bollette 2026, quanti sono arrivati in bolletta?
- L’esenzione dal bollo auto del 2027 è una misura contro il caro energia o una riduzione fiscale?
Il punto politico non è la cifra
Quarantacinque miliardi in quattro anni restano una somma che pochi governi europei hanno messo sul tavolo. Rivendicarla non richiedeva arrotondamenti. Un numero gonfiato di un quarto, e mai documentato, indebolisce proprio l’argomento che vorrebbe sostenere.
Il passaggio più onesto del discorso di Milano è un altro. «Questa è la gestione dell’emergenza», ha ammesso Meloni, e senza risposte strutturali la Nazione resta «in balia dell’emergenza». È la conferma che decine di miliardi sono serviti a tamponare, non a risolvere.
Le cause sono note: la dipendenza dal gas importato, che abbiamo descritto nell’inchiesta sulle forniture dal Qatar, il meccanismo europeo delle quote di emissione, le regole di bilancio di Bruxelles che contano come spesa anche gli aiuti contro una crisi che l’Italia non ha provocato. Su questo la premier porterà la richiesta di flessibilità al Consiglio europeo di giovedì e venerdì.
È una battaglia giusta. Ma chi chiede a Bruxelles di guardare i numeri veri deve presentarsi con i propri in ordine. Sui 60 miliardi contro il caro energia il governo ha una strada semplice: pubblicare il conto.
Fonti
- Adnkronos – L’intervento di Giorgia Meloni all’assemblea di Assolombarda, 12 ottobre 2026
- Dipartimento per il programma di governo – Rapporto sulle misure contro il caro energia
- Ufficio parlamentare di bilancio – Audizione sul disegno di legge di bilancio 2023
- Pagella Politica – La verifica sui 60 miliardi, 29 maggio 2025
- Edotto – Decreto bollette 2026 convertito in legge
- Il Fatto Quotidiano – Il decreto bollette e i 5 miliardi di risparmi
- La Mia Finanza – Il costo del taglio delle accise secondo i Servizi studi di Camera e Senato
- Quotidiano Nazionale – Bollo auto, costi e coperture

