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Italia

Legge elettorale, la Camera approva lo Stabilicum: come funziona il premio al 42%

Redazione - Il Politico

Proporzionale con premio di governabilità, soglie confermate, liste bloccate e candidato premier obbligatorio: la guida completa al sistema con cui si voterà nel 2027, in attesa del passaggio al Senato

Riassunto dell'articolo

Il 16 luglio 2026 la Camera ha approvato la nuova legge elettorale (Stabilicum) con 217 sì, 152 no e 2 astenuti. Il sistema è proporzionale con premio di maggioranza: 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato alla lista o coalizione che ottiene almeno il 42% dei voti in entrambe le Camere, con tetto di 220 deputati e 113 senatori. Senza il 42%, o con esiti divergenti tra le Camere, si applica il proporzionale puro, senza ballottaggio. Soglie confermate al 3% per le liste e 10% per le coalizioni, con ripescaggio del miglior perdente e norma anti-frammentazione. Liste bloccate senza preferenze (emendamento bocciato per un voto), candidato premier obbligatorio al deposito del contrassegno, voto ai fuorisede domiciliati da almeno nove mesi. Il testo passa al Senato, con approvazione definitiva attesa entro fine 2026.

Per capire come funziona la nuova legge elettorale approvata oggi alla Camera bisogna partire da un principio semplice: chi vince le elezioni deve poter governare. Il 16 luglio 2026 l’Aula di Montecitorio ha dato il via libera allo Stabilicum con 217 voti favorevoli, 152 contrari e 2 astenuti, a scrutinio segreto. Il testo, primo firmatario il capogruppo di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami, passa ora all’esame del Senato. Manda in soffitta il Rosatellum e ridisegna il modo in cui gli italiani eleggeranno il prossimo Parlamento.

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Un proporzionale con premio di governabilità

Lo Stabilicum è un sistema proporzionale corretto da un premio di maggioranza. Scompaiono del tutto i collegi uninominali del Rosatellum, quelli in cui vinceva il candidato più votato. I seggi vengono ripartiti tra le liste in proporzione ai voti ricevuti, con un correttivo decisivo: il premio di governabilità.

La logica è dichiarata fin dal nome. La stabilità dell’esecutivo non deve più dipendere dalle trattative successive al voto, ma dal verdetto delle urne. È il punto su cui la maggioranza ha costruito l’intero impianto della riforma.

Il premio di maggioranza: 70 seggi alla Camera, 35 al Senato

Il cuore del sistema è il premio. La lista o coalizione che ottiene almeno il 42% dei voti validi riceve 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato. Il premio è fisso, non variabile: un pacchetto predeterminato di seggi che si somma a quelli conquistati con il riparto proporzionale.

Esiste però un tetto. La coalizione vincente non può superare i 220 deputati e i 113 senatori, esclusi gli eletti nella circoscrizione Estero. Una maggioranza solida, dunque, ma non illimitata: il premio garantisce la governabilità senza consegnare al vincitore i numeri per modifiche costituzionali unilaterali.

Una condizione ulteriore rende il meccanismo più rigoroso: il 42% deve essere raggiunto in entrambe le Camere. Se la stessa coalizione risulta prima a Montecitorio ma non a Palazzo Madama, o viceversa, il premio non scatta.

Cosa succede se nessuno arriva al 42%

Se nessuna lista o coalizione tocca la soglia, il sistema torna a essere un proporzionale puro. I seggi vengono ripartiti in base ai voti, senza correttivi maggioritari e senza ballottaggio, che il testo non prevede in alcun caso.

È la differenza principale rispetto all’Italicum del 2015, che il ballottaggio lo contemplava e proprio su quel punto cadde davanti alla Corte costituzionale. La soglia del 42%, calibrata sui rapporti di forza reali tra le coalizioni, serve a rendere il premio conquistabile sul campo e difendibile davanti ai giudici delle leggi.

Le soglie di sbarramento e il ripescaggio

Per entrare in Parlamento le soglie restano quelle del Rosatellum: 3% su base nazionale per le singole liste, 10% per le coalizioni. La novità è il ripescaggio del miglior perdente: all’interno di ogni coalizione, la prima lista sotto il 3% partecipa comunque al riparto dei seggi.

C’è poi una norma anti-frammentazione: i voti delle liste coalizzate che restano sotto il 3% e non sono il miglior perdente non contano per la cifra elettorale della coalizione. Un disincentivo alle liste civetta e alle sigle create solo per gonfiare il totale dell’alleanza. Al Senato è prevista una deroga per le liste che superano il 20% in almeno una regione.

Liste bloccate: come vengono eletti i parlamentari

Gli elettori votano il partito, non il singolo candidato. Il sistema si regge su liste bloccate nei collegi plurinominali: l’ordine degli eletti lo decide la lista depositata dal partito. Il premio di maggioranza viene invece distribuito attraverso listini circoscrizionali, con i nomi dei candidati stampati direttamente sulla scheda.

Ogni candidato del listino deve essere presente anche in almeno un collegio plurinominale della stessa circoscrizione, e sono ammesse fino a cinque pluricandidature. Le preferenze non ci sono: l’emendamento di Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc che le reintroduceva è stato bocciato per un solo voto, 187 a 188, a scrutinio segreto, con una trentina di franchi tiratori annidati nella stessa maggioranza. La partita, però, non è chiusa: al Senato l’emendamento potrebbe essere ripresentato, e lì il regolamento non consente il voto segreto sulla materia.

Il candidato premier obbligatorio

Al momento del deposito del contrassegno, ogni lista o coalizione deve indicare il nome che intende proporre al Presidente della Repubblica per la guida del Governo. Senza indicazione, la lista è inammissibile.

È la norma che più mette in difficoltà le opposizioni: obbliga il campo largo a sciogliere prima del voto il nodo della leadership, con primarie o con un accordo politico. L’elettore, dal canto suo, sa in anticipo chi guiderebbe l’esecutivo in caso di vittoria della coalizione che sceglie.

Il voto dei fuorisede

Tra le modifiche approvate in Aula, con un accordo bipartisan, c’è il voto dei fuorisede: chi vive lontano dal comune di residenza potrà votare nel comune di domicilio, purché vi abiti da almeno nove mesi. Una novità attesa da anni da studenti e lavoratori, che finora dovevano affrontare viaggi lunghi e costosi per esercitare un diritto costituzionale.

L’iter: ora la parola passa al Senato

Il via libera di Montecitorio è il primo passo, non l’ultimo. Il testo sarà incardinato a Palazzo Madama dopo la pausa estiva, con l’obiettivo dichiarato di un’approvazione definitiva entro la fine del 2026, anche per la sollecitazione arrivata dal Quirinale a non intervenire sulle regole del voto troppo a ridosso delle urne. Se il Senato modificherà il testo, come appare probabile almeno sulle preferenze, servirà un nuovo passaggio alla Camera.

La sostanza politica resta quella fissata oggi: un sistema che lega il governo della Nazione al voto popolare, chiede alle coalizioni di presentarsi con un nome e un progetto, e consegna a chi vince gli strumenti per governare cinque anni. Come funziona la nuova legge elettorale, in fondo, si riassume così: la maggioranza si conquista nelle urne, non nei corridoi.

Fonti

Il Sole 24 Ore – Ok della Camera allo Stabilicum, dal premio alle liste bloccate: tutte le novità · AGI – Cosa prevede la nuova legge elettorale · L’Espresso – Premio di maggioranza, preferenze, fuorisede: cosa prevede la legge elettorale approvata dalla Camera · Pagella Politica – La Camera ha approvato la riforma della legge elettorale · Il Politico Web – Stabilicum, la legge elettorale di Giorgia Meloni che punta a restituire stabilità all’Italia · Il Politico Web – Legge elettorale, cosa succede ora: si decide al Senato · Il Politico Web – Preferenze nella legge elettorale: il ritorno che ricostruisce la democrazia

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