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Italia

Minacce a Paglia, attacchi a Vannacci: chi ci guadagna è il campo largo

Redazione - Il Politico

Il consigliere di Crosetto denuncia minacce di morte dopo le interviste contro l'europarlamentare. La condanna è totale, ma il caso apre due domande: può la Difesa fare campagna contro un eletto? E chi guadagna dalla guerra a destra?

Riassunto dell'articolo

Il tenente colonnello Gianfranco Paglia, Medaglia d'Oro al Valor Militare e consigliere del ministro Crosetto, ha denunciato minacce di morte ricevute sui social dopo le sue critiche pubbliche a Roberto Vannacci, definito espressione di un patriottismo di facciata in interviste al Foglio e in Rai. L'analisi condanna le minacce senza riserve ma solleva due questioni: il doppio standard sull'uso politico dell'uniforme (Vannacci sospeso undici mesi per un libro, Paglia libero di attaccare un eletto da un incarico ministeriale) e l'effetto strategico dello scontro. I sondaggi Youtrend indicano maggioranza di governo al 40,0%, campo largo al 40,2% e area di centrodestra al 47,6% includendo Futuro Nazionale: ogni attacco a Vannacci, anziché costruire un fronte comune, avvicina la sinistra a Palazzo Chigi nel 2027.

Punti chiave
  • Il Foglio – Intervista a Gianfranco Paglia (29 luglio 2026)
  • Secolo d'Italia – Minacce di morte via web al colonnello Paglia, la…
  • Infodivise – La nota di Paglia e la denuncia presentata
  • Rai 3 – Filorosso, puntata del 10 agosto 2026

Le minacce di morte contro Gianfranco Paglia sono un reato e vanno condannate senza esitazioni. Il tenente colonnello, Medaglia d’Oro al Valor Militare e consigliere del ministro della Difesa Guido Crosetto, ha presentato denuncia formale contro un profilo social da cui sono arrivati insulti e un messaggio con esplicito riferimento a un’arma da fuoco. Chi minaccia un uomo che ha versato il proprio sangue a Mogadiscio per la Nazione non difende nessuna causa: la squalifica. Su questo non esistono distinguo, e la solidarietà arrivata da tutto l’arco politico, da Fratelli d’Italia alla Lega, è doverosa.
Detto questo con la chiarezza necessaria, il caso merita un’analisi che nessuno sta facendo. Perché dietro la cronaca delle minacce c’è una vicenda politica più profonda, che riguarda il rapporto tra le Forze Armate e la politica, e soprattutto il futuro del centrodestra italiano.

CREAZIONE SITI WEB
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Cosa ha detto davvero Paglia su Vannacci

Le minacce sono arrivate dopo una sequenza di interventi pubblici molto netti. In un’intervista al Foglio di fine luglio, Paglia ha parlato di un patriottismo degli impostori, riferendosi con evidenza a Roberto Vannacci: chi contesta la lettura della minaccia russa, chi critica i fondi europei per la difesa, chi contrappone spese militari e spese sociali, per il consigliere di Crosetto renderebbe la Nazione più vulnerabile.
Il 10 agosto, ospite a Filorosso su Rai 3, Paglia ha rincarato la dose, ribadendo una linea già espressa nel 2024 a Zona Bianca: il pensiero di Vannacci non rappresenta la Difesa. Parole pronunciate non da un opinionista qualsiasi, ma da un ufficiale in servizio, con un incarico fiduciario al vertice del ministero.

Il doppio standard sull’uniforme

Ed è qui che il caso si fa interessante. Roberto Vannacci fu sanzionato con undici mesi di sospensione per aver scritto un libro da militare in servizio: l’uniforme, gli fu spiegato, non ammette esternazioni politiche. Oggi un tenente colonnello in servizio, consigliere del ministro, conduce dalla televisione pubblica e dai giornali una campagna contro un europarlamentare eletto con mezzo milione di preferenze, leader di un partito che i sondaggi accreditano al 7,6 per cento, a tre decimi da Forza Italia.
La domanda è semplice: l’uniforme vincola tutti o vincola solo alcuni? Se le stellette impongono silenzio politico, lo impongono anche a chi parla in nome dell’istituzione contro un avversario politico. Se invece ammettono il giudizio pubblico, allora la sanzione a Vannacci fu una misura politica travestita da provvedimento disciplinare. Le due cose insieme non stanno in piedi. Il problema non è Paglia, che svolge il ruolo che gli è stato affidato: è il meccanismo che trasforma la Difesa in attore del dibattito politico contro un eletto.

Ogni attacco lo rafforza: i numeri lo dimostrano

C’è poi il piano strategico, che questo giornale segue da mesi. Ogni tentativo di isolare Vannacci si è trasformato nel suo più efficace strumento di propaganda: da febbraio a oggi Futuro Nazionale è passato dall’1,6 al 7,6 per cento, mentre scomuniche e anatemi si moltiplicavano. L’elettorato non lo percepisce come uomo di sistema, e ogni attacco istituzionale certifica esattamente questa percezione.
Chi a destra pensa di logorare Vannacci a colpi di delegittimazione dovrebbe guardare l’aritmetica prima della polemica. L’ultima rilevazione Youtrend fotografa una parità assoluta: la maggioranza di governo vale il 40,0 per cento, il campo largo il 40,2. Con Futuro Nazionale, l’area di centrodestra sale al 47,6. Sette punti e mezzo che, con qualsiasi legge elettorale a vocazione maggioritaria, sono la differenza tra governare e consegnare l’Italia a quel cartello eterogeneo di sigle — PD, Cinque Stelle, sinistre varie — tenuto insieme soltanto dall’avversione al governo.

Fronte comune o suicidio strategico

Questa è la vera posta in gioco del caso Paglia. Le minacce dei vigliacchi da tastiera vanno perseguite penalmente, e lo saranno. Ma la politica non può nascondersi dietro la cronaca giudiziaria: la demonizzazione di Vannacci resta un suicidio strategico per il centrodestra. Ogni energia spesa a costruire cordoni sanitari a destra è un regalo a chi aspetta il 2027 per tornare a Palazzo Chigi senza aver vinto un’idea.
L’alternativa esiste ed è alla portata: affrontare Vannacci sul merito dove si dissente, riconoscere il suo elettorato come parte dell’area, lavorare a un fronte comune che sommi invece di sottrarre. La Nazione non si difende soltanto ai confini: si difende anche evitando di consegnarla, per orgoglio di bottega, a chi non ha mai smesso di considerarla un problema da amministrare.

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