Il numero lo ha messo lei, sul tavolo, davanti agli imprenditori europei. «Dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, i combustibili fossili importati sono costati all’Europa 127 miliardi di euro in più, senza una sola molecola di energia in più». Ursula von der Leyen, nel discorso di apertura del WinWin Brussels Summit, ha ripetuto la cifra due volte, riferisce Europa Press: 127 miliardi. È il conto ufficiale della chiusura di Hormuz per l’Europa: stessa energia di prima, pagata a prezzo di guerra. La presidente della Commissione lo ha detto per difendere la sua rotta climatica. Ma quel numero, letto senza la predica che lo accompagna, è un’altra cosa: è la fattura della dipendenza energetica europea, firmata dalla sua stessa autrice.
La chiusura di Hormuz e i 127 miliardi: da dove viene il conto
Lo Stretto di Hormuz è chiuso di fatto dall’inizio della guerra contro l’Iran, partita il 28 febbraio con l’attacco americano-israeliano: Teheran ha sbarrato il passaggio e il blocco navale americano ha fatto il resto. Prima della guerra, secondo l’agenzia americana per l’energia (EIA), da quello stretto transitava oltre un quarto del petrolio trasportato via mare nel mondo e circa un quinto del commercio mondiale di gas naturale liquefatto. Con il passaggio chiuso, l’Europa ha continuato a comprare petrolio e gas altrove e a prezzi d’emergenza: le molecole sono le stesse, dice von der Leyen, il conto no. «Quando importiamo petrolio e gas, rischiamo di importare anche gli shock e le crisi che li accompagnano», ha aggiunto. Vero. Ma gli shock non piovono dal cielo: arrivano dove un continente ha scelto di non avere né produzione propria sufficiente né forniture al sicuro, e di puntare tutto su un mercato che in guerra diventa un’asta.
Dentro quel conto europeo c’è anche l’Italia, e si vede già nei numeri dell’Istat di ottobre: inflazione al 5,4% annuo, energia a +31,4%, energia regolamentata a +59,5%. I 127 miliardi non sono un’astrazione da vertice: sono le bollette e i prezzi che famiglie e imprese europee stanno pagando da febbraio, mentre sullo stretto si continua a sparare — l’ultimo episodio, lunedì, è il bombardamento americano sull’isola di Qeshm.
La cura di Bruxelles: ancora Green Deal
Fin qui la diagnosi, che è esatta. Poi arriva la terapia, ed è la parte che dovrebbe far discutere. Von der Leyen ha usato il conto di Hormuz per confermare la rotta: neutralità climatica entro il 2050, taglio delle emissioni del 90% entro il 2040, e una Banca per la decarbonizzazione industriale con cui Bruxelles punta a mobilitare 100 miliardi di euro a sostegno della trasformazione delle imprese. Ha ricordato i risultati del sistema Ets, che dal 2005 ha ridotto di circa il 50% le emissioni dei settori coperti e generato oltre 270 miliardi di entrate. La logica è dichiarata: la transizione non è solo clima, è competitività e indipendenza strategica. Meno fossili importati, meno crisi importate.
Il problema è il tempo e la sequenza. L’indipendenza promessa dalla transizione è un orizzonte da decenni; la dipendenza che ha prodotto il conto da 127 miliardi è di oggi, e di oggi sono le scelte che l’hanno costruita: anni di politica energetica europea che ha chiuso il nucleare dove c’era, scoraggiato la produzione interna di gas e legato la sicurezza del continente a fornitori esterni e a rotte che un solo stretto può strozzare. La risposta alla crisi di Hormuz è rilanciare la stessa strategia a lungo termine, con un fondo da 100 miliardi che dovrebbe convincere l’industria a reggere la trasformazione mentre paga l’energia più cara del mondo.
Chi paga la fattura
Resta la domanda che al WinWin Summit non è suonata: se il conto è 127 miliardi, chi lo ha pagato? Non la Commissione, che il numero lo annuncia. Lo pagano le famiglie con l’inflazione energetica, le imprese con margini compressi, gli Stati con i sostegni alle bollette. E lo pagano mentre la presidente che ha guidato l’Unione in questi anni presenta il disastro come la prova che bisogna darle ancora fiducia sulla stessa strada. La chiusura di Hormuz, con i suoi 127 miliardi, certifica una cosa sola: l’Europa è entrata nella guerra energetica senza una politica energetica di guerra. Von der Leyen ha contato i danni con precisione. Sulla responsabilità di chi ha lasciato l’Europa senza molecole proprie e senza alternative, invece, non ha detto una parola.
Fonti
- Commissione europea – Keynote speech by President von der Leyen at the WinWin Brussels Summit
- Europa Press – Von der Leyen cifra en 127.000 millones el sobrecoste energético de la UE por el cierre del estrecho de Ormuz
- Eunews – Von der Leyen: «La chiusura di Hormuz è costata all’UE 127 miliardi di euro in più»
- Istat – Prezzi al consumo (dati provvisori) – Ottobre 2026
- EIA – Amid regional conflict, the Strait of Hormuz remains critical oil chokepoint
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