Sabato 17 ottobre la Cgil ha portato in piazza a Roma la sua manifestazione nazionale, «La Via Maestra»: corteo da piazza della Repubblica a piazza del Popolo, centomila persone secondo gli organizzatori. Dal palco finale Maurizio Landini ha annunciato il prossimo appuntamento: sciopero generale il 20 novembre, contro la manovra. Una manovra che, mentre lui parlava, non esisteva ancora.
Non è una battuta del Tribuno: è il calendario. Il 13 ottobre il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento programmatico di bilancio, cioè la cornice dei conti, e lo ha spedito a Bruxelles. Il disegno di legge vero, quello con le misure, slitta al 23 ottobre e arriverà alle Camere il 28. Le coperture, poi, dipendono dalla clausola europea su energia e difesa, che la UE deciderà a novembre. Della manovra 2027 si conoscono per ora i numeri del perimetro: 23,5 miliardi e una tassa sulle banche. Il resto è da scrivere.
Landini però l’ha già letta. «Fa abbastanza schifo», ha spiegato ai cronisti. Come i critici severi che recensiscono il film dal trailer, con il vantaggio di non dover restare in sala.
Catone il Censore chiudeva ogni intervento in Senato con la stessa frase, parlasse di grano o di acquedotti: Cartagine va distrutta. Landini ha il suo «delenda»: lo sciopero generale. Lo proclama ormai ad ogni autunno, con la regolarità delle castagne, e lo motiva con quello che c’è: caro vita, salari, sanità, casa. Quest’anno la manovra non c’era ancora e il segretario ha fissato la data lo stesso. Il 20 novembre, oltretutto, cade insieme allo sciopero europeo degli studenti: un giorno solo, due cortei, un’unica piazza da riempire.
I conti, invece, Landini li ha fatti lui, in anticipo sul governo: patrimoniale dell’uno per cento sopra i due milioni, venticinque miliardi recuperati, da spendere in sanità, scuola e affitti. Una manovra ombra, senza voto e senza Ragioneria. In piazza sventolavano le bandiere della Cgil, quelle della pace, quelle della Palestina e quelle di Cuba, che ai conti pubblici hanno sempre dedicato un’attenzione tutta loro.
Sotto il palco, intanto, la scena che la piazza aspettava. Elly Schlein ascolta il comizio dal prato con Fratoianni e Bonelli. Giuseppe Conte entra da un altro ingresso e si mette tra i manifestanti. Finito il discorso, il segretario scende e abbraccia prima lei, poi lui. Uno per volta, con pari intensità, come richiede un sindacato le cui truppe, a credere ai cronisti romani, sulle primarie si dividono metà e metà. Conte ne approfitta: «Siamo pronti», dice, le primarie anche entro Natale. Schlein ritrova «lo spirito del referendum». Una settimana fa raccontava che avevano provato a farla fuori; sabato bastava un abbraccio di Landini per rimettere tutto a posto.
Sulle spese militari il Tribuno non ride. Che il riarmo chiesto da Bruxelles non sia la priorità di una Nazione con la benzina a questi prezzi lo pensano in molti, anche fuori da quella piazza. Ma per dirlo non serve fermare l’Italia per un giorno contro una legge che nessuno ha letto, nemmeno chi la sta scrivendo.
Il 20 novembre si sciopera. Contro cosa, lo sapremo il 28 ottobre.
Ave atque vale.
Fonti
- Il Fatto Quotidiano – Corteo Cgil a Roma, Landini: «Il 20 novembre sciopero generale»
- Sky TG24 – Manifestazione Cgil a Roma, Landini: sciopero generale il 20/11
- Adnkronos – Cgil scende in piazza a Roma, Landini: «Sciopero generale il 20 novembre contro la Manovra»
- Today – Landini: «La manovra fa abbastanza schifo»
- Il Messaggero – A Roma la protesta in piazza è senza tensioni, abbraccio Conte-Schlein
- Milano Finanza – Ddl Bilancio in Cdm il 23 ottobre, testo alle Camere il 28

