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Europa

Francia, il crollo del governo Lecornu travolge Macron

Chiara Morganti

Durato solo 14 ore, il governo di Sébastien Lecornu segna l’ennesimo fallimento del macronismo. Bardella chiede elezioni anticipate e accusa l’Eliseo di temere la democrazia e il voto popolare che spinge il Rassemblement National verso il potere.

Riassunto dell'articolo

Il governo francese guidato da Sébastien Lecornu è durato meno di un giorno, portando alla luce la crisi strutturale del macronismo. Emmanuel Macron, sempre più isolato, tenta di resistere al collasso politico mentre Jordan Bardella, leader del Rassemblement National, chiede elezioni anticipate per restituire la parola ai francesi. La destra patriottica appare ormai inevitabilmente destinata a entrare nel governo della Nazione, segno di una democrazia che vuole riprendersi il proprio spazio.

Francia, il governo più breve della Quinta Repubblica: crolla il sistema Macron

In Francia, la crisi politica ha assunto i contorni del grottesco. Il nuovo governo guidato da Sébastien Lecornu, nominato da Emmanuel Macron nel tentativo di ridare un minimo di stabilità al Paese, è durato appena quattordici ore. Un record di precarietà che segna il punto più basso della presidenza Macron e sancisce l’ennesimo fallimento di un sistema ormai incapace di rappresentare la volontà popolare.

CREAZIONE SITI WEB
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Le dimissioni immediate di Lecornu, motivate dall’impossibilità di governare in un quadro parlamentare frammentato e paralizzato, rappresentano più di una crisi istituzionale: sono il simbolo di un potere ormai logoro, che tenta di sopravvivere negando la realtà di un popolo che chiede un cambiamento profondo.

Il collasso del macronismo e la fine della finzione centrista

Per anni Macron ha tentato di costruire un’illusione: quella di un “centro” politico capace di tenere insieme tutto e il contrario di tutto. Ma oggi quella finzione si sgretola di fronte alla verità più semplice e più scomoda: la Francia reale non si riconosce più in questo sistema di potere.

Il crollo del governo Lecornu mostra che la Quinta Repubblica vive ormai in una sospensione permanente, ostaggio di giochi di palazzo e compromessi senza sostanza. La presidenza Macron, che aveva promesso riforme e modernità, è divenuta sinonimo di instabilità, arroganza e autoreferenzialità.
Mentre il Paese affronta inflazione, insicurezza e disoccupazione crescente, l’Eliseo continua a manovrare per escludere artificialmente la principale forza popolare del Paese: il Rassemblement National, guidato da Jordan Bardella e Marine Le Pen.

Bardella: “Ridiamo la parola ai francesi”

Dopo le dimissioni di Lecornu, Jordan Bardella ha parlato con chiarezza:
“Questo governo è il simbolo del fallimento totale del macronismo. L’unica via democratica è sciogliere l’Assemblea e restituire la parola ai francesi.”

Una richiesta netta e legittima. Perché in democrazia non si governa contro la volontà del popolo, ma attraverso di essa. E oggi quella volontà è chiarissima: i francesi chiedono un cambiamento vero, non l’ennesimo rimpasto tecnico deciso a porte chiuse.
Il giovane leader del Rassemblement National, forte di un consenso che ha travolto tutte le previsioni, ha riportato il dibattito politico al suo significato originario: la sovranità popolare come fondamento della democrazia.

La paura dell’élite: il popolo al governo

Dietro la resistenza di Macron e dei suoi apparati si nasconde una paura antica: la paura che la democrazia, quella autentica, torni a imporsi sulle visioni autocratiche di un presidente che governa per decreto e che da anni svuota le istituzioni del loro senso.

L’ostinazione nel voler tenere fuori il Rassemblement National dal governo della Nazione non è più sostenibile. In ogni elezione, dalla presidenza alle europee, il partito di Bardella e Le Pen rappresenta milioni di francesi, i lavoratori, i giovani, le famiglie che si sentono abbandonate da un potere elitario e distante.
Oggi, nonostante l’apparato mediatico e giudiziario cerchi di delegittimarli, è proprio il Rassemblement National a incarnare la legittimità democratica, quella che Macron e i suoi alleati continuano a negare.

Verso nuove elezioni? La sfida della democrazia francese

Se il presidente non riuscirà a trovare una maggioranza di transizione nelle prossime ore, lo scioglimento dell’Assemblea Nazionale e le elezioni anticipate sembrano ormai inevitabili. Sarebbe un atto di verità e di rispetto verso i cittadini, non una sconfitta.
Perché la vera sconfitta, oggi, sarebbe continuare con un teatro di marionette politiche incapaci di governare, mentre fuori l’economia langue e le periferie bruciano.
La Francia ha bisogno di respirare democrazia, e la democrazia, piaccia o no all’Eliseo, non può più fare a meno del Rassemblement National.

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Chiara Morganti
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