Lo Stabilicum arriva al Senato e la partita della legge elettorale entra nella sua fase decisiva. Il testo approvato alla Camera il 16 luglio con 217 sì, 152 no e due astenuti approda questa settimana in Commissione Affari Costituzionali a Palazzo Madama, dove la maggioranza punta a chiudere l’esame prima della pausa estiva per portare la riforma in aula a settembre. L’obiettivo dichiarato resta uno: approvazione definitiva entro la fine del 2026, in tempo utile per votare con le nuove regole.
Stabilicum al Senato: il calendario della riforma
Il percorso è tracciato. Incardinamento in Commissione nei prossimi giorni, ciclo di audizioni richiesto dalle opposizioni, poi la discussione generale dopo la pausa estiva. Se Palazzo Madama approvasse il testo senza modifiche, la riforma diventerebbe legge già in autunno.
Ogni ritocco, invece, imporrebbe una terza lettura a Montecitorio. È il vincolo che pesa su tutta la discussione: dal Quirinale sarebbe arrivata la sollecitazione a non intervenire sulle regole del voto troppo a ridosso delle elezioni. Il tempo, insomma, non è una variabile neutra.
Il nodo delle preferenze torna a Palazzo Madama
Il vero interrogativo riguarda le preferenze. Alla Camera l’emendamento che le reintroduceva è stato respinto per un solo voto, 187 a 188, a scrutinio segreto, con una trentina di franchi tiratori annidati nella stessa maggioranza. Una ferita politica prima ancora che tecnica.
Al Senato lo scenario cambia: come ha ricordato il presidente Ignazio La Russa, a Palazzo Madama il voto segreto non è previsto. Chi vota contro, stavolta, lo fa a viso aperto. Noi Moderati ha già annunciato una nuova proposta di modifica per restituire ai cittadini la scelta dei propri rappresentanti, sulla linea che Fratelli d’Italia aveva sostenuto fino all’ultimo a Montecitorio.
I numeri della maggioranza e le resistenze
La tentazione di riaprire il dossier è concreta, ma i margini sono più stretti. Al Senato i numeri della maggioranza sono più risicati che alla Camera e il gruppo di Forza Italia appare ancora più riluttante sulle preferenze di quanto non sia stato a Montecitorio. Una parte della coalizione preme per blindare il testo così com’è e portare a casa la riforma senza rischi.
La scelta è tutta politica: completare in fretta una legge che garantisce la governabilità, oppure usare il passaggio al Senato per sanare il vizio della rappresentanza, restituendo agli elettori la scelta diretta dei parlamentari.
Cosa prevede lo Stabilicum: il premio del 42%
L’impianto della riforma resta quello uscito dalla Camera. Sistema proporzionale con premio di maggioranza: 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato alla coalizione che raggiunge almeno il 42% dei voti in entrambe le Camere, con un tetto di 220 deputati e 113 senatori. Sotto quella soglia, o in caso di esiti divergenti tra i due rami del Parlamento, scatta il proporzionale puro.
Chi vuole capire in concreto come i numeri si tradurrebbero in seggi può utilizzare il simulatore della legge elettorale de Il Politico Web: applica le regole reali dello Stabilicum ai sondaggi nazionali e permette di costruire coalizioni libere e confrontare gli scenari.
Il taglia-cespugli e i dubbi di costituzionalità
C’è poi la norma che agita i partiti del centro. L’emendamento approvato su proposta di Forza Italia esclude dal computo dei voti della coalizione le liste che restano sotto la soglia del 3%, con la sola eccezione del miglior perdente. Un disincentivo alle sigle create per gonfiare il totale dell’alleanza, che però solleva riserve di costituzionalità: alcuni giuristi obiettano che il voto rischierebbe di non essere più pienamente libero e uguale, e c’è chi annuncia ricorsi nei tribunali per arrivare alla Corte costituzionale.
Cosa succede ora: le tre strade possibili
Gli scenari sul tavolo sono tre. Approvazione rapida del testo blindato, con la legge in vigore entro l’autunno. Reintroduzione delle preferenze con terza lettura alla Camera, un passaggio che allungherebbe i tempi ma chiuderebbe la questione della rappresentanza. Oppure lo stallo, l’unico esito che la maggioranza non può permettersi: tornare al voto con il vecchio sistema significherebbe rinunciare alla stabilità che dà il nome alla riforma.
La sera del voto gli italiani devono sapere chi ha vinto e chi governerà. Il Senato ha ora l’occasione di completare l’opera: aggiungere alla governabilità anche il diritto degli elettori di scegliere i propri rappresentanti. Sarebbe la riforma piena, non a metà.
Fonti
- Quotidiano Nazionale – Stabilicum al Senato, il rebus delle preferenze
- Quotidiano Nazionale – Stabilicum e percentuali, l’emendamento taglia-cespugli
- Il Sole 24 Ore – Le novità dello Stabilicum approvato alla Camera
- Avvenire – Lo Stabilicum è passato, la battaglia trasloca al Senato
- Il Politico Web – Come funziona lo Stabilicum

