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Il Cile al bivio

Redazione - Il Politico 6 min di lettura

Il 14 dicembre i cileni sceglieranno tra la continuità di un governo comunista e la svolta d’ordine proposta da José Antonio Kast. In gioco non c’è solo la presidenza, ma l’identità del Paese.

Riassunto dell'articolo

Analisi dettagliata del ballottaggio cileno del 14 dicembre 2025 tra la comunista Jeannette Jara e il conservatore José Antonio Kast, con focus su sicurezza, immigrazione, voto popolare e possibili scenari politici. Taglio di destra, critico verso l’esperienza Boric e la candidatura Jara.

Dal sogno progressista alla disillusione dell’era Boric

Per capire perché il Cile è arrivato a un ballottaggio così polarizzato bisogna tornare all’ondata progressista che aveva portato al potere Gabriel Boric. Il giovane presidente aveva promesso un Paese nuovo, una Costituzione “rifondata”, uno Stato sociale ampliato. Al termine del suo mandato, però, i cileni si ritrovano con un doppio fallimento costituzionale, una crescita fragile e soprattutto una percezione di insicurezza che non assomiglia nemmeno lontanamente all’entusiasmo delle piazze del 2019. Le speranze del “nuovo Cile” sono state assorbite dalla realtà di gang, microcriminalità diffusa, tensioni sociali e un apparato statale incapace di tenere il passo.

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In questo vuoto si inserisce il voto del 16 novembre. Al primo turno Jeannette Jara, candidata del Partito Comunista e già ministra del Lavoro di Boric, ha ottenuto poco meno del 27% dei consensi, mentre José Antonio Kast, leader del Partido Republicano, si è fermato di poco sotto al 24%. Dietro di loro, però, si è allineato un fronte di candidati di destra e centrodestra che, sommati, superano la metà dell’elettorato, consegnando alla destra nel suo complesso una posizione di forza in vista del 14 dicembre.

Jeannette Jara, il volto “moderato” del comunismo cileno

Jeannette Jara non è un volto nuovo nel panorama della sinistra cilena. Ex dirigente studentesca, militante comunista fin da giovanissima, è stata sottosegretaria con Bachelet e poi ministra del Lavoro con Boric. Da quella poltrona ha guidato alcune delle riforme simbolo dell’attuale governo, come la riduzione dell’orario di lavoro a 40 ore e l’innalzamento del salario minimo, conquistando popolarità nei sondaggi e l’immagine di “tecnica pragmatica” più che di ideologa.

La sua candidatura, però, porta con sé l’intero bilancio dell’esperienza Boric, compresa la gestione incerta di sicurezza e immigrazione. Jara prova a smarcarsi dal linguaggio “rifondazionale” delle piazze e si presenta come una comunista pragmatica, dialogante con i ceti medi urbani e con parti di centro cattolico che l’hanno sostenuta. Ma per molti cileni resta la rappresentante di quel blocco di potere che ha governato negli ultimi anni senza riuscire a rimettere ordine nelle strade e a contenere l’ondata criminale.

José Antonio Kast, la bandiera dell’ordine e della frontiera

Dall’altra parte del ring elettorale c’è José Antonio Kast, padre di nove figli, ex deputato, leader di una destra identitaria che parla senza giri di parole di confini, criminalità e autorità dello Stato. Kast è ormai alla sua terza corsa presidenziale: perse nel 2021 contro Boric, ma non è scomparso; ha costruito lentamente un blocco conservatore che oggi si presenta più ampio, più radicato nei ceti popolari spaventati dalla violenza e più in sintonia con la rivolta silenziosa contro il caos quotidiano.

La sua proposta simbolo è lo “scudo di frontiera”, una combinazione di barriere fisiche e mezzi tecnologici per sigillare il Nord del Paese, principale porta d’ingresso dell’immigrazione irregolare. Promette deportazioni di massa per centinaia di migliaia di irregolari, un giro di vite contro le gang, un rafforzamento netto delle forze dell’ordine e un sistema penale più severo. Non nasconde la propria sintonia con le politiche di Trump negli Stati Uniti e con l’approccio di Bukele alla sicurezza, e proprio questo linguaggio diretto, che l’establishment etichetta come “estremismo”, è ciò che oggi attira l’elettorato stanco della retorica progressista.

Criminalità e Tren de Aragua: la sicurezza al centro della campagna

La vera chiave di questa elezione è la sicurezza. In pochi anni il Cile, considerato a lungo uno dei Paesi più sicuri del continente, ha visto esplodere la percezione dell’insicurezza: omicidi più numerosi, rapine violente, estorsioni e il radicamento di organizzazioni come il cartello venezuelano del Tren de Aragua, protagonista di episodi che hanno scioccato l’opinione pubblica. Tra i casi simbolo, l’omicidio del camionista Byron Castillo nel 2022, ucciso da immigrati irregolari: una vicenda che è diventata il paradigma di un Paese che ha aperto le porte senza avere strumenti per controllare chi entra.

I numeri raccontano un’altra faccia del problema: gli stranieri sono ormai quasi il 9% della popolazione cilena, e oltre il 40% di loro proviene dal Venezuela, un flusso umano spinto dal disastro economico del regime chavista. La sinistra insiste nel ribadire che “migrazione non è sinonimo di criminalità”, ma per milioni di cileni la coincidenza temporale tra boom migratorio e crescita delle gang è sufficiente a spostare il baricentro politico verso chi promette controllo e fermezza. Su questo terreno Kast gioca in casa, mentre Jara è costretta a rincorrerlo proponendo misure più severe di quelle sbandierate dalla sinistra solo pochi anni fa.

Il voto utile della destra e il crollo del centro

Il primo turno ha certificato un altro fenomeno: la quasi scomparsa del centro moderato. Le vecchie sigle della Concertación che hanno governato il Cile per decenni si sono frantumate, incapaci di proporre un’alternativa credibile tra il comunismo di governo e la destra identitaria. A riempire lo spazio lasciato vuoto sono stati altri candidati di area conservatrice e liberale, come la storica esponente Evelyn Matthei e il libertario radicale Johannes Kaiser. Entrambi hanno annunciato il sostegno a Kast in vista del ballottaggio, trasformando il secondo turno in un fronte compatto anti-Jara.

Se al risultato di Kast si sommano i voti di queste candidature, il blocco di destra supera di parecchio la somma dei consensi di sinistra e centrosinistra. Non è una sicurezza matematica di vittoria, ma fotografa un clima generale: la voglia di cambiamento non è più monopolio delle piazze progressiste, ma attraversa quella parte di popolo che si sente tradita dall’élite accademica e mediatica che aveva promesso un Cile più giusto e ha consegnato solo più insicurezza e più paura.

Dopo Boric, un referendum su comunismo e sovranità

Il 14 dicembre sarà, di fatto, un referendum sul futuro politico e identitario del Paese. Da una parte c’è Jeannette Jara, comunista che si presenta con volto rassicurante e linguaggio pragmatico, ma che rappresenta la continuità di un governo che non è riuscito a governare l’insicurezza e che ha spinto il Cile dentro l’ennesimo esperimento progressista incompiuto. Dall’altra parte c’è José Antonio Kast, che propone una rottura netta: confini difesi, tolleranza zero contro le gang, recupero della sovranità nazionale su temi che, in questi anni, sono stati delegati alle ONG e agli organismi sovranazionali.

In un’America Latina che si sta lentamente spostando a destra, il Cile rischia di diventare il caso emblematico di un popolo che, dopo aver tentato la via del laboratorio progressista, chiede ora un ritorno all’ordine. Per la sinistra cilena il ballottaggio è l’ultimo appello per dimostrare di saper garantire sicurezza e sviluppo; per Kast è l’occasione di trasformare anni di battaglie solitarie in un mandato popolare pieno. Toccherà agli elettori decidere se il futuro del Paese sarà ancora nelle mani di chi ha guidato l’ultimo ciclo di governo o se il Cile imboccherà, una volta per tutte, la strada di una destra d’ordine, capace di rimettere al centro confini, lavoro e sicurezza.

Fonti

Al Jazeera – Run-off Jara vs Kast
Americas Quarterly – Meet the Candidates 2025
The Guardian – Kast favorito al ballottaggio
Le Monde – Immigrazione venezuelana e campagna cilena
Reuters – Criminalità, Tren de Aragua e voto cileno
The Economist – Cile verso una svolta a destra
Wikipedia – 2025 Chilean general election
Jacobin – Profilo di Jeannette Jara
Bloomberg – Programma migratorio di Kast

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