Matteo Salvini si dimette da segretario della Lega. Con lui lasciano i tre vicesegretari: Claudio Durigon, Silvia Sardone e Alberto Stefani. La decisione è arrivata lunedì 12 ottobre, durante il consiglio federale riunito in via Bellerio.
Non è una resa e non è una crisi. Il partito parla di un passaggio concordato da tempo e necessario per celebrare il congresso straordinario del 24 e 25 ottobre. La notizia vera sta altrove, in due annunci fatti a margine.
Perché Salvini si dimette da segretario
Un congresso elettivo richiede cariche vacanti. Il segretario uscente rimette il mandato, i delegati votano, il vincitore riparte con un’investitura piena. È la procedura, non un giudizio politico.
Lo stesso consiglio federale ha approvato il regolamento del congresso. La commissione statuto aveva già indicato Milano come sede.
Salvini aveva lanciato l’idea il 20 settembre dal palco di Pontida, a sorpresa. Il giorno dopo il federale gli aveva confermato la fiducia all’unanimità dei presenti. Lui aveva risposto che l’ultima parola doveva spettare ai militanti.
Chi guida la Lega fino al congresso
Per dodici giorni il partito è affidato ad Alberto Di Rubba. Il tesoriere è stato nominato vicesegretario vicario e ha il compito di amministrare la Lega fino al voto dei delegati.
La scelta di una figura amministrativa dice molto. Nessun reggente politico, nessun nome che possa pesare sulla partita. La gestione ordinaria va a chi tiene i conti, la linea resta in sospeso fino al 25 ottobre.
La segreteria politica: la risposta ai governatori
Il primo annuncio riguarda la struttura. Salvini ha detto di voler dotare la Lega di una segreteria politica, per dividere onori e oneri.
È la concessione più evidente all’ala nordista. Da mesi Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga, Luca Zaia e Maurizio Fugatti chiedono un partito più collegiale e più attento ai territori. Un organismo ristretto era già stato sperimentato nei mesi scorsi, con Zaia tra i componenti.
Ora la collegialità entra nel percorso congressuale. Ma a disegnarla è il segretario uscente, non chi la reclamava. La differenza non è di forma.
Il nuovo simbolo della Lega
Il secondo annuncio è più delicato. Salvini ha detto che il simbolo verrà aggiornato, perché il mondo cambia e il partito deve stare nel presente.
La questione ha un risvolto concreto. L’Alberto da Giussano appartiene alla vecchia Lega Nord, che lo mette a disposizione della Lega per Salvini Premier. Attorno a quel contrassegno si muove da fine agosto un comitato che chiede il congresso del partito fondato da Bossi.
Un simbolo nuovo toglierebbe terreno a quella contesa. Toccherebbe però anche la memoria di chi nel Carroccio è cresciuto. Sarà uno dei punti più osservati del congresso straordinario della Lega.
«Leale, ma non seconda a nessuno»
C’è poi il messaggio rivolto fuori dal partito. Salvini vuole una Lega unita, di lotta e di governo, «leale, ma non seconda a nessuno».
La lealtà è verso la coalizione e verso il governo, e non è in discussione. La seconda metà della frase guarda al 2027. In una maggioranza che funziona, ogni alleato deve portare un’identità riconoscibile. Quella della Lega va ridefinita dopo l’uscita di Roberto Vannacci, che a febbraio ha lasciato il partito.
Tre domande aperte prima del 24 ottobre
La prima riguarda le candidature. Salvini ha detto più volte di aspettarsi uno sfidante. Finora nessuno si è fatto avanti, e Massimiliano Romeo ha escluso di correre parlando di «trappolone».
La seconda riguarda le idee. Il segretario uscente ha chiesto documenti e proposte a tutti. Ha negato che esistano dissidenti e ha ricordato la sua tessera della Lega Lombarda del 1990. Tocca ai nordisti dimostrare di avere una piattaforma, non solo un malessere.
La terza riguarda lo spazio politico. Con Fratelli d’Italia primo partito e Vannacci in campo con un movimento suo, la Lega deve dire a chi parla. Un centrodestra largo ha bisogno di tutte le sue componenti, ciascuna con un compito chiaro.
Cosa cambia dopo le dimissioni
Nell’immediato, quasi nulla. Salvini si dimette da segretario per ricandidarsi con un mandato rinnovato. Il partito resta al governo, i ministri restano al loro posto.
Il cambiamento, se ci sarà, passerà dal congresso. Segreteria politica, simbolo e rapporto con i territori sono le tre leve. Tra dodici giorni si capirà se servono a rilanciare la Lega o soltanto a chiudere una stagione di polemiche.
Fonti
- Adnkronos – Lega, Salvini si dimette da segretario: Di Rubba fino al Congresso
- Open – Salvini: congresso della Lega entro un mese
- Il Nord Est (ANSA) – La commissione statuto propone il congresso il 24-25 ottobre a Milano
- Il Nord Est – Congresso federale il 24 e 25 ottobre
- Il Nord Est – Salvini apre a Zaia e lo inserisce nella segreteria
- Il Giorno – Le richieste dei nordisti prima di Pontida
- L’Espresso – Il comitato per il congresso e il nodo del simbolo
- Il Post – Vannacci ha deciso di lasciare la Lega

