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Geopolitica

Dobropillia, la guerra delle infiltrazioni nella nebbia: perché la cintura fortificata regge (per ora)

Bruno Bindel

I russi si sono infiltrati nel sud di Dobropillia, ma l'ISW non vede posizioni consolidate. La differenza tra presenza e controllo è tutta la guerra, in questo settore.

Riassunto dell'articolo

Sul fronte Dobropillia-Pokrovsk i russi usano nebbia e pioggia per infiltrarsi con piccoli gruppi, anche nel sud di Dobropillia. L'ISW, però, registra avanzate solo ai margini e nessuna posizione consolidata in città: presenza non è controllo, e senza massa la cintura fortificata di Sloviansk-Kramatorsk non si apre.

Sul fronte di Dobropillia e Pokrovsk i russi sono dentro Dobropillia. Non è una frase a effetto: l’Institute for the Study of War, nel suo rapporto del 23 ottobre, scrive che forze russe operano nel sud della città, dopo quella che valuta come una missione di infiltrazione. Le immagini geolocalizzate sono state pubblicate il 22 ottobre, l’osservatore militare ucraino Kostiantyn Mashovets aveva segnalato l’infiltrazione già il 21. Eppure la città non è caduta, e la cintura fortificata di Sloviansk e Kramatorsk, l’obiettivo che sta dietro a questo settore, resta in piedi. La spiegazione sta in una parola che in guerra vale più di una bandiera issata su un tetto: controllo.

CREAZIONE SITI WEB
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Un gruppo che entra non è un reparto che tiene. Entra di notte o nella nebbia, occupa un edificio, filma una bandiera, poi deve mangiare, deve ricevere munizioni, deve resistere al primo drone che lo individua quando il cielo si apre. Se fallisce anche in una sola di queste tre cose, la sua presenza resta un punto sulla mappa del nemico, non un terreno conquistato. Tutta la battaglia di Dobropillia, in queste settimane, si gioca in quello scarto.

Fronte Dobropillia-Pokrovsk: cosa è successo il 21-24 ottobre

Il rapporto ISW del 23 ottobre colloca l’operazione nel disegno più largo: l’obiettivo russo, in questo settore, è un ampio aggiramento della cintura fortificata da Dobropillia e Pokrovsk, a ovest del fiume Kazenyi Torets, affidato alla 51ª Armata combinata e al raggruppamento Centrale. Il rapporto del 24 ottobre aggiunge due fatti. Primo: forze russe sono avanzate a sud-est di Dobropillia, a Bilytske, dove un attacco aereo ucraino su una posizione russa, ripreso il 23 ottobre, indica la loro presenza. Secondo: una brigata ucraina operante in direzione Pokrovsk ha riferito che il 21 ottobre i russi hanno lanciato il più grande assalto motorizzato del 2026 nel suo settore, con motociclette e altri veicoli, all’alba e in condizioni di scarsa visibilità, respinto — secondo la stessa brigata — con 43 militari russi uccisi e 12 feriti.

Lo Stato maggiore ucraino, nel bollettino del 24 ottobre ripreso da EMPR, conta nelle 24 ore precedenti 19 attacchi in direzione Pokrovsk — verso Dobropillia, Sviatohorivka, Chernihivka, Myrne, Hulive, Serhiivka, Molodetske e Novopavlivka — e 23 in direzione Kostiantynivka, verso la città omonima, Druzhkivka, Novoselivka, Mykolaipillia, Novopavlivka, Toretske, Vilne e Rusyn Yar. Sono numeri di pressione, non di avanzata: lo stesso bollettino li presenta come attacchi, e gli attacchi respinti restano attacchi.

La mappa del 21 ottobre: insediamenti, fiumi e strade

Il rapporto ISW del 21 ottobre dà la mappa più precisa di questa infiltrazione, e vale la pena leggerla nome per nome perché spiega perché la parola «controllo» non si può usare. Secondo l’osservatore Mashovets, i russi hanno preso Matiasheve, a sud di Dobropillia, e si sono infiltrati a Stepy e Novyi Donbas, sempre a sud, poi verso Svitle, Vodianske, Chernihivka, Krasnopodillia, Novohryshyne e la Dobropillia minore, l’omonimo insediamento più piccolo a sud della città. Lungo il fiume Byk sono entrati ad Hannivka, appena a nord-est di Dobropillia, e hanno raggiunto la strada T-0514 Dobropillia-Kramatorsk, l’arteria che collega la città alla cintura fortificata. Altre infiltrazioni sono segnalate nel nord-est e nel centro di Dobropillia. A Kucheriv Yar, a nord-est, invece, non sono riusciti a consolidare posizioni, contrariamente alle rivendicazioni russe.

Due giorni prima, il 19 ottobre, un altro episodio aveva già fissato lo schema: forze russe hanno compiuto una missione di alzabandiera alla miniera di carbone DTEK Almazna, nel centro di Dobropillia, secondo immagini geolocalizzate pubblicate quel giorno, dopo un’infiltrazione valutata dall’ISW. E il 20 ottobre l’ISW registra lo stesso schema a Serhiivka, a ovest di Pokrovsk: colpi di lanciarazzi multipli il 19 ottobre, missione di alzabandiera nel centro del paese, e infiltrazioni intensificate con priorità alle condizioni di nebbia e pioggia. Con un dettaglio che va ricordato per onestà: la stessa fonte ucraina segnala che nebbia e pioggia aiutano anche gli ucraini a rifornire le proprie posizioni in prima linea. Il maltempo non è un alleato di una sola parte: è una finestra che si apre per chiunque si muova in quel momento.

Come funziona la tattica della nebbia

La nebbia autunnale e la pioggia tolgono ai droni ucraini il loro vantaggio principale, che è vedere. Resoconti ucraini ripresi dalla stampa locale descrivono gruppi piccoli che si muovono a piedi o su mezzi leggeri, che sfruttano le ore di visibilità ridotta per avvicinarsi, entrare in un centro abitato, cercare un edificio. Secondo un resoconto ripreso il 24 ottobre dalla stampa ucraina, piccoli gruppi russi sono penetrati nella parte sud della città, a sud della ferrovia che la divide, ma vengono individuati dai droni e colpiti. È una descrizione di parte, e va presa come tale. Ma spiega il meccanismo meglio di qualsiasi mappa: i russi provano a entrare dove non vengono visti, gli ucraini provano a colpirli appena vengono visti.

La stessa logica vale per i droni in senso inverso. La guerra in Ucraina dipende in misura decisiva dalla connettività e dalla ricognizione aerea: quando un drone non vola, o non trasmette, un reparto a terra torna quasi cieco. Si veda Starlink, Musk e il potere di accendere e spegnere una guerra. La nebbia fa, per ore, quello che un’interruzione della rete fa per giorni: spegne gli occhi. Per questo i russi la cercano, e per questo gli ucraini contano i giorni di bel tempo come un vantaggio tattico.

Bandiere, video e la guerra delle immagini

Il secondo strumento di questa tattica non spara: filma. Il 23 ottobre una fonte russa ha diffuso un video che mostrerebbe militari russi mentre issano una bandiera a Vesele Pole, a nord di Dobropillia e circa 12 chilometri oltre la più lontana avanzata russa valutata dall’ISW. L’ISW scrive di avere motivo di ritenere che il video possa essere generato o alterato con l’intelligenza artificiale, in linea con precedenti operazioni informative russe che usano filmati di questo tipo per rivendicare avanzate. La bandiera, in questo settore, è diventata un’arma a sé: costa poco, viaggia sui social, e costringe l’avversario a smentire invece di combattere.

Lo stesso schema era già stato smontato una settimana prima. Il 16 ottobre il capo di stato maggiore russo Valery Gerasimov aveva rivendicato la presa di Dobropillia e di altri centri. L’ISW, nel rapporto di quel giorno, scrive di non aver osservato alcuna prova di avanzate russe a nord di Dobropillia o dentro la città, oltre a limitati sforzi di infiltrazione. Il portavoce dello Stato maggiore ucraino, il maggiore Andriy Kovalev, il 17 ottobre ha definito falsa la rivendicazione di oltre 1.800 chilometri quadrati e 92 insediamenti presi su tutto il fronte dal 1º settembre (per l’ISW, dal 1º settembre la Russia ha anzi perso in netto 122 km²), e ha affermato che le forze ucraine controllano Dobropillia. Due versioni opposte, un arbitro terzo — le immagini geolocalizzate — che finora dà ragione alla versione prudente: infiltrazioni sì, controllo no.

Il precedente dell’agosto 2025: la stessa infiltrazione, già vista

Questa non è la prima volta che Dobropillia viene infiltrata. L’11 agosto 2025 i russi lanciarono un’offensiva separata da quella di Pokrovsk, con un assalto a nord-est di Rodynske: il primo giorno presero una striscia di 15 chilometri per 6, con tre villaggi, e tagliarono la strada Dobropillia-Kramatorsk. La tattica era la stessa di oggi: piccoli reparti che penetravano la linea prima di assalti più grandi, vantaggio numerico russo, carenza di fanteria ucraina in quel settore. Il 18 agosto l’ISW scriveva già che i russi faticavano a tradurre l’infiltrazione tattica in una svolta operativa: secondo il portavoce ucraino Viktor Trehubov, le forze ucraine avevano tagliato il saliente isolando i gruppi infiltrati dalle forze principali, negando loro rifornimenti e rinforzi su scala sufficiente. Le brigate russe della 51ª Armata — 5ª, 110ª e 132ª brigata di fucilieri motorizzati — si stavano, secondo Mashovets, «fratturando» per tenere la base della penetrazione, con una larghezza di soli 2,5 chilometri.

Kucheriv Yar fu ripresa entro il 22 ottobre 2025; l’offensiva durò fino al 29 novembre 2025, quando il tenente generale ucraino Oleh Apostol ne dichiarò la fine, con un ritorno allo status quo: tutti gli insediamenti inizialmente presi tornarono sotto controllo ucraino, con la resa di oltre cinquanta russi accerchiati a Kucheriv Yar, lo stesso villaggio dove oggi i russi non riescono a consolidarsi. Zelensky, nell’ottobre 2025, parlò di circa 12.000 perdite russe su questo fronte, di cui 7.000 morti. Il precedente conta perché mostra il limite strutturale della tattica: un’infiltrazione riesce quando trova un varco, fallisce quando deve diventare una linea di rifornimento. E una linea di rifornimento larga 2,5 chilometri, sotto i droni, non è una linea: è un corridoio da tagliare.

Perché la presenza non apre la cintura fortificata

La cintura fortificata di Sloviansk e Kramatorsk non è una linea sulla carta: è un sistema di quattro città industriali da nord a sud — Sloviansk, Kramatorsk, Druzhkivka e Kostiantynivka — lungo circa 50 chilometri, appoggiato alla strada H-20, a fiumi, alture e zone industriali, costruito e ampliato in oltre un decennio di guerra. Dobropillia, ex città mineraria con circa 28.000 abitanti prima della guerra, ne è la porta sud-occidentale: fa da perno alle posizioni ucraine lungo la strada che porta a nord-est verso Kramatorsk. Kostiantynivka, all’estremità sud della cintura, è già in parte contesa, con posizioni ucraine e russe frammiste nel sud della città, ed è il settore dove la pressione è più pesante, e Druzhkivka, subito a nord, è la porta di Kramatorsk, il più importante nodo militare e logistico ucraino nel Donbass. Da sud, l’aggiramento passa per Dobropillia e Pokrovsk; da nord, la tenaglia russa puntava su Lyman, ma è stata sconfitta dalla controffensiva del 3º Corpo ucraino nota come operazione Vivaldi. Per aprire la cintura non basta entrare in un quartiere. Serve tenere le strade che portano rifornimenti, serve far passare artiglieria e mezzi pesanti, serve reggere il contrattacco ucraino quando la nebbia si alza. Un gruppo infiltrato, per definizione, non ha nessuna di queste tre cose: è leggero, è isolato, e vive finché non viene individuato.

L’ISW, nel rapporto del 21 ottobre, aggiunge due limiti che riguardano il tempo. Primo: i russi stanno sfruttando condizioni meteo temporanee per infiltrazioni di massa, ma queste difficilmente produrranno guadagni significativi. Secondo: con l’avanzare dell’autunno il fogliame si dirada e le opzioni di occultamento diminuiscono, mentre la presa di Dobropillia richiederebbe risorse, uomini e tempo significativamente maggiori. Il ritmo attuale, conclude, non basta all’obiettivo del comando russo: un rapido accerchiamento dell’agglomerato di Sloviansk e Kramatorsk da sud. La nebbia, in altre parole, allunga la finestra, non cambia la geometria: ogni giorno di nebbia in più è un giorno in cui i russi possono entrare, ma anche un giorno in meno di foglie che li nascondono quando il cielo si apre.

Questo non significa che la pressione sia finta. Significa che la sua misura non è il numero di bandiere filmate, ma il numero di posizioni che restano russe dopo una settimana di cielo sereno. Su quella misura, l’ultima valutazione esplicita dell’ISW (17 ottobre) non registra alcun consolidamento russo a Dobropillia, mentre segnala avanzate a sud e sud-est della città (21 e 24 ottobre). E un commentatore militare ucraino, Dmytro Snegirev, in un articolo d’opinione del 24 ottobre, scrive che a nord-est della città, nel settore di Shakhove, l’insediamento di Zolotyi Kolodiaz è perduto (il 17 ottobre una brigata ucraina dichiarava di controllarlo, e l’ISW ritiene probabilmente alterato con l’IA un video russo girato lì) e che infiltrazioni vengono registrate anche verso Marivka, Petrivka e Novotroitske: la pressione sui fianchi esiste, ed è reale. Ma anche lì, finora, si parla di infiltrazioni e di pressione, non di una breccia tenuta.

Cosa guardare nei prossimi giorni

Tre segnali, in ordine, diranno se la tattica cambia natura. Primo: immagini geolocalizzate di mezzi pesanti e artiglieria russa dentro Dobropillia, non di fanteria leggera. Secondo: la tenuta di una posizione per più giorni consecutivi, con rifornimenti visibili. Terzo: un avanzamento valutato dall’ISW oltre l’attuale linea, e non solo una rivendicazione filmata. Finché mancano tutti e tre, la lettura corretta di questo settore resta quella del rapporto del 23 ottobre: infiltrazione nel sud della città, obiettivo di aggiramento della cintura fortificata, controllo non dimostrato.

La nebbia, in altre parole, ha dato ai russi un modo per entrare. Non ha ancora dato loro un modo per restare. E finché restare è il problema, la cintura fortificata regge. Per ora.

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Bruno Bindel
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