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Geopolitica

Terza portaerei in rotta verso il Golfo: Washington avverte gli alleati, dopo le midterm Trump può colpire l’Iran

Antonio Antipari 4 min di lettura

La Theodore Roosevelt è attesa a novembre nel comando CENTCOM: con Bush e Washington saranno tre i gruppi da battaglia davanti all'Iran, mentre a Doha si tratta per il terzo giorno e Trump non ha ancora deciso

Riassunto dell'articolo

Gli Stati Uniti schierano una terza portaerei verso il Golfo: la Theodore Roosevelt, partita da San Diego il 27 settembre, è attesa entro fine novembre nel comando CENTCOM accanto a George H.W. Bush e George Washington, con oltre 20.000 militari nell'area. Washington ha avvertito gli alleati di prepararsi a una possibile campagna contro l'Iran dopo le midterm del 3 novembre, mentre a Doha l'Iran tratta per il terzo giorno con i mediatori del Qatar e Washington sostiene che lo Stretto di Hormuz sia aperto. Trump non ha ancora preso la decisione finale.

Una terza portaerei USA verso l’Iran è in navigazione nell’Indo-Pacifico e la decisione di Donald Trump arriverà dopo le elezioni di medio termine di domani. La Theodore Roosevelt, partita da San Diego il 27 settembre con il suo gruppo da battaglia, è attesa entro fine novembre nell’area del comando centrale americano, dove operano già la George H.W. Bush e la George Washington. Già a inizio ottobre l’Associated Press, citando un funzionario, aveva stimato in circa 9.000 i militari in movimento verso il Medio Oriente con il gruppo Roosevelt e il gruppo anfibio Makin Island: più di 7.000 marinai e 2.000 marines, che porteranno la presenza navale americana nell’area oltre le 20.000 unità, con centinaia di velivoli. In tutta la regione gli Stati Uniti hanno già più di 50.000 militari. Tre gruppi portaerei schierati insieme nella regione non si vedevano da aprile, quando accadde per la prima volta dal 2003.

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L’avvertimento agli alleati: prepararsi alla rappresaglia

Secondo il Wall Street Journal, Washington ha avvertito gli alleati del Golfo di prepararsi a una possibile campagna breve e intensa contro l’Iran dopo le midterm del 3 novembre. Due diplomatici informati hanno riferito all’Associated Press che funzionari americani hanno chiesto agli alleati di prepararsi a una rappresaglia iraniana contro impianti energetici e altre infrastrutture critiche, e che il nuovo ciclo di raid potrebbe durare diversi giorni. Giovedì 29 ottobre, sempre secondo il Journal, il comandante del CENTCOM Brad Cooper ha presentato a Trump alla Casa Bianca gli scenari di attacco, insieme al segretario alla Difesa Pete Hegseth e al capo di stato maggiore congiunto Dan Caine. Intanto la tensione sale anche su altri fronti: domenica Teheran ha designato come terroristiche la Royal Navy e la Raf britanniche, in ritorsione per la messa al bando dei Pasdaran a Londra, e la Guida Suprema ha già avvertito che la rappresaglia non avrebbe limiti.

Trump a Time: «È possibile che intensifichi i bombardamenti»

Il presidente non ha nascosto la posta in gioco. In un’intervista a Time pubblicata il 1° ottobre, Trump ha detto che è «possibile» che intensifichi i bombardamenti sull’Iran dopo le elezioni del 3 novembre, senza voler dettagliare la strategia. Nella stessa intervista ha spiegato di avere respinto l’ultima proposta di cessate il fuoco iraniana: Teheran aveva offerto di «aprire» lo Stretto di Hormuz, ma la proposta complessiva «non era abbastanza buona». Alla domanda se la guerra, sempre più impopolare, possa danneggiare i repubblicani alle midterm, Trump ha risposto: «È possibile. Ma dovrebbe aiutare, perché l’Iran non avrà un’arma nucleare».

A Doha si tratta per il terzo giorno, e Hormuz resta aperta

L’altro binario non si è chiuso. Domenica i negoziatori iraniani hanno tenuto a Doha il terzo giorno consecutivo di colloqui con i mediatori del Qatar, alla ricerca di un quadro per chiudere il conflitto che dura da otto mesi e risolvere la crisi dello Stretto di Hormuz. Washington sostiene che lo stretto sia aperto: a metà settembre il portavoce del CENTCOM, capitano Tim Hawkins, aveva dichiarato ad Al Jazeera che le forze americane avevano aiutato a far transitare oltre 900 milioni di barili di greggio da inizio maggio, e che le mine erano state rimosse dalle rotte principali. Teheran, dal canto suo, si dice pronta sia alla diplomazia sia allo scontro militare.

Il bivio si chiude dopo il 3 novembre

La terza portaerei USA verso l’Iran non è ancora una decisione di guerra. I diplomatici sentiti dall’AP sottolineano che Trump non ha preso una decisione finale su ulteriori azioni militari, e i colloqui di Doha restano il canale aperto per evitarla. Ma la sequenza dice che il tempo delle scelte è fissato: prima il voto di domani, poi l’arrivo della Roosevelt nel comando CENTCOM. Se la diplomazia non chiude, Washington avrà nell’area la forza per una campagna breve e intensa; se chiude, lo schieramento sarà stato la leva che l’ha resa possibile.

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