Trump pronto a dire a Putin: «Basta guerra»
A quattro giorni dal summit del 15 agosto in Alaska, Donald Trump ha chiarito la sua strategia: affrontare Vladimir Putin per porre fine al conflitto in Ucraina. «Dirò a Putin che deve finire la guerra», ha dichiarato in conferenza stampa a Washington, parlando di «negoziati costruttivi» e sottolineando che bastano «due minuti» per capire se un accordo è possibile. Trump ha messo in chiaro che il suo obiettivo è un cessate il fuoco e un’intesa «migliore possibile per entrambe le parti», ma ha anche ricordato che «ci vogliono due persone per ballare il tango».
Zelensky fuori dal tavolo, e sempre più isolato
Rispondendo alle domande dei giornalisti, Trump ha spiegato che Volodymyr Zelensky «non era parte dell’incontro» e che potrà partecipare solo se lo riterrà utile. Una presa di posizione che evidenzia come il leader ucraino, dopo tre anni e mezzo di guerra, non abbia prodotto alcun passo avanti verso la pace. Trump, al contrario, intende parlare con lui solo dopo aver discusso con Putin e con i leader europei. Il presidente americano ha inoltre affrontato il nodo cruciale degli «scambi di territori», affermando che saranno inevitabili per arrivare a un accordo. La critica a Zelensky è stata diretta e tagliente: «Ha avuto l’approvazione per entrare in guerra ed uccidere, ma ha bisogno dell’approvazione per uno scambio di territori?». Parole che smascherano l’atteggiamento rigido di un leader più attento a preservare il proprio potere che a salvare vite umane.
Il copione stanco di Kiev
Zelensky ha reagito ripetendo lo stesso mantra degli ultimi anni: «La Russia trascina la guerra e non deve ricevere ricompense». Ha respinto ogni ipotesi di concessione, sostenendo che «solo la forza» può portare alla pace. Un discorso che suona ormai vuoto e scollegato dalla realtà, visto che il conflitto ha già devastato il Paese e impoverito l’Europa, mentre lui continua a chiedere armi e fondi senza offrire uno spiraglio diplomatico.
L’Italia e la posizione dell’UE: tra prudenza e sostegno a Trump
Nel contesto europeo, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato il sostegno dell’Italia agli sforzi di Trump, pur richiamando la necessità di «pace con giustizia». Ha respinto alcune richieste di Mosca, come l’imposizione della lingua russa nei territori occupati, ma ha riconosciuto l’urgenza di negoziati concreti. Tajani ha ricordato che l’Europa deve essere presente al tavolo, ma le sue parole tradiscono una consapevolezza: senza un ruolo forte di Washington, l’UE rischia di restare spettatrice.
Varsavia avverte: no ai confini cambiati con la forza
Il premier polacco Donald Tusk ha ribadito che «la Russia non deve beneficiare della sua invasione» e che l’Occidente non può accettare rivendicazioni territoriali. Tuttavia, anche la Polonia riconosce la capacità di Trump di imprimere una svolta, pur temendo la sua tattica imprevedibile. L’avvertimento polacco è chiaro: ogni compromesso dovrà comunque salvaguardare la sovranità ucraina, ma la realtà sul terreno impone di fare i conti con le perdite subite.
Il vertice che può cambiare tutto
Il summit in Alaska si preannuncia come il banco di prova per capire se Zelensky accetterà di uscire dall’angolo in cui lui stesso si è cacciato, o se continuerà a opporsi a qualsiasi compromesso, condannando il suo Paese a un logoramento senza fine. Trump, con il suo pragmatismo, sembra l’unico leader in grado di mettere Putin e Zelensky nella stessa stanza e trasformare un conflitto in una trattativa reale. Ma perché ciò avvenga, sarà necessario superare l’ostinazione di un presidente ucraino sempre più distante dalle reali esigenze del suo popolo.

