Le elezioni midterm 2026 sono cominciate. Martedì 3 novembre gli americani rinnovano tutti i 435 seggi della Camera e 35 seggi del Senato, oltre a 36 governatori: è il primo voto nazionale sul secondo mandato di Donald Trump, e decide chi controllerà il Congresso negli ultimi due anni della sua presidenza. I repubblicani difendono maggioranze sottili — 218 a 214 alla Camera, 53 a 47 al Senato — e ai democratici servono quattro seggi netti in ciascuna Camera per ribaltarle; al Senato un pareggio 50 a 50 lascerebbe comunque il voto decisivo al vicepresidente JD Vance. Tutto il resto — sondaggi, soldi, perfino le aule di tribunale — alla vigilia ha detto la stessa cosa: la Casa Bianca arriva al voto in difesa.
Elezioni midterm 2026: i sondaggi finali e gli oltre 57 milioni che hanno già votato
L’ultimo sondaggio New York Times/Siena dà i candidati democratici avanti in tutti e sette gli Stati in cui ha misurato la corsa al Senato — Alaska, Iowa, Kansas, Maine, Michigan, Ohio e Texas — anche se diverse corse restano dentro il margine di errore: in Texas il vantaggio è di sette punti (50 a 43), in Kansas di cinque, mentre Alaska (48 a 46) e Iowa (48 a 47) restano in bilico. Nel sondaggio NBC News il 52% degli elettori vuole un Congresso a guida democratica, contro il 45%. Sul mercato di previsione Kalshi, lunedì a mezzogiorno ora di New York, la Camera era data ai democratici al 94% e il Senato al 74%. La partecipazione anticipata ha fissato il clima: oltre 57 milioni di voti già espressi secondo l’Election Lab dell’Università della Florida, un record per le midterm che ha già superato i circa 46 milioni del 2022, con il Texas a più 50% rispetto a quattro anni fa. Trump ha chiuso lunedì pomeriggio alla Reflecting Pool del Lincoln Memorial, celebrando la riapertura della vasca restaurata e parlando di «età dell’oro dell’America»; la NBC misura la sua disapprovazione al 60%, il dato più alto nei suoi due mandati. Resta il caveat che in America vale sempre: i sondaggi hanno già sottostimato i repubblicani in passato, e il voto del giorno delle elezioni è storicamente più repubblicano di quello anticipato.
La prima sconfitta è arrivata prima delle urne: la Corte Suprema sulle schede della California
Lunedì sera, a poche ore dall’apertura dei seggi, la Corte Suprema ha respinto la richiesta d’emergenza del dipartimento di Giustizia che chiedeva di mettere da parte e non contare le schede postali di oltre 20.000 elettori californiani indicati dall’amministrazione come probabili non cittadini, finché la cittadinanza di ciascuno non fosse stata verificata. La decisione è arrivata in poche ore, senza motivazione, dopo che il giudice federale David Carter e un collegio diviso della Corte d’appello del Nono Circuito — con un giudice nominato da Trump in maggioranza — avevano già detto no. Il dipartimento aveva sostenuto che, una volta mescolate alle altre, quelle schede non si sarebbero più potute recuperare; i giudici di merito hanno replicato che la lista federale è inaffidabile — un’analisi preliminare della contea di Los Angeles su un campione di nomi ha trovato che quasi il 40% risulta nato negli Stati Uniti — e che cambiare le regole a voto in corso avrebbe rischiato di privare cittadini americani del loro voto. Per l’amministrazione è la seconda sconfitta stagionale in Corte Suprema sul voto postale, dopo quella di settembre. Il dipartimento di Giustizia farà comunque sorvegliare i seggi da circa mille osservatori, circa il triplo delle ultime midterm.
La notte dei risultati e cosa cambia per Iran e Ucraina
I primi seggi chiudono a mezzanotte ora italiana in Indiana e Kentucky, gli ultimi in Alaska alle sette del mattino di mercoledì. La Camera potrebbe essere assegnata nella notte; il Senato si decide sulle corse dell’Est e del Midwest, mentre la California — che accetta schede spedite entro oggi e ricevute entro il 10 novembre — può tenere in sospeso i suoi distretti per giorni, come nel 2022, quando la Camera fu assegnata otto giorni dopo il voto. Per l’Europa il punto non è il colore del Congresso in sé: è il margine di manovra di Trump. La Casa Bianca ha tenuto fermo il dossier iraniano in attesa del 3 novembre — la decisione sull’Iran era stata rinviata a dopo le midterm — e una Camera democratica potrebbe bloccare i finanziamenti e aprire inchieste; un Senato democratico cambierebbe invece i rapporti di forza su aiuti a Kiev, sanzioni e nomine. Le elezioni midterm 2026 si chiudono ai seggi americani, ma i loro effetti arrivano fino a Hormuz e al fronte ucraino.
Fonti
- AP (via Scripps) – Supreme Court rejects Trump’s push to set aside thousands of California ballots
- NPR (via OPB) – Some on DOJ’s 20,000 «likely» noncitizen list in Calif. appear to be U.S.-born
- Siena Research Institute – NYTimes/Siena Poll of Likely Voters – Alaska, Iowa, Kansas, Maine, Michigan, Ohio, and Texas
- University of Florida Election Lab – 2026 Early Voting
- HNGN – Trump Takes 20,000-Ballot Fight to Supreme Court on Election Eve
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