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Europa

Puente si dimette dopo Urda, la seconda strage ferroviaria fa cadere il ministro di Sánchez a 26 giorni dal voto

Carmen Ruiz 5 min di lettura

Dopo quattro ore di comparizione al Congresso, il ministro dei Trasporti annuncia l'addio e rinuncia anche alle liste del 29 novembre: 115 morti in dieci mesi sulle rotaie spagnole, e un governo che fino a poche ore prima assicurava che non sarebbe successo

Riassunto dell'articolo

Óscar Puente ha annunciato il 3 novembre 2026 le dimissioni da ministro spagnolo dei Trasporti e la rinuncia alla candidatura nelle liste del PSOE per le elezioni del 29 novembre, al termine di una comparizione di oltre quattro ore davanti alla Diputación Permanente del Congresso dedicata all'incidente ferroviario di Urda del 28 ottobre (69 morti e oltre 180 feriti). Puente ha detto che un ministro dei Trasporti non può restare dopo due incidenti di questa gravità in meno di un anno, dopo quello di Adamuz del 18 gennaio (46 morti). L'articolo ricostruisce l'annuncio, la dinamica dell'incidente e il voltafaccia del governo, che poche ore prima assicurava che il ministro non si sarebbe dimesso.

Le dimissioni di Puente per Urda sono arrivate quando nessuno, a Madrid, le attendeva più per quella sera. Dopo oltre quattro ore di comparizione davanti alla Diputación Permanente del Congresso — l’organo che tiene attivo il Parlamento con le Cortes sciolte per le elezioni del 29 novembre — il ministro dei Trasporti Óscar Puente ha chiuso il suo ultimo intervento con l’annuncio: lascia il governo e rinuncia anche alla candidatura nelle liste del PSOE. «Un ministro dei Trasporti di una Nazione come la Spagna non può continuare nel suo incarico con due incidenti di questa gravità in meno di un anno. Per quanto diversi siano, e che abbia o no responsabilità diretta in essi, è una questione di dignità politica, di coerenza e di empatia con le vittime». Poi la seconda rinuncia: «Non sarò, quindi, capolista al Congresso dei Deputati per Valladolid». Pedro Sánchez lo ha saputo pochi minuti prima dell’annuncio.

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Le dimissioni di Puente per Urda: due stragi in dieci mesi

Il primo disastro è del 18 gennaio 2026 ad Adamuz, in provincia di Córdoba: 46 morti sull’alta velocità spagnola. Il secondo è del 28 ottobre a Urda, in provincia di Toledo, sulla linea Madrid-Siviglia: 69 morti e oltre 180 feriti, 115 vittime in tutto tra le due tragedie. Tra i morti di Urda c’è anche l’ex ministra Fátima Báñez. La seduta di martedì si è aperta con un minuto di silenzio disposto dalla presidente della Camera, Francina Armengol, esteso all’ex senatrice e deputata aragonese Marta Gastón, scomparsa in questi giorni dopo una lunga malattia.

La dinamica ricostruita dal ministro in aula e da un registro interno di Adif, il gestore della rete, è quella di un tamponamento: la collisione è stata preceduta dalla disconnessione del sistema di sicurezza LZB su un tratto di 63 chilometri e, alle 8:36, il centro di controllo della stazione di Atocha ha autorizzato la ripresa della «marcia normale» al treno AVE che seguiva sulla stessa via, fino all’impatto da dietro. Puente aveva già escluso, dopo il Consiglio dei ministri, che sue decisioni od omissioni avessero contribuito all’incidente, e in aula si è assunto la sola responsabilità politica, «abbia o no responsabilità dirette». Ma la sostanza politica non cambia: sotto il suo ministero l’alta velocità spagnola, fiore all’occhiello del sistema Sánchez, ha prodotto le due peggiori catastrofi ferroviarie del periodo.

Sei giorni a resistere, poi il voltafaccia

Fino a poche ore prima dell’annuncio, la linea del governo era l’opposta. Puente aveva difeso per sei giorni la propria permanenza nell’incarico, mentre le richieste di dimissioni arrivavano da ogni parte: Feijóo il 29 ottobre aveva definito «imprescindibili» le responsabilità politiche e il giorno dopo il PP le aveva chieste espressamente, la candidata del Frente Amplio Ada Colau le aveva chieste il 30, e nella seduta di martedì tutti i gruppi, tranne il PSOE e EH Bildu, gli hanno chiesto espressamente di andarsene. Fonti del governo, nella stessa giornata, assicuravano che Puente sarebbe rimasto al governo e avrebbe mantenuto la candidatura a Valladolid. Il ministro ha spiegato di aver deciso nei primi minuti dopo la tragedia e di aver atteso per completare la gestione dell’emergenza e il piano di rafforzamento della sicurezza approvato martedì dal Consiglio dei ministri. Resta il fatto: Moncloa ha smentito fino all’ultimo ciò che è accaduto alle 21 passate, e il presidente del governo è stato avvisato a cose quasi fatte.

Sánchez perde un ministro in piena campagna

Puente non era un ministro qualsiasi: era uno dei profili più visibili e combattivi del governo, e la sua uscita apre un vuoto in un dicastero chiave a urne vicine. La Spagna arriva così alle elezioni del 29 novembre con il governo segnato da una strage ferroviaria, un ministro dimissionario che si ritira anche dalle liste e una maggioranza uscente che la media dei sondaggi PolitPro ferma al 40 per cento dei seggi, mentre PP e Vox insieme sono dati a 210 seggi su 350. Le dimissioni chiudono la vicenda personale di Puente, non quella politica: da qui al voto, ogni spagnolo che sale su un treno sa che il sistema è crollato due volte in dieci mesi, e che il governo lo ha ammesso nel modo più solenne, perdendo il suo ministro.

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Carmen Ruiz
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