La Serbia volta pagina dopo quattordici anni. Alle elezioni parlamentari anticipate di domenica 25 ottobre la Lista Studenti ha ottenuto il 52,9% dei voti e 140 seggi su 250, secondo la proiezione finale di CeSID e Ipsos sul 96% del campione. La lista «Aleksandar Vučić – Serbia Unita» si ferma al 38,8% e a 103 seggi. Vučić ha ammesso la sconfitta in serata, prima dei dati ufficiali della Commissione elettorale: «In base al campione, è chiaro che abbiamo perso queste elezioni».
Per la prima volta dal 2012 il Partito Progressista Serbo perde la maggioranza. La domanda, adesso, è dove andrà Belgrado: verso l’Unione Europea o accanto a Mosca.
Una vittoria netta, con l’affluenza più alta da trent’anni
La legislatura sarebbe scaduta alla fine del 2027. Il voto lo ha anticipato lo stesso Vučić, che il 9 settembre ha sciolto l’Assemblea nazionale su proposta del governo di Đuro Macut e poi ha lasciato la presidenza della Repubblica per candidarsi a primo ministro. Voleva un referendum su di sé, e lo ha avuto, ma con l’esito opposto.
Ha votato quasi il 70% degli aventi diritto: CeSID e Ipsos stimano il 69,3%, la partecipazione più alta dalla dissoluzione della Jugoslavia. Alle 19 l’osservatorio indipendente CRTA misurava il 67,8%, contro il 55,5% alla stessa ora del 2023.
La giornata non è stata tranquilla. CRTA ha segnalato pressioni su elettori o scrutatori in quasi un terzo dei 500 seggi che osservava; CeSID ha raccolto circa 260 segnalazioni di possibili irregolarità entro le 17, dalle schede fotografate al voto di gruppo. In Parlamento, oltre ai due blocchi, entrano solo le liste delle minoranze: il Partito socialista di Ivica Dačić, storico alleato di Vučić, è al 2,2%, sotto la soglia del 3%, secondo la stessa proiezione.
Chi sono gli studenti
Tutto comincia il 1° novembre 2024, quando crolla la pensilina della stazione di Novi Sad appena ristrutturata: sedici morti. Per due anni quella tragedia è diventata il simbolo di una rete di appalti e coperture, e le proteste studentesche hanno occupato le università e riempito le piazze di tutta la Nazione, come raccontavamo già nel giugno 2025.
La Lista Studenti non è un partito. I suoi 250 candidati li hanno scelti le assemblee plenarie degli studenti, non una segreteria: professori universitari, medici, attori, agricoltori, quasi tutti senza esperienza politica. In testa c’è Ilija Srdanović, cardiologo e docente a Novi Sad.
Il programma, undici punti, è quasi tutto interno: stato di diritto, lotta alla corruzione, libertà dell’informazione. Sulla politica estera la lista ha scelto il silenzio, e non per caso: Kosovo, Unione Europea e Russia sono i temi su cui una coalizione così larga rischia di spaccarsi.
Cosa perde Vučić, e cosa conserva
Vučić perde la maggioranza e la strada per tornare al potere da primo ministro. Non perde tutto. I suoi 103 deputati sono la prima forza di opposizione, e l’apparato costruito in quattordici anni (televisioni, aziende pubbliche, amministrazioni locali) non cambia padrone con un voto.
In campagna aveva descritto il movimento come un tentativo guidato dall’estero di rovesciarlo. Dopo la sconfitta ha dato la colpa ai media indipendenti e alle interferenze straniere. È la linea che terrà dall’opposizione, e dice molto della transizione che attende Belgrado.
UE o Mosca: decideranno i primi atti
La Serbia è candidata all’adesione all’Unione Europea, ma resta legata a Mosca: la Russia è il suo principale fornitore di gas e Vladimir Putin aveva sostenuto Vučić. La Cina è un grande investitore, l’Unione il primo partner commerciale. Finora gli studenti non hanno dovuto scegliere. Governando, dovranno farlo.
La scelta però non arriverà con una dichiarazione. Ciò che gli studenti chiedono coincide con ciò che Bruxelles chiede da anni a Belgrado: magistratura indipendente, informazione libera, appalti puliti, una commissione elettorale credibile. Se il nuovo governo metterà mano a questi dossier, la Serbia si avvicinerà all’UE nei fatti, anche senza proclami.
Una rottura con Mosca, invece, non è praticabile in tempi brevi. Il gas, il Kosovo (la cui indipendenza la Russia non riconosce, a differenza della maggior parte degli Stati dell’Unione) e la neutralità militare sono vincoli che nessuna maggioranza cancella con un voto. La direzione si leggerà nelle prime nomine: chi guiderà l’autorità per i media, la procura, la commissione elettorale; se riprenderà il dialogo con Pristina. Un governo che ripulisce le istituzioni diventa europeo per ciò che fa, anche se continua a comprare gas russo.
Cosa cambia per l’Europa e per l’Italia
Nei Balcani occidentali l’allargamento è fermo da anni, e la Serbia è la Nazione che pesa di più nella regione. Un governo che riapre il cantiere dello stato di diritto dà a Bruxelles un interlocutore e toglie argomenti a chi sostiene che a Belgrado non cambia mai nulla.
Per l’Italia il riflesso è diretto. La Serbia sta sulla rotta migratoria balcanica, è un partner commerciale dell’Adriatico ed è il perno degli equilibri tra Bosnia, Montenegro e Kosovo. Una Belgrado più stabile significa frontiere più controllabili. La notte del 25 ottobre ha deciso chi governa; dove andrà la Serbia lo dirà l’uso che gli studenti faranno della maggioranza assoluta.
Fonti
CeSID e Ipsos, proiezione sul 96% del campione, via Srpske.rs (26 ottobre 2026)
Euronews, “Student List wins Serbian election in political earthquake as Vučić concedes defeat” (25 ottobre 2026)
Al Jazeera, “Serbia’s Vucic concedes election defeat to student-led movement” (25 ottobre 2026)
ABC News (AP), “Serbian president concedes defeat to student-led movement in election” (26 ottobre 2026)
CRTA, affluenza alle 19: 67,8% (25 ottobre 2026)
RTS, Vučić indice le elezioni parlamentari per il 25 ottobre (9 settembre 2026)
Al Jazeera, “Serbia’s snap election: What’s at stake and can students unseat Vucic?” (23 ottobre 2026)
The Loop (ECPR), “From plenums to parliament: the rulebook behind Serbia’s Student List”
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