Accordo Iran USA: chi ha vinto la guerra cominciata il 28 febbraio 2026? È la domanda che muove più ricerche da quando, mercoledì sera, Donald Trump ha firmato a Versailles — durante una cena con Emmanuel Macron — il memorandum d’intesa in quattordici punti che chiude quasi quattro mesi di Operazione Epic Fury. A Teheran ha controfirmato il presidente Masoud Pezeshkian. Lo Stretto di Hormuz riapre, il blocco navale americano cade, le Borse festeggiano e il prezzo del petrolio scende.
Eppure dalle due capitali arrivano due racconti opposti della stessa firma. Trump parla di «vittoria totale» e di greggio che torna a scorrere a fiumi. La Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, ribalta il quadro: il presidente americano «ha firmato per debolezza». Capire chi ne esce davvero rafforzato richiede di guardare oltre i comunicati, ai termini concreti dell’intesa.
Cosa prevede l’accordo Iran-USA: i 14 punti della firma
Cosa prevede l’accordo Iran USA, al di là delle dichiarazioni? Il memorandum letto dai funzionari della Casa Bianca poggia su pochi pilastri concreti.
Il primo è la riapertura dello Stretto di Hormuz, con la contestuale revoca del blocco navale che dall’aprile scorso isolava i porti iraniani. Il transito sarà gratuito per sessanta giorni, con la possibilità — non esclusa — di pedaggi successivi.
Il secondo è una tregua di sessanta giorni che riapre i colloqui sul programma nucleare: una moratoria, non uno smantellamento. Il terzo è economico: sblocco progressivo dei beni congelati — circa ventiquattro miliardi di dollari — e sospensione delle sanzioni sul petrolio.
A questo si aggiunge un fondo privato da trecento miliardi di dollari destinato all’Iran, di cui Trump nega però qualsiasi finanziamento diretto americano. Il pacchetto comprende infine un cessate il fuoco esteso al fronte libanese, punto su cui Israele ha già fatto sapere di non considerarsi vincolato. La firma ufficiale è attesa il 19 giugno in Svizzera.
Hormuz riaperto, ma sotto controllo iraniano
Il vicepresidente J.D. Vance ha dichiarato che lo Stretto «è aperto» e che dalla firma sono già transitate dodici navi iraniane. Ma il dettaglio decisivo è un altro: Hormuz riapre sotto controllo iraniano.
Il transito è libero solo per la finestra di sessanta giorni, dopo la quale Teheran potrebbe imporre tasse di passaggio. Lo sminamento del braccio di mare richiederà settimane. Soprattutto, l’arma che si è rivelata più potente nelle mani iraniane — la capacità di chiudere il corridoio attraverso cui passava circa un quinto del petrolio scambiato nel mondo — resta dov’era. Anzi, ne esce di fatto legittimata.
Non a caso la stampa economica anglosassone ha letto l’intesa come la consegna all’Iran del controllo dello Stretto. La rotta è riaperta, ma la leva strategica non ha cambiato mano.
La doppia narrazione: «vittoria totale» contro «resa americana»
Le due capitali raccontano guerre diverse. Trump definisce l’intesa la migliore mai raggiunta, un muro contro l’arma atomica, e lascia intendere che con la nuova dirigenza di Teheran sia perfino possibile un cambio di regime. Poi avverte: se gli iraniani non si comporteranno bene, i bombardamenti ricominceranno.
Sull’altra sponda, lo Stato maggiore iraniano sostiene di aver umiliato Stati Uniti e Israele e invita il nemico ad accettare la sconfitta. Khamenei spiega di aver dato il proprio assenso solo per l’impegno assunto da Pezeshkian a tutelare i diritti del popolo iraniano e del fronte della resistenza.
Sono due messaggi rivolti anzitutto verso l’interno. Per Trump il trofeo da esibire sono i mercati e il greggio che torna a scendere. Per Teheran è la sopravvivenza stessa del regime, che dopo quasi quattro mesi di guerra è ancora in piedi.
Chi ha vinto davvero: cosa è cambiato dal 28 febbraio
Per rispondere alla domanda su chi ha vinto conviene confrontare il quadro di oggi con quello del 28 febbraio. Il risultato è spiazzante: le due parti sono tornate quasi al punto di partenza.
L’Iran ha pagato un prezzo altissimo in vite e infrastrutture. Ma conserva il regime, l’apparato missilistico e i suoi alleati regionali, mantiene la leva su Hormuz e rientra sui mercati petroliferi con le sanzioni sospese e i fondi in via di sblocco.
Gli Stati Uniti, dal canto loro, incassano il titolo: il greggio scende, le Borse segnano record, la libera navigazione viene annunciata. Ma la «vittoria totale» non ha prodotto né un disarmo nucleare verificato né il cambio di regime evocato. Ha prodotto una pausa a tempo.
Il nucleare rinviato e i 300 miliardi: ciò che l’accordo non chiude
La spia di quanto poco sia stato risolto è proprio il nucleare. L’accordo non smantella nulla: apre sessanta giorni di colloqui. La questione che ha innescato la guerra resta aperta, semplicemente spostata più in là.
Poi c’è il fondo da trecento miliardi. Trump esclude versamenti americani diretti e parla di notizie false: ma allora chi mette i soldi? L’architettura rinvia al capitale sovrano del Golfo, l’unico in grado di mobilitare cifre simili. Chi finanzia la ricostruzione, com’è noto, ne detta poi le condizioni.
Resta infine il nodo libanese. Israele non intende ritirarsi dal sud e presidia una fascia di sicurezza profonda una decina di chilometri. Teheran chiede a Washington di imporre il cessate il fuoco a Netanyahu. E l’Europa, guidata da Francia e Gran Bretagna, prepara una missione navale a Hormuz con una ventina di Nazioni: il segno più chiaro che la sola firma non basta a garantire la navigazione.
Il limite della potenza: colpire la Persia, non piegarla
Il dopoguerra consegna una lezione che va oltre i quattordici punti. La potenza americana può colpire la Persia, isolarla, impoverirla. Piegarla del tutto è un’impresa che ha logorato imperi assai più pazienti.
L’accordo non chiude lo scontro tra Washington e Teheran: lo trasferisce su un altro terreno, dove il tempo — l’arma che i persiani maneggiano da millenni — torna a pesare più della forza. È la stessa logica del mondo multipolare: nessuna potenza, per quanto schiacciante sul piano militare, riesce più a dettare l’ordine e a imporre una resa.
Per questo, alla domanda su chi ha vinto, la risposta più onesta è che nessuno ha vinto la guerra. Ma uno solo, per ora, ha vinto il dopoguerra.
Fonti
Euronews — Usa e Iran firmano l’accordo: chi ci guadagna davvero
Il Messaggero — Usa-Iran, firmato l’accordo: l’intesa in 14 punti
Quotidiano Nazionale — Riapre Hormuz, revocato il blocco navale Usa
Sky TG24 — Accordo Usa-Iran: la riapertura dello Stretto di Hormuz
Il Giornale — Trump esalta l’intesa, Khamenei: «Ha agito per debolezza»
Today — Cosa prevede l’accordo firmato tra Stati Uniti e Iran
Il Politico Web — Memorandum 14 punti USA-Iran: cosa prevede l’accordo
Il Politico Web — Accordo Iran-USA: Trump annuncia l’intesa, Hormuz riaprirà
Il Politico Web — L’accordo di Trump e lo scontro con Netanyahu

