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Geopolitica

Vance scrive in segreto al falco Rezaei: trattativa o attacco dopo le midterm?

Antonio Antipari 8 min di lettura

Il Wall Street Journal rivela la missiva al capo della sicurezza iraniana, inviata su indicazione di Trump secondo una fonte. Trump nega il mandato: era una questione di forniture mediche. Tra le due versioni resta un dato fermo: la decisione sull'Iran è fissata dopo il 3 novembre.

Riassunto dell'articolo

Il Wall Street Journal riferisce che JD Vance ha scritto a Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano, per sondare un quadro negoziale e scongiurare nuovi attacchi dopo le midterm. Trump ha negato di aver ordinato i colloqui, riducendo il contatto a una questione di forniture mediche, pur ammettendo di averlo approvato. Teheran, intanto, pone condizioni preliminari e valuta una proposta mediata dal Qatar.

Punti chiave
  • ANSA, Washington, 28 ottobre 2026 (ripresa): Vance ha scritto a Rezaei per…
  • The Media Line, 29 ottobre 2026: contatti concentrati su un quadro negoziale…
  • ANI, 29 ottobre 2026: dichiarazioni di Trump a Joint Base Andrews sulle…
  • JFeed, 29 ottobre 2026: la smentita di Trump e la frase sulle…

La lettera di Vance a Rezaei esiste in due versioni, e la distanza tra le due è la notizia. Nella prima, quella del Wall Street Journal, il vicepresidente degli Stati Uniti scrive al segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale dell’Iran per far ripartire i negoziati, su indicazione di Donald Trump. Nella seconda, quella di Trump stesso davanti ai giornalisti, di negoziati non c’è traccia: il contatto riguardava le forniture mediche per gli iraniani malati, e il presidente il mandato non lo ha dato.

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Una delle due versioni ridimensiona l’altra, ma nessuna delle due parla di una trattativa aperta. Il testo della lettera non è pubblico, nessun piano di pace è sul tavolo, e da Teheran non è arrivata nessuna conferma del contatto. Quello che c’è, a cinque giorni dalle elezioni di medio termine del 3 novembre, è un canale riaperto e una decisione militare che la Casa Bianca continua a rinviare a dopo il voto.

La lettera di Vance a Rezaei: cosa riporta il Journal

Il dispaccio ANSA del 28 ottobre è asciutto: JD Vance ha scritto a Mohsen Rezaei «nel tentativo di far ripartire i negoziati», la missiva «è stata inviata su indicazione di Donald Trump», e i contatti riflettono «la convinzione di alcuni funzionari statunitensi che dialogare con gli esponenti iraniani della linea dura potrebbe portare a risultati diplomatici migliori». La fonte è il Wall Street Journal, che cita funzionari americani e persone informate dei fatti.

I dettagli arrivati dalle riprese internazionali del report aggiungono il limite dell’operazione. La lettera non conteneva un piano di pace specifico: i contatti seguiti tra funzionari americani e iraniani si sono concentrati sulla costruzione di un possibile quadro negoziale, non sui termini di un accordo. E le porte, finora, sono rimaste chiuse al commento: un portavoce di Vance ha rifiutato di commentare i contatti, la Casa Bianca ha rimandato le domande alla squadra del vicepresidente, un portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha detto di non avere informazioni sull’iniziativa, e Rezaei e il Consiglio supremo di sicurezza nazionale non sono stati raggiungibili.

Perché proprio Rezaei, il falco

Il destinatario non è un diplomatico di carriera. Rezaei è un ex comandante del Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica, che ha guidato dal 1981 al 1997, e oggi è il segretario dell’organo che a Teheran decide le questioni di sicurezza nazionale. Scrivere a lui significa saltare la diplomazia ordinaria e rivolgersi all’apparato che può garantire, o affossare, qualsiasi intesa.

La scelta ha un costo interno iraniano. Se il canale Vance-Rezaei diventa quello principale, rischiano di essere messi in secondo piano il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, che finora ha guidato la delegazione iraniana nei colloqui. È lo stesso rischio segnalato dal Journal: i negoziatori che hanno portato avanti il dialogo con Washington potrebbero essere scavalcati dal falco.

E il falco, per ora, non ha aperto. La settimana scorsa Rezaei ha dichiarato che Teheran non avrebbe negoziato con Washington finché le sue richieste fondamentali non fossero state soddisfatte. All’inizio del mese, inoltre, aveva avvertito che l’Iran potrebbe colpire gli Emirati Arabi Uniti, insieme a centri dati e cavi della rete nella regione, in caso di nuovi attacchi. È a quest’uomo che Vance ha scritto: non a un interlocutore in cerca di accordo, ma al custode delle condizioni iraniane.

Trump nega il mandato: «No», erano forniture mediche

La smentita è arrivata poche ore dopo il report, alla Joint Base Andrews. A Trump è stato chiesto se avesse incaricato Vance di avviare negoziati di pace con l’Iran. Ha risposto di no e ha spostato il discorso sulle forniture mediche: «It’s getting supplies in to help people that are not well», si tratta di far arrivare rifornimenti per aiutare persone che non stanno bene.

La smentita, però, non nega il contatto. Nella copertura dell’incontro riportata da più testate, Trump ha riconosciuto che Vance gli aveva chiesto cosa ne pensasse, e di avergli risposto che, se voleva farlo, per lui andava bene. La contraddizione tra il presidente e la fonte del Journal sta dunque su due punti precisi: chi ha deciso l’iniziativa e a cosa serviva. Per il Journal, mandato presidenziale e obiettivo negoziale. Per Trump, iniziativa del vice approvata dal presidente e scopo umanitario.

La linea pubblica di Trump, del resto, non ha mai ammesso trattative in corso. La settimana scorsa aveva detto: «We are not negotiating with them. We will have an outcome one way or another. It will happen soon». Non stiamo negoziando con loro, ci sarà un esito in un modo o nell’altro, e succederà presto. E martedì sera, a proposito di Teheran: «They wanted to make a deal, but they like to drag it out. Maybe they’re waiting for the elections or something—but it won’t help them». Volevano un accordo ma amano tirarla per le lunghe, forse aspettano le elezioni, ma non gli servirà.

Il nodo resta lo stesso: nucleare contro sollievo economico

Dietro la lettera c’è il fallimento precedente. Il memorandum d’intesa di giugno si è dissolto due settimane dopo la firma, tra interpretazioni divergenti sulla ripresa del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, e i negoziati mediati da Qatar e Pakistan non hanno sbloccato lo stallo. Le posizioni restano quelle di allora: Washington chiede concessioni nucleari iraniane in anticipo, Teheran chiede un sollievo economico immediato.

In parallelo alla lettera corre un secondo binario, quello qatariota. I mediatori del Qatar hanno presentato domenica a Teheran una bozza che disegna un processo di sette giorni, con misure di fiducia reciproche giorno per giorno e garanzie formali di più Stati: secondo un funzionario informato sui negoziati, citato mercoledì, l’Iran sta esaminando la proposta e una risposta è attesa entro la fine della settimana. Il ministro degli Esteri Araghchi ha scritto su X che Teheran continua a dare una possibilità alla diplomazia e lavora con i mediatori sulle idee della proposta iraniana di settembre, quella in sette giorni già respinta da Trump. Due canali, un’unica materia contesa: il programma nucleare di Teheran e il prezzo economico della sua rinuncia.

L’orologio delle midterm e l’avvertimento agli alleati

Mentre la lettera viaggiava, la macchina militare si muoveva sull’altro binario. Secondo l’Associated Press, funzionari americani hanno detto a diversi Stati del Medio Oriente e ad alleati della regione di prepararsi a una possibile ripresa dell’azione militare contro l’Iran dopo le elezioni del 3 novembre, e alla possibilità che Teheran risponda colpendo loro. I due diplomatici informati delle comunicazioni hanno precisato che Trump non ha preso una decisione definitiva, che una nuova campagna potrebbe durare diversi giorni e che gli alleati sono stati invitati a prendere precauzioni per ritorsioni contro impianti energetici e infrastrutture essenziali. La Casa Bianca non ha commentato.

È lo schema già visto nelle scorse settimane, quello di Trump che decide sull’Iran dopo le midterm: la guerra come variabile elettorale, con la data del voto che separa la minaccia dalla decisione. La lettera a Rezaei si inserisce in quello schema senza romperlo. Non apre un negoziato, perché il negoziato non ha ancora né termini né conferma iraniana. Compra un’opzione: se entro la fine della settimana Teheran risponderà alla bozza qatariota, o se il canale del falco produrrà un documento quadro, Washington potrà dire di aver tentato la via diplomatica prima di decidere. Se non arriverà nulla, la versione di Trump è già pronta: non stavamo negoziando, erano forniture mediche.

La verifica, a questo punto, ha tre nomi. La risposta iraniana alla proposta del Qatar, attesa entro la settimana. Un commento di Rezaei, che finora non c’è stato. E il 3 novembre, la data dopo la quale Trump ha ripetuto che deciderà. Fino ad allora, la lettera di Vance a Rezaei resta quello che le fonti permettono di dire: un sondaggio, smentito nel mandato dal presidente che secondo il Journal lo avrebbe ordinato.

Fonti

  • ANSA, Washington, 28 ottobre 2026 (ripresa): Vance ha scritto a Rezaei per far ripartire i negoziati, missiva su indicazione di Trump secondo il Wall Street Journal, convinzione di alcuni funzionari USA sul dialogo con la linea dura
  • The Media Line, 29 ottobre 2026: contatti concentrati su un quadro negoziale e non sui termini di pace, Rezaei e le richieste fondamentali, proposta mediata dal Qatar presentata domenica con processo di sette giorni e risposta iraniana attesa entro la settimana, nessun commento da Vance, Casa Bianca e ministero degli Esteri iraniano, dichiarazioni di Trump della settimana scorsa e di martedì sera
  • ANI, 29 ottobre 2026: dichiarazioni di Trump a Joint Base Andrews sulle forniture mediche, memorandum di giugno dissolto dopo due settimane sulla questione di Hormuz, concessioni nucleari chieste in anticipo da Washington e sollievo economico immediato chiesto da Teheran, rischio di scavalcamento di Araghchi e Ghalibaf, profilo di Rezaei e suo avvertimento su Emirati, centri dati e cavi
  • JFeed, 29 ottobre 2026: la smentita di Trump e la frase sulle forniture mediche, Rezaei comandante dei Pasdaran dal 1981 al 1997
  • Al Jazeera, 13 ottobre 2026: l’avvertimento di Rezaei su cavi sottomarini e centri dati nel Golfo
  • Associated Press via AAP, 28-29 ottobre 2026: avvertimento americano agli alleati del Medio Oriente su possibile ripresa dell’azione militare dopo le midterm e possibili ritorsioni iraniane, campagna di diversi giorni, decisione definitiva di Trump non ancora presa, posizione di Araghchi sulla diplomazia

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