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USA

L’America vota: Trump si gioca il Congresso in un giorno, e alla vigilia la Corte Suprema gli ha già detto no

Antonio Antipari 4 min di lettura

Si rinnovano tutti i 435 seggi della Camera e 35 del Senato: ai democratici servono quattro seggi netti in entrambe le Camere, i sondaggi finali li danno avanti e oltre 57 milioni hanno già votato. Nella notte italiana i primi risultati, con l'Iran e l'Ucraina appesi all'esito

Riassunto dell'articolo

Martedì 3 novembre gli Stati Uniti votano per le elezioni di medio termine: tutti i 435 seggi della Camera, 35 seggi del Senato e 36 governatori. I repubblicani partono da maggioranze strette (218-214 alla Camera, 53-47 al Senato) e ai democratici servono quattro seggi netti in ciascuna Camera. I sondaggi finali danno i democratici avanti nel voto per il Congresso e in tutti e sette gli Stati sondati da New York Times/Siena per il Senato, diversi entro il margine di errore; oltre 57 milioni di americani hanno già votato in anticipo, un record per le midterm. Alla vigilia, la Corte Suprema ha respinto in poche ore la richiesta d'emergenza dell'amministrazione Trump di mettere da parte le schede postali di oltre 20.000 elettori californiani indicati come probabili non cittadini. Trump ha chiuso la campagna lunedì alla Reflecting Pool del Lincoln Memorial. I primi seggi chiudono a mezzanotte ora italiana; per la California il conteggio potrebbe durare giorni. Dall'esito dipendono anche i margini della Casa Bianca su Iran e Ucraina.

Punti chiave
  • AP (via Scripps) – Supreme Court rejects Trump's push to set aside…
  • NPR (via OPB) – Some on DOJ's 20,000 «likely» noncitizen list in…
  • Siena Research Institute – NYTimes/Siena Poll of Likely Voters – Alaska, Iowa,…
  • University of Florida Election Lab – 2026 Early Voting

Le elezioni midterm 2026 sono cominciate. Martedì 3 novembre gli americani rinnovano tutti i 435 seggi della Camera e 35 seggi del Senato, oltre a 36 governatori: è il primo voto nazionale sul secondo mandato di Donald Trump, e decide chi controllerà il Congresso negli ultimi due anni della sua presidenza. I repubblicani difendono maggioranze sottili — 218 a 214 alla Camera, 53 a 47 al Senato — e ai democratici servono quattro seggi netti in ciascuna Camera per ribaltarle; al Senato un pareggio 50 a 50 lascerebbe comunque il voto decisivo al vicepresidente JD Vance. Tutto il resto — sondaggi, soldi, perfino le aule di tribunale — alla vigilia ha detto la stessa cosa: la Casa Bianca arriva al voto in difesa.

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Elezioni midterm 2026: i sondaggi finali e gli oltre 57 milioni che hanno già votato

L’ultimo sondaggio New York Times/Siena dà i candidati democratici avanti in tutti e sette gli Stati in cui ha misurato la corsa al Senato — Alaska, Iowa, Kansas, Maine, Michigan, Ohio e Texas — anche se diverse corse restano dentro il margine di errore: in Texas il vantaggio è di sette punti (50 a 43), in Kansas di cinque, mentre Alaska (48 a 46) e Iowa (48 a 47) restano in bilico. Nel sondaggio NBC News il 52% degli elettori vuole un Congresso a guida democratica, contro il 45%. Sul mercato di previsione Kalshi, lunedì a mezzogiorno ora di New York, la Camera era data ai democratici al 94% e il Senato al 74%. La partecipazione anticipata ha fissato il clima: oltre 57 milioni di voti già espressi secondo l’Election Lab dell’Università della Florida, un record per le midterm che ha già superato i circa 46 milioni del 2022, con il Texas a più 50% rispetto a quattro anni fa. Trump ha chiuso lunedì pomeriggio alla Reflecting Pool del Lincoln Memorial, celebrando la riapertura della vasca restaurata e parlando di «età dell’oro dell’America»; la NBC misura la sua disapprovazione al 60%, il dato più alto nei suoi due mandati. Resta il caveat che in America vale sempre: i sondaggi hanno già sottostimato i repubblicani in passato, e il voto del giorno delle elezioni è storicamente più repubblicano di quello anticipato.

La prima sconfitta è arrivata prima delle urne: la Corte Suprema sulle schede della California

Lunedì sera, a poche ore dall’apertura dei seggi, la Corte Suprema ha respinto la richiesta d’emergenza del dipartimento di Giustizia che chiedeva di mettere da parte e non contare le schede postali di oltre 20.000 elettori californiani indicati dall’amministrazione come probabili non cittadini, finché la cittadinanza di ciascuno non fosse stata verificata. La decisione è arrivata in poche ore, senza motivazione, dopo che il giudice federale David Carter e un collegio diviso della Corte d’appello del Nono Circuito — con un giudice nominato da Trump in maggioranza — avevano già detto no. Il dipartimento aveva sostenuto che, una volta mescolate alle altre, quelle schede non si sarebbero più potute recuperare; i giudici di merito hanno replicato che la lista federale è inaffidabile — un’analisi preliminare della contea di Los Angeles su un campione di nomi ha trovato che quasi il 40% risulta nato negli Stati Uniti — e che cambiare le regole a voto in corso avrebbe rischiato di privare cittadini americani del loro voto. Per l’amministrazione è la seconda sconfitta stagionale in Corte Suprema sul voto postale, dopo quella di settembre. Il dipartimento di Giustizia farà comunque sorvegliare i seggi da circa mille osservatori, circa il triplo delle ultime midterm.

La notte dei risultati e cosa cambia per Iran e Ucraina

I primi seggi chiudono a mezzanotte ora italiana in Indiana e Kentucky, gli ultimi in Alaska alle sette del mattino di mercoledì. La Camera potrebbe essere assegnata nella notte; il Senato si decide sulle corse dell’Est e del Midwest, mentre la California — che accetta schede spedite entro oggi e ricevute entro il 10 novembre — può tenere in sospeso i suoi distretti per giorni, come nel 2022, quando la Camera fu assegnata otto giorni dopo il voto. Per l’Europa il punto non è il colore del Congresso in sé: è il margine di manovra di Trump. La Casa Bianca ha tenuto fermo il dossier iraniano in attesa del 3 novembre — la decisione sull’Iran era stata rinviata a dopo le midterm — e una Camera democratica potrebbe bloccare i finanziamenti e aprire inchieste; un Senato democratico cambierebbe invece i rapporti di forza su aiuti a Kiev, sanzioni e nomine. Le elezioni midterm 2026 si chiudono ai seggi americani, ma i loro effetti arrivano fino a Hormuz e al fronte ucraino.

Fonti

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Antonio Antipari
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