Le elezioni Brasile 2026 si decidono al ballottaggio del 25 ottobre, e a dieci giorni dal voto il campo si è spostato dalle piazze ai server di Meta. Giovedì 15 ottobre il giudice Marco Aurélio Bellizze, del Tribunale Superiore Elettorale, ha ordinato alla società di Mark Zuckerberg di garantire immediatamente lo stesso trattamento alle campagne di Luiz Inácio Lula da Silva e di Flávio Bolsonaro su Instagram, Facebook e WhatsApp. Multa in caso di inadempienza: 500mila reais al giorno, circa 85mila euro.
Il giorno dopo Folha de S.Paulo ha pubblicato messaggi interni in cui dipendenti di Meta riconoscono restrizioni sugli account del presidente. La vicenda è diventata il tema centrale di una campagna che Lula sta perdendo: al primo turno del 4 ottobre Flávio Bolsonaro ha preso il 47,03%, lui il 45,16%.
Cosa ha deciso il tribunale elettorale
L’ordinanza di Bellizze è ampia. Meta non può ridurre la distribuzione dei contenuti politici, limitare le ricerche o rimuovere post in modo da creare uno squilibrio tra i due candidati. Lo stesso vale per Meta AI, lo strumento di intelligenza artificiale integrato in WhatsApp e Instagram, che deve applicare criteri identici a entrambe le candidature.
Il tribunale ha anche chiesto alla società di documentare il guasto tecnico a cui attribuisce i problemi e di ripristinare entro il 21 ottobre la copertura pubblicitaria che la campagna di Lula aveva acquistato e non ricevuto. Meta non ha commentato la decisione.
È una misura cautelare, non un giudizio di merito. Ma arriva a dieci giorni dal voto e fissa un principio che in Europa nessun tribunale ha ancora scritto: un giudice elettorale può ordinare a una piattaforma come deve comportarsi il suo algoritmo.
Le accuse della campagna di Lula
Il ricorso del Partito dei Lavoratori elenca una serie di episodi. Il 9 e il 10 ottobre il profilo ufficiale di Lula non ha potuto promuovere i post su Instagram. Prima del primo turno i profili del presidente e di altri dirigenti della sinistra sono spariti dai risultati di ricerca della piattaforma. Un video ha subito un’interruzione nel conteggio delle visualizzazioni.
C’è poi Meta AI: secondo i legali di Lula, Gean Ferreira ed Evelyn Santos, lo strumento rifiutava di generare immagini legate al presidente mentre le produceva senza problemi per Flávio Bolsonaro. La campagna segnala anche una rete di 255 profili Instagram gestiti con intelligenza artificiale che avrebbe raccolto 58 milioni di visualizzazioni in un mese attaccando Lula, il PT e la first lady Janja.
L’argomento di fondo è un altro: i contenuti di Bolsonaro, dicono i legali, hanno una portata artificiale, con numeri di coinvolgimento paragonabili a quelli delle celebrità mondiali, mentre quelli del presidente vengono frenati. Il PT chiede a Meta di raddoppiare la portata dei contenuti di Lula per compensare il danno. La campagna ha annunciato anche un ricorso all’Organizzazione degli Stati Americani.
I messaggi interni pubblicati da Folha
Il 16 ottobre Folha de S.Paulo ha pubblicato conversazioni interne di dipendenti Meta. Nei messaggi si discute di problemi tecnici che hanno colpito gli account Instagram di Lula e si riconosce che il profilo di Flávio Bolsonaro compariva nei consigliati della piattaforma, e che il suo canale WhatsApp veniva mostrato nelle ricerche fatte da utenti vicini a Lula.
Non è la prova di un’intenzione. È la prova che dentro l’azienda qualcuno aveva visto il problema prima che diventasse pubblico. Ed è su questo che il tribunale ha chiesto a Meta di produrre, profilo per profilo, tutte le misure applicate dal 16 agosto in poi: riduzioni di portata, esclusioni dai consigliati, restrizioni di ricerca.
La risposta di Meta
La società ha definito le accuse semplicemente false. Il 10 ottobre aveva parlato di problemi tecnici che non riguardano solo il Brasile né account specifici; l’11 ottobre, davanti al tribunale, ha respinto ogni favoritismo e ha ribadito di rispettare le norme elettorali brasiliane.
Sul merito, la difesa di Meta ha un punto: un guasto globale che colpisce più account è plausibile, e la società non ha interesse a inimicarsi un governo con cui dovrà trattare per altri quattro anni se Lula dovesse vincere. Sul piano politico, però, la campagna del PT ha già incassato quello che cercava: l’immagine di un presidente ostacolato da una multinazionale americana vicina a Donald Trump, di cui Flávio Bolsonaro è alleato dichiarato.
I numeri del primo turno e i sondaggi
Al primo turno Flávio Bolsonaro ha ottenuto 56,1 milioni di voti, Lula 53,9 milioni: 1,87 punti di distacco, con il senatore del Partito Liberale avanti in 15 Stati e il presidente in 12. Nessuno dei sondaggi pubblicati alla vigilia aveva previsto il sorpasso.
Per il ballottaggio i sondaggi divergono. Datafolha dà un testa a testa, 51 a 49 per Bolsonaro sui voti validi. La media delle rilevazioni assegna a Bolsonaro un vantaggio più largo, intorno ai quattro punti. Renan Santos, quarto al primo turno, ha rifiutato di indicare un voto. Sui mercati delle scommesse Bolsonaro è dato vincente con probabilità superiori all’85%.
Chi vince in Brasile non è ancora deciso. Ma Lula, che a 80 anni cerca il quarto mandato e che non ha mai usato un telefono cellulare, ha dovuto trasformarsi in un candidato da social: dopo il primo turno ha moltiplicato i video rivolti ai sostenitori online. La battaglia su Meta è anche questo, la fotografia di un candidato che insegue.
Il precedente del 2022
Quattro anni fa il copione era rovesciato. Nel ballottaggio tra Lula e Jair Bolsonaro il Tribunale Superiore Elettorale, allora presieduto da Alexandre de Moraes, intensificò i poteri di rimozione dei contenuti, vietò alle emittenti di definire Lula ex detenuto o corrotto e bloccò spot della destra. Il bersaglio era il bolsonarismo e le piattaforme venivano convocate per rimuovere più in fretta.
Oggi lo stesso tribunale interviene a favore del presidente in carica contro la piattaforma. Il principio è lo stesso: in Brasile è un giudice a decidere cosa è equilibrio nel dibattito pubblico. Chi ha applaudito nel 2022 e chi protesta oggi, e viceversa, dovrebbe ricordarsene.
Jair Bolsonaro, intanto, sconta in carcere una condanna a 27 anni per il tentato golpe dopo la sconfitta del 2022. Suo figlio corre con l’investitura paterna e con lo slogan della liberazione del padre. La vicenda giudiziaria del bolsonarismo e quella dell’algoritmo di Meta sono due capitoli dello stesso libro: il potere dei tribunali brasiliani sulla politica.
Chi decide cosa è equilibrio
La domanda che resta aperta vale anche per l’Europa. Se un algoritmo favorisce un candidato, il rimedio è un ordine del giudice che impone la parità? E chi misura la parità, con quali numeri, in quali tempi? Il tribunale brasiliano ha risposto in tre righe: Meta non deve creare squilibri. È una formula che può significare tutto.
Abbiamo visto in Romania cosa accade quando la giustizia decide di intervenire sulle elezioni in nome delle ingerenze digitali: elezioni annullate e un candidato escluso. Il Brasile non è a quel punto. Ma la strada su cui si è messo, con un giudice che regola la distribuzione dei contenuti a dieci giorni dal voto, va nella stessa direzione.
Il 25 ottobre si saprà se Lula avrà recuperato i due punti che gli mancano. Qualunque sia il risultato, il vincitore dovrà governare una Nazione in cui l’ultima parola sulla campagna elettorale l’ha avuta un tribunale, e non gli elettori.
Fonti
- AP – Brazil’s Lula wins electoral court challenge against Meta for alleged pro-Bolsonaro algorithm bias
- Reuters/Benzinga – Meta denies political bias in Brazil elections after staff flagged Instagram restrictions
- El Imparcial – Meta reconoció fallas que afectaron la visibilidad de Lula (inchiesta Folha de S.Paulo)
- O Povo – TSE determina que dona do Facebook esclareça em 48h restrições a posts da campanha de Lula
- Demócrata – La Justicia electoral de Brasil exige a Meta trato igual a Lula y a Flávio Bolsonaro
- The Rio Times – Brazil election results 2026, primo turno e sondaggi per il ballottaggio
- Council on Foreign Relations – Brazil’s 2026 election: what to know about the Lula-Bolsonaro runoff

