Lo stop agli aiuti a Israele lo ha annunciato Donald Trump in diretta televisiva, oggi, nel giorno in cui l’America vota per le elezioni di metà mandato. Intervistato da Fox News a «Fox & Friends», il presidente ha detto che l’intesa con Benjamin Netanyahu è chiusa da mesi: gli Stati Uniti versano a Israele 4 miliardi di dollari l’anno e dal 2027 non li verseranno più. «Quanto a pagare Israele, Bibi Netanyahu e io abbiamo fatto un accordo: diamo a Israele 4 miliardi di dollari l’anno, e mesi fa abbiamo concordato che smetteremo». Poi la data: «Abbiamo già stabilito che entro la fine di quest’anno non pagheremo più Israele. Ora, aiuteremo Israele se ne avrà bisogno». E ad avanzare l’idea, ha aggiunto, è stato proprio Netanyahu: «Posso essere onesto? L’ha proposto lui. L’ha proposto lui».
Alla domanda sul perché, Trump ha risposto con la frase che riassume la svolta: «Glieli stavamo dando, 4 miliardi, ma si chiude a fine anno. Perché? Perché non ne hanno bisogno». Israele, nella sua lettura, non ha più bisogno del finanziamento americano. E lo stop non significa rottura: Washington resta pronta a intervenire se Gerusalemme ne avrà bisogno, ma la regola cambia. «Possono comprare quello che vogliono. Possono comprare quello che vogliono. Anche l’Europa può. Produciamo le armi migliori del mondo». Da finanziatore, Washington si propone come venditore.
Il memorandum scade nel 2028, non nel 2026
Il primo nodo è tecnico, e lo segnala la stessa Reuters: non è chiaro a quale finanziamento Trump si riferisse. Il quadro vigente è il memorandum d’intesa decennale firmato nel 2016, che garantisce a Israele 3,8 miliardi di dollari l’anno per gli anni fiscali 2019-2028: 3,3 miliardi di finanziamento militare e 500 milioni per la difesa missilistica. Il memorandum scade nel 2028 e le conversazioni su come l’assistenza americana evolverà oltre quella data sono già in corso. L’annuncio di oggi anticipa la scadenza di due anni, senza indicare atti formali.
Il secondo elemento è che la direzione non l’ha inventata Trump. Il 10 maggio, in un’intervista a «60 Minutes» della CBS, Netanyahu aveva detto di voler portare «a zero» il sostegno finanziario americano entro un decennio. Il 1° giugno, in una lettera al deputato repubblicano Marlin Stutzman, aveva scritto che per Israele era arrivato il momento di «passare da beneficiario degli aiuti a partner». Il premier israeliano aveva cioè aperto lui stesso il percorso dell’autonomia dagli aiuti, in dieci anni. Trump lo ha compresso in uno: entro fine 2026.
L’annuncio non è ancora un atto
Tra le parole di «Fox & Friends» e la chiusura del rubinetto restano passaggi che l’annuncio non copre. L’ufficio di Netanyahu non ha commentato: da Gerusalemme, finora, nessuna conferma pubblica dell’intesa e nessuna reazione. Gli stanziamenti per la difesa li vota il Congresso, e il memorandum in vigore corre fino al 2028. E la clausola pronunciata da Trump — «li aiuteremo se ne avranno bisogno» — lascia aperta la strada che Washington ha già percorso negli anni di guerra: pacchetti straordinari approvati fuori dal quadro ordinario. Lo stop, allo stato, è un impegno politico tra due governi, non un atto legislativo verificato.
Perché oggi: la partita delle midterm
Il giorno scelto non è neutro. Trump ha spiegato da solo la ragione politica dell’annuncio: i democratici e i politici di sinistra usano il sostegno finanziario americano a Israele come argomento contro i repubblicani. «La sinistra usa il pagamento da 4 miliardi — che tutti conoscono, non è un segreto — come segnale di ingiustizia, e non possiamo permettere che accada». Il sostegno degli elettori americani a Israele è calato dall’inizio della guerra di Gaza del 2023, soprattutto tra i democratici: un sondaggio Quinnipiac del 18-22 giugno ha rilevato che il 48 per cento degli elettori e il 66 per cento dei democratici ritiene gli Stati Uniti troppo favorevoli a Israele, contro il 16 e il 20 per cento registrati alla prima rilevazione, nel 2017. Annunciare la fine dei 4 miliardi il giorno del voto toglie quell’argomento dal campo avversario e lo trasforma in un trofeo: l’alleato più stretto che rinuncia ai soldi perché non ne ha bisogno.
C’è infine la posizione di Netanyahu, che riceve l’annuncio nel momento più debole del suo percorso recente. Le elezioni israeliane del 27 ottobre hanno lasciato il suo blocco a 53 seggi su 120, senza maggioranza: da domani il presidente Herzog avvia le consultazioni per l’incarico e, come abbiamo raccontato, la partita del governo passa dai seggi di Liberman e dall’appoggio esterno delle liste arabe al fronte avversario. L’autonomia dagli aiuti americani era un punto qualificante della sua dottrina di sovranità; ora la data l’ha annunciata Trump, in televisione, e il suo ufficio tace. I passaggi da verificare sono tre: la risposta di Gerusalemme, la posizione del Congresso sugli stanziamenti per il 2027 e il negoziato sul memorandum che dovrà sostituire quello in scadenza nel 2028.
Fonti
- Reuters (via Internazionale) – Trump says US will stop $4 billion funding to Israel at end of 2026
- Fox News – Trump says Israel will stop receiving $4B in US aid by year’s end, can still buy weapons
- CP24 (Reuters) – Benjamin Netanyahu says Israel wants to wean U.S. military, financial support
- JNS – Republican congressman introduces resolution to reshape US-Israel defense ties as ‘trade over aid’
- JTA – Half of Americans think the U.S. is too supportive of Israel
© RIPRODUZIONE RISERVATA

