Tre petroliere con circa 140mila tonnellate di diesel russo sono dirette verso gli Stati Uniti. Gli arrivi sono previsti tra il 7 e l’11 novembre, pochi giorni dopo le elezioni di medio termine del 3 novembre. Sono i primi carichi resi possibili dall’intesa con Mosca annunciata da Donald Trump il 9 ottobre. Secondo il Financial Times, due delle tre navi sono colpite da sanzioni occidentali.
La Casa Bianca cerca diesel per abbassare i prezzi alla pompa. Sette parlamentari dei due partiti avvertono banche, porti e distributori che chi tocca quei carichi rischia cause e indagini. Sullo sfondo resta un dato politico: dopo quattro anni di sanzioni, è Washington a chiedere carburante a Mosca.
Le tre navi
La prima è la Agioi Fanendes, petroliera da 50mila tonnellate di portata, bandiera maltese, gestita dalla greca Eastern Mediterranean Maritime. Secondo i dati LSEG citati da Reuters, il 22 ottobre ha caricato a Primorsk, sul Baltico, circa 40mila tonnellate di diesel a bassissimo tenore di zolfo. Il segnale di bordo indicava New York, con arrivo il 7 novembre. Poi la destinazione è diventata «for orders», cioè in attesa di istruzioni. Se scaricherà davvero negli Stati Uniti, sarà il primo carico di diesel russo verso il mercato americano registrato da Kpler dal luglio 2023.
La seconda è la Talisman, petroliera costruita nel 2006 e battente bandiera russa, attesa sulla costa orientale americana il 9 novembre. È sanzionata dagli Stati Uniti dal gennaio 2025, poi da Unione Europea e Regno Unito. Il registro delle sanzioni dell’intelligence militare ucraina la collega, attraverso società di gestione negli Emirati, a Sovcomflot, la compagnia di navigazione di Stato russa, a sua volta sanzionata da Washington nel febbraio 2024.
La terza è la Leruo, bandiera della Sierra Leone, di proprietà di una società di Hong Kong. Ha lasciato San Pietroburgo il 17 ottobre ed è attesa sulla costa atlantica l’11 novembre. È sanzionata da Regno Unito, Unione Europea e Canada: l’Unione Europea l’ha inserita in lista nel 2025 per il trasporto di carichi russi e per pratiche a rischio, come lo spegnimento del sistema di localizzazione e i trasbordi da nave a nave.
Le destinazioni dichiarate, avverte lo stesso Financial Times, possono ancora cambiare.
Che cosa ha deciso Washington il 9 ottobre
Il 9 ottobre Trump ha annunciato che la Russia avrebbe fornito subito oltre 300mila tonnellate di diesel al mercato americano e a quello mondiale, poi 500mila a novembre e un milione subito dopo. Lo stesso giorno l’OFAC, l’ufficio del Tesoro che gestisce le sanzioni, ha emesso la General License 135.
Non è un trattato né un ordine esecutivo, ma una licenza amministrativa. Autorizza fino al 7 aprile 2027 le operazioni di vendita, consegna, scarico e importazione di diesel di origine russa, anche negli Stati Uniti, che i regolamenti sulle sanzioni vieterebbero. Restano esclusi i pagamenti dai conti della Banca centrale russa, del Fondo nazionale per il benessere e del ministero delle Finanze. Un testo firmato dai due governi non è stato pubblicato: il 21 ottobre il vicepremier russo Alexander Novak diceva che la firma del contratto era in fase di completamento. Due giorni dopo ha annunciato che le prime tre petroliere erano già in viaggio.
Lo scopo dichiarato è il prezzo. Secondo il Financial Times il diesel alla pompa costa in media 6,34 dollari al gallone, contro 3,66 di un anno fa. Pesano la guerra con l’Iran, che gli analisti indicano come causa principale, e gli attacchi ucraini alle raffinerie russe, che hanno spinto Mosca a limitare le esportazioni. È lo stesso rincaro che in Italia pesa su benzina e gasolio. I volumi però sono piccoli: il primo carico, circa 298mila barili, non copre un giorno di consumi americani, che sfiorano i 3,8 milioni di barili al giorno.
Il nodo legale: la legge del 2022 e le lettere del Congresso
Nel 2022, dopo l’invasione dell’Ucraina, gli Stati Uniti hanno vietato le importazioni di energia russa: prima con un ordine esecutivo di Joe Biden, poi con l’Ending Importation of Russian Oil Act, approvato ad aprile. La legge consente di sospendere il divieto solo dopo una consultazione con il Congresso e una certificazione del presidente su tre punti: la Russia ha cessato le ostilità in Ucraina, non minaccia i membri della NATO, riconosce il diritto degli ucraini di scegliere il proprio governo. Secondo l’analisi di Lloyd’s List Intelligence, la licenza del Tesoro non affronta quella legge e non dice nulla sulle navi sanzionate.
Sabato 24 ottobre sette parlamentari hanno scritto ai vertici di JPMorgan Chase, Bank of America, Citigroup, Wells Fargo, Goldman Sachs e Morgan Stanley, alle autorità portuali di Houston, Corpus Christi, Beaumont e New York/New Jersey e ai distributori di carburante. La commissione Esteri del Senato ha reso pubbliche le lettere lunedì 26.
Firmano i senatori democratici Jeanne Shaheen, prima esponente della minoranza nella commissione Esteri, Ron Wyden, Sheldon Whitehouse, Chris Coons ed Elizabeth Warren, il senatore repubblicano Thom Tillis e il deputato democratico Gregory Meeks, che alla Camera ha presentato una proposta di legge per bloccare l’intesa sul diesel.
«Qualsiasi importazione di diesel russo negli Stati Uniti solleva questioni legali significative e potrebbe essere oggetto di azioni legali, oltre che di indagini del Congresso», scrivono. Le aziende coinvolte, aggiungono, potrebbero esporsi a responsabilità sia penali sia civili. Per i firmatari la certificazione prevista dalla legge non c’è mai stata. Chiedono di non agevolare acquisto, trasporto, importazione, scarico, stoccaggio, finanziamento o distribuzione del diesel russo. Chiedono anche di conservare i documenti, comprese le comunicazioni con funzionari del governo dal 1° settembre, e di confermarlo entro il 28 ottobre.
La scadenza cade a pochi giorni dal voto. Se i democratici conquisteranno una o entrambe le Camere, avranno i poteri d’indagine per dare seguito all’avvertimento.
Il Tesoro considera l’operazione legale. Jeremy Paner, avvocato dello studio Hughes Hubbard citato dal Financial Times, riconosce al presidente il potere di concedere licenze temporanee. Avverte però che l’arrivo di navi sanzionate da altri governi occidentali può creare serie difficoltà, perché i loro sistemi finanziari e marittimi sono strettamente legati a quelli americani.
Perché l’operazione può incepparsi
Il primo ostacolo è la rotta: la Agioi Fanendes ha già tolto New York dal segnale di bordo. Il secondo sono le sanzioni: la licenza non copre esplicitamente le navi colpite, e la Talisman è sanzionata proprio da Washington. Il terzo è la quantità: gli analisti dubitano che la Russia possa garantire i volumi annunciati, soprattutto in caso di nuovi attacchi ucraini alle raffinerie.
Mosca, intanto, non dipende dal mercato americano. Secondo il broker Clarksons, il traffico di petroliere nei porti di Ust-Luga, Primorsk e San Pietroburgo è al livello più alto dal novembre 2023, con diesel diretto anche in Turchia, Egitto e Brasile.
Fonti
Dipartimento del Tesoro USA, OFAC, General License No. 135 (9 ottobre 2026)
Reuters, “Exclusive-First Russian diesel from Putin-Trump deal heading for US, data shows” (23 ottobre 2026)
The Maritime Executive, “Greek tanker sails for the U.S. with first Russian diesel cargo” (23 ottobre 2026)
NBC News, “Russian diesel tanker heads to the U.S., the first since Trump’s deal with Putin” (23 ottobre 2026)
Ukrainian Shipping Magazine, sintesi dell’inchiesta del Financial Times sulle tre petroliere (27 ottobre 2026)
Ukrainska Pravda, “Russian diesel heads to US aboard tanker under EU sanctions”, dal Financial Times (27 ottobre 2026)
Intelligence militare ucraina (GUR), scheda della petroliera Talisman, IMO 9292060
Reuters, “US imposes sanctions on Russia’s leading tanker group Sovcomflot” (febbraio 2024)
TASS, dichiarazioni di Alexander Novak sulla prima spedizione negli USA (21 ottobre 2026)
Outlook, “Three Russian tankers sail to US with diesel in first shipment since 2023” (24 ottobre 2026)
Al-Monitor, “How are Ukraine strikes, Mideast war driving US fuel prices?” (22 ottobre 2026)
Lloyd’s List Intelligence, “What does the US Russian diesel licence mean for maritime sanctions compliance” (12 ottobre 2026)
Commissione Esteri del Senato USA, comunicato della minoranza sulle lettere a banche, porti e distributori (26 ottobre 2026)
Newsweek, “Banks get warning about what could happen if Democrats win midterms” (ottobre 2026)
Gulf News/IANS, “US lawmakers warn banks, ports against Russian diesel” (27 ottobre 2026)
AP, “Trump’s decision to waive Russian sanctions outrages Congress, but no quick counter seen” (17 ottobre 2026)
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