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Geopolitica

Il capo del CENTCOM spiega a Trump le opzioni per l’Iran: una guerra breve e intensa dopo le midterm

Antonio Antipari 5 min di lettura

L'ammiraglio Cooper ha illustrato le opzioni alla Casa Bianca con Hegseth e Caine: una campagna breve e intensa che potrebbe colpire energia, nucleare e capacità missilistiche. Trump non ha ancora deciso. Teheran risponde: le nostre sette condizioni, o niente

Riassunto dell'articolo

Il 29 ottobre 2026 il comandante del CENTCOM, ammiraglio Brad Cooper, ha illustrato a Donald Trump alla Casa Bianca le opzioni militari per nuovi attacchi contro l'Iran, in una rara riunione di persona con il segretario alla Difesa Pete Hegseth e il capo degli Stati maggiori Dan Caine, preceduta il 28 ottobre da una sessione con il vicepresidente Vance. Il Journal non ha rivelato le opzioni presentate; nei giorni precedenti aveva riferito che l'amministrazione ha avvertito i Paesi del Golfo di prepararsi a una campagna breve e intensa dopo le elezioni di medio termine del 3 novembre, con possibili obiettivi tra infrastrutture energetiche, impianti nucleari e capacità missilistiche iraniane. Trump non ha ancora preso la decisione finale. La portaerei Theodore Roosevelt è in rotta verso la regione, dove darà il cambio alla George Washington nella seconda metà di novembre.

Punti chiave
  • Clash Report, 29 ottobre 2026: il briefing di Cooper secondo il Wall…
  • Anadolu, 30 ottobre 2026: la sessione con Vance del 28 ottobre
  • Hromadske, 28 ottobre 2026: l'avvertimento ai Paesi del Golfo e i possibili…
  • ANI (via Indian Economic Observer), 30 ottobre 2026: il canale negoziale, Ghalibaf…

Il piano per un nuovo attacco USA all’Iran è arrivato sulla scrivania di Donald Trump, portato dall’uomo che dovrebbe eseguirlo. Giovedì 29 ottobre il comandante del Comando centrale americano, l’ammiraglio Brad Cooper, ha illustrato al presidente, alla Casa Bianca, le opzioni militari per riprendere le operazioni di combattimento contro Teheran. Secondo il Wall Street Journal, che cita funzionari americani e persone a conoscenza della riunione, nella stanza c’erano il segretario alla Difesa Pete Hegseth, il capo degli Stati maggiori congiunti, generale Dan Caine, e altri membri del gabinetto; si è parlato anche del blocco navale che gli Stati Uniti mantengono sull’Iran. Il giorno prima, mercoledì 28 ottobre, gli stessi vertici militari avevano tenuto una sessione preparatoria con il vicepresidente JD Vance. Pentagono e CENTCOM hanno rifiutato di commentare l’incontro, e il Journal non ha rivelato quali opzioni Cooper abbia presentato.

CREAZIONE SITI WEB
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L’attacco USA all’Iran illustrato da chi lo comanda: il briefing raro di Cooper

Il dettaglio che gli osservatori di Washington sottolineano è la forma, prima ancora del contenuto. Cooper raramente riferisce a Trump di persona: l’ultima volta era accaduto a luglio, a bordo dell’Air Force One dopo una cerimonia di trasferimento delle salme alla base di Dover, anche allora con Hegseth e Caine. Un briefing in presenza del comandante del teatro, nella settimana che precede le elezioni di medio termine, viene letto come il segnale che la pianificazione è uscita dalla fase teorica: le opzioni sono state presentate al decisore, con i tempi e i mezzi. Non è una decisione — e tutte le ricostruzioni lo ribadiscono — ma è l’ultimo passaggio prima della decisione. Il presidente, riferisce il Journal, non ha dato alcun ordine finale.

Gli obiettivi possibili: energia, nucleare, missili e droni

Il contenuto si ricava da quanto il Wall Street Journal aveva già riferito nei giorni precedenti: i funzionari dell’amministrazione hanno avvertito i governi arabi del Golfo di prepararsi a una campagna «breve e intensa» dopo il 3 novembre, e tra i possibili obiettivi figurano infrastrutture energetiche, impianti nucleari e capacità missilistiche e di droni iraniane. La preparazione è già visibile da settimane: difese aeree e scorte di munizioni rafforzate in tutta la regione, truppe spostate dalle basi più esposte alla ritorsione iraniana e il ponte aereo di trasporti militari su Israele con la batteria Patriot in arrivo dal Texas. Sul tavolo, in parallelo, resta il canale negoziale: i mediatori hanno fatto sapere a Teheran che senza concessioni sul nucleare gli attacchi possono riprendere, e Washington si dice pronta in cambio ad alleggerire parte delle sanzioni e a chiudere il blocco navale. È lo stesso dossier della lettera inviata da Vance al falco Rezaei: bastone pronto, carota esibita.

La terza portaerei in rotta: la finestra si chiude a fine novembre

A dare una scadenza logistica alla decisione è la portaerei Theodore Roosevelt, partita da San Diego a fine settembre con il suo gruppo navale e circa 9.000-10.000 marinai e Marines, insieme al gruppo anfibio della Makin Island con la 13ª unità di spedizione dei Marines. Nella regione operano già le portaerei George H.W. Bush e George Washington. Ufficialmente la Roosevelt, attesa nella seconda metà di novembre, darà il cambio alla George Washington sulla linea del blocco; ma nelle settimane in cui le due formazioni si sovrappongono, proprio dopo il voto, intorno all’Iran ci saranno tre gruppi portaerei. Trump, in un comizio della settimana scorsa, ha evocato da sé lo scenario, riferendosi ai bombardamenti americani e israeliani dei mesi scorsi: «Potremmo fare un’altra piccola Epic Fury. Oppure accetteranno». Se la decisione arriverà, troverà la flotta al completo.

La decisione che manca e la risposta di Teheran

Ciò che manca è soltanto l’ordine. Le fonti del Journal concordano: Trump non ha preso la decisione finale, e l’ipotesi discussa è di attendere l’esito delle elezioni di medio termine del 3 novembre, che assegneranno il controllo del Congresso. Dall’altra parte, Teheran alza il prezzo. Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato giovedì che l’approccio americano del bastone e della carota non influenzerà l’Iran e che qualsiasi progresso verso i colloqui dipende dall’accettazione delle sette condizioni iraniane: «Le condizioni dell’Iran sono state dichiarate ripetutamente e chiaramente ai mediatori. L’approccio del bastone e della carota non ha effetto sull’Iran». E secondo il Wall Street Journal l’Iran ha minacciato, in pubblico e attraverso canali diplomatici riservati, di colpire un’ampia gamma di obiettivi americani e degli Stati del Golfo in caso di nuovo attacco. Le opzioni per un attacco USA all’Iran sono dunque sul tavolo del presidente, e i mezzi stanno affluendo nella regione. Il primo passaggio che manca si misura il 3 novembre, nelle urne americane.

Fonti

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Antonio Antipari
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