I ricorsi contro la nuova legge elettorale sono stati depositati lunedì 26 ottobre in 25 tribunali, quelli che hanno sede nelle corti d’appello. Li ha promossi la Rete per un voto libero e uguale, che riunisce una trentina di associazioni. I ricorrenti, secondo il coordinatore Roberto Zaccaria, sono oltre 300: il nome più noto è quello di Romano Prodi.
L’iniziativa è stata presentata a mezzogiorno nella Sala Nassirya del Senato. Al tavolo erano annunciati, con Zaccaria, l’avvocato Pietro Adami e i costituzionalisti Maria Agostina Cabiddu, Anna Falcone ed Enrico Grosso. L’obiettivo non è far bocciare lo Stabilicum da un tribunale, che non ne avrebbe il potere, ma portarlo davanti alla Corte costituzionale prima delle politiche del 2027.
Venticinque ricorsi invece di trenta
Alla vigilia la Rete aveva annunciato trenta ricorsi, uno per distretto di corte d’appello, come avevamo raccontato quando è partita la raccolta delle adesioni. Ne sono arrivati 25, presentati in contemporanea su una traccia comune. Zaccaria l’ha definita «una cosa senza precedenti».
Adami, che ha coordinato 110 avvocati, ha spiegato che il numero salirà. Si aggiungeranno ricorsi per le minoranze linguistiche, come in Valle d’Aosta e tra gli sloveni del Friuli Venezia Giulia, e per la circoscrizione Estero, a Roma.
Tra i ricorrenti, oltre a docenti, ex magistrati e giornalisti, figurano l’Anpi e la Cgil. Tra i firmatari noti ci sono anche Pier Luigi Bersani, Fausto Bertinotti, Rosy Bindi e Massimo Cacciari. Zaccaria ha presentato l’iniziativa come la società civile che raccoglie il testimone dall’opposizione parlamentare: una rivendicazione che dice molto anche sul profilo politico della Rete.
Come si arriva alla Corte
Un cittadino non può rivolgersi direttamente alla Consulta. Deve passare da un giudice, con un’azione civile in cui chiede di accertare se la legge lede il suo diritto a un voto libero e uguale. Se il giudice ritiene la questione rilevante e non manifestamente infondata, sospende la causa e trasmette gli atti alla Corte.
Per questo i ricorsi sono tanti: basta che un solo tribunale sollevi la questione. Il deposito non sospende la legge, che resta in vigore, e non obbliga la Corte a decidere prima del voto. «Molti giudici italiani adesso sono nelle condizioni di valutare», ha detto Grosso.
La prima udienza è fissata il 16 dicembre davanti al tribunale di Trento; le altre non hanno ancora una data. Zaccaria conta sui primi rinvii a gennaio e spera in una sentenza della Consulta entro la fine di marzo. È un auspicio dei promotori, non un calendario della Corte.
La legge contestata
Lo Stabilicum è la legge 180 del 2026. La Camera l’ha approvata in via definitiva l’8 ottobre con 227 sì e 164 no, il presidente Sergio Mattarella l’ha promulgata il giorno dopo ed è in vigore dal 24 ottobre. Sostituisce il Rosatellum e abolisce i collegi uninominali, salvo in Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige.
È un proporzionale con premio. Chi ottiene il miglior risultato e supera il 42 per cento in entrambe le Camere riceve 70 deputati e 35 senatori in più, fino a un tetto di 220 seggi su 400 alla Camera e 113 su 200 al Senato. Se nessuno arriva al 42 per cento, o se le due Camere danno vincitori diversi, il premio non scatta.
Le soglie restano quelle del Rosatellum: 3 per cento per le liste, 10 per cento per le coalizioni. Ogni lista ha un capolista bloccato e sei candidati, tra cui l’elettore può esprimere fino a tre preferenze alternando i sessi, altrimenti la seconda e la terza vengono annullate. Ci si può candidare in cinque collegi al massimo.
Liste e coalizioni devono indicare, insieme al programma, la persona che propongono come presidente del Consiglio. Il nome non compare sulla scheda e la legge fa salve le prerogative del Capo dello Stato. Chi non è in Parlamento deve raccogliere 6.000 firme per collegio invece di 1.500. Il quadro completo delle regole è nella nostra guida allo Stabilicum approvato.
Le sei censure dei ricorrenti
I profili contestati sono sei, nella sintesi illustrata da Grosso.
Il premio di maggioranza. Si contestano l’entità dei seggi aggiuntivi e il modo in cui vengono assegnati.
Il legame tra Camera e Senato. Il premio scatta solo se la stessa coalizione vince in entrambe le Camere ed è calcolato su base nazionale anche per il Senato, che l’articolo 57 della Costituzione vuole eletto su base regionale. Per Grosso la legge «lega l’elezione dell’uno a quella dell’altra».
La scelta degli eletti. Con i capilista bloccati e le preferenze, sostengono i ricorrenti, l’elettore non può sapere quale candidato contribuirà a eleggere.
L’equilibrio di genere. Per i capilista non è prevista alcuna alternanza: in teoria potrebbero essere tutti uomini.
Il candidato premier. L’obbligo di indicarlo, secondo i ricorrenti, invade le prerogative del Presidente della Repubblica, che nomina il presidente del Consiglio. Per Zaccaria è il punto più grave, perché sommato al premio produce un «premierato di fatto»: un cambio della forma di governo che richiederebbe una legge costituzionale e che così aggira l’articolo 138.
Le firme. Il numero di sottoscrizioni chiesto alle liste non rappresentate in Parlamento è definito «abnorme»: una barriera all’ingresso per i partiti nuovi.
Che cosa dicono i precedenti
I ricorrenti richiamano le due sentenze con cui la Consulta ha già corretto una legge elettorale. Con la sentenza 1 del 2014 la Corte bocciò il premio del Porcellum, che scattava senza alcuna soglia minima di voti, e le liste bloccate che non consentivano di esprimere preferenze.
Con la sentenza 35 del 2017 sull’Italicum, invece, la Corte salvò il premio al 40 per cento al primo turno. Bocciò il ballottaggio e la libertà del capolista eletto in più collegi di scegliere quale tenere, sostituita dal sorteggio. I capilista bloccati rimasero.
È su questo secondo precedente che si regge la difesa della legge. Lo Stabilicum ha una soglia più alta, il 42 per cento, non prevede il ballottaggio e affianca al capolista tre preferenze. Già all’approvazione, secondo Quotidiano Nazionale, nel governo prevaleva l’ottimismo proprio in forza di quel precedente. Il Giornale ha sostenuto che un premio al 42 per cento non pone problemi e che l’indicazione del premier rispetta gli articoli 92 e 67 della Costituzione.
Dai partiti di maggioranza non sono arrivate repliche ufficiali ai ricorsi. Giorgia Meloni, il giorno del voto finale, aveva rivendicato la legge: alle prossime elezioni gli italiani «potranno scegliere tutto: partito, coalizione, programma, candidato premier e parlamentari».
I punti deboli della sfida, e quelli della legge
La copertura è incompleta: cinque distretti mancano all’appello, anche se Adami promette nuovi ricorsi. E il calendario è stretto. Perché la Consulta decida prima del voto serve che un giudice rinvii gli atti entro l’inverno.
La legge, dal canto suo, ha un punto esposto che le analisi indicano fin dall’approvazione: il premio calcolato su base nazionale al Senato, da misurare sull’articolo 57. Sul premio in sé e sui capilista, invece, il precedente dell’Italicum gioca a favore della maggioranza.
Zaccaria ha risposto anche a chi gli chiedeva perché Mattarella abbia firmato: «Il presidente non è la Corte costituzionale», e «non promulga quando ci sono manifeste incostituzionalità». Il resto spetta alla Consulta. Intanto lo Stabilicum è legge, e allo stato è con queste regole che la Nazione andrà alle urne nel 2027.
Fonti
ANSA, “Depositati i ricorsi in 25 tribunali contro la legge elettorale” (26 ottobre 2026)
Sky TG24, “Nuova legge elettorale, depositati ricorsi in tutta Italia contro lo Stabilicum” (26 ottobre 2026)
L’Espresso, “Legge elettorale, partono i ricorsi: ecco i sei punti contestati” (26 ottobre 2026)
TAG24, “La legge elettorale finisce davanti ai giudici: 25 ricorsi per arrivare alla Consulta prima del voto” (26 ottobre 2026)
Alanews, “Legge elettorale, ricorsi in 25 tribunali. Zaccaria: ‘Tra i firmatari c’è anche Romano Prodi’” (26 ottobre 2026)
La Notizia, “Legge elettorale, presentati i ricorsi in 25 tribunali: la prima udienza già a dicembre” (26 ottobre 2026)
Articolo21, “Legge elettorale, al via 30 ricorsi: il 26 ottobre la conferenza stampa al Senato” (25 ottobre 2026)
ANSA, “Da domani in vigore la riforma della legge elettorale, lunedì i ricorsi” (23 ottobre 2026)
Il Sole 24 Ore, “The new electoral law is now in force” (25 ottobre 2026)
Avvenire, “Su cosa punteranno i ricorsi contro la legge elettorale” (13 ottobre 2026)
Il Giornale, “Ricorsi sullo Stabilicum: tutte le fake smontate” (13 ottobre 2026)
Il Post, “Com’è fatta e cosa prevede la nuova legge elettorale” (9 ottobre 2026)
ANSA, “Legge elettorale: dal premio alle preferenze, come funziona la riforma” (8 ottobre 2026)
Quotidiano Nazionale, “Legge elettorale, approvato lo Stabilicum. La premier: ‘La scelta torna agli italiani'” (8 ottobre 2026)
Corte costituzionale, sentenza n. 1 del 2014
Corte costituzionale, sentenza n. 35 del 2017
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