Alle 3 di martedì 27 ottobre, ora di Kyiv, le armi si sono fermate intorno a Oleshky, la città occupata dai russi sulla riva sinistra del Dnipro, di fronte a Kherson. È una tregua locale, concordata da Russia e Ucraina per far entrare aiuti e far uscire i civili, con la mediazione della first lady americana Melania Trump. Pochi minuti dopo, missili balistici russi colpivano Kyiv.
Lo stop di martedì notte
Il ministero della Difesa russo ha comunicato di aver introdotto il «regime di silenzio» dalle 4 ora di Mosca, le 2 in Italia, e di aver cessato il fuoco sulla direttrice di Kherson per preparare l’operazione umanitaria. Dmytro Lubinets, commissario parlamentare ucraino per i diritti umani, ha confermato l’avvio alla stessa ora, le 3 di Kyiv. «Come capo della squadra negoziale ucraina, confermo che la parte ucraina sta rispettando i suoi impegni», ha scritto su Facebook.
L’intesa non è nata tra generali. A trattarla sono stati i due commissari per i diritti umani: Lubinets per Kyiv, Yana Lantratova per Mosca. La Casa Bianca l’aveva annunciata venerdì 23 ottobre, attribuendo a Melania Trump il ruolo di «intermediario esclusivo»: è stata lei, secondo la nota, ad avviare i contatti e a fissare i termini. Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ne ha lodato il ruolo.
Dieci giorni prima era stato Leone XIV, nella telefonata a Putin dal Gemelli, a chiedere una tregua per Oleshky, ottenendo dal Cremlino l’impegno a coordinare gli sforzi per gli aiuti.
Cosa prevede l’accordo
Il primo passo è lo sminamento della strada verso la città. Poi la consegna di cibo, medicine, prodotti per l’igiene. Infine l’evacuazione di chi vuole andarsene, attraverso un corridoio concordato. Secondo la Casa Bianca la missione entrerà in città giovedì 29 ottobre; secondo l’Associated Press le armi devono restare ferme almeno fino a sabato. Una scadenza finale non è stata comunicata.
Lantratova ha garantito un passaggio sicuro. Dove andranno gli sfollati, Peskov non l’ha detto. Melania Trump prevede che «alcuni vorranno andare in Russia, altri in Ucraina» e assicura che ognuno sarà portato «alla destinazione preferita». Sul posto, funzionari civili dei due Stati visiteranno i residenti casa per casa, e un’organizzazione giornalistica americana, definita imparziale e non nominata, documenterà il lavoro delle squadre.
Il capo di Stato maggiore russo Valerij Gerasimov ha precisato che le forze russe svolgeranno la ricognizione del genio e garantiranno il movimento sicuro del convoglio. Il terreno è sotto il controllo di Mosca, e l’operazione passa da lì. Lubinets ha avvertito che sarà graduale ed «estremamente difficile da attuare».
Chi resta a Oleshky
Prima della guerra Oleshky contava circa 24.000 abitanti. Oggi, secondo la Casa Bianca, ne restano tra 1.700 e 2.000, soprattutto anziani, con una cinquantina di bambini. Le truppe russe la controllano dai primi giorni dell’invasione del febbraio 2022. Nel giugno 2023 il crollo della diga di Kakhovka l’ha allagata per circa il 90% del territorio.
Da allora è una città di prima linea, con il fiume a separarla dalle posizioni ucraine. Le Nazioni Unite parlano di civili bloccati con cibo e medicine agli sgoccioli: strade minate, droni che colpiscono chi prova a uscire. Sulle responsabilità le versioni restano opposte. Kyiv accusa le forze russe di bloccare gli aiuti; il Cremlino attribuisce al governo ucraino la responsabilità della crisi umanitaria.
Intanto, Kyiv sotto i missili
La tregua vale per Oleshky e le aree collegate all’operazione, non per il resto del fronte. Pochi minuti dopo le 3 una serie di esplosioni ha scosso Kyiv. Un colpo ha danneggiato il Ponte Meridionale sul Dnipro, comprese le strutture della metropolitana che lo attraversano, e la circolazione dei treni è stata sospesa. Secondo Reuters l’attacco missilistico russo sulla capitale ha fatto almeno un morto e 15 feriti. A Kharkiv, lunedì sera, due morti e quattro feriti.
Lo stesso ponte era stato colpito nella notte tra il 21 e il 22 ottobre, poche ore dopo la visita di Witkoff a Putin. Gli attacchi non vanno in una sola direzione: nella notte tra domenica e lunedì i droni ucraini su Voronezh hanno fatto due morti e diciassette feriti, secondo il governatore Aleksandr Gusev.
Un precedente, non una pace
Oleshky non cambia la guerra. Mostra però che un accordo su un punto preciso è possibile quando lo cerca chi parla con entrambe le parti. Il prossimo appuntamento è tecnico: secondo Reuters, negoziatori ucraini, russi e americani si vedranno ad Abu Dhabi nella prima metà di novembre.
Fino ad allora, la prova è giovedì. Se il convoglio entra e i civili escono, Oleshky diventa un modello da replicare. Se si ferma sulla strada minata, resta un annuncio.
Fonti
Reuters (via Free Malaysia Today), “Russia, Ukraine begin Oleshky ceasefire but keep up strikes elsewhere” (27 ottobre 2026)
Euronews, “US-brokered ceasefire begins in Russian-occupied Oleshky as strikes hit Kyiv” (27 ottobre 2026)
Kyiv Independent, “Local ceasefire in besieged Oleshky begins, Ukrainian, Russian officials say” (27 ottobre 2026)
Ukrainska Pravda, “Ceasefire begins near Oleshky in Kherson Oblast” (27 ottobre 2026)
Casa Bianca, “First Lady Melania Trump Secures Ceasefire Between Russia and Ukraine, Localized to Oleshky” (23 ottobre 2026)
AP (via PBS NewsHour), “Melania Trump helps forge ceasefire deal in Russian-occupied Ukrainian city so aid can be delivered” (23 ottobre 2026)
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