Dario Franceschini, dal pulpito del “campo largo”, ci ricorda che per vincere l’unione è una necessità biologica. E mentre a sinistra si tenta di tenere insieme l’impossibile, nel centrodestra si consuma un dramma tutto interno: la selezione al contrario. La coalizione di governo sembra aver smarrito la propria identità originaria, preferendo flirtare con quell’anima democristiana, un tempo combattuta perché percepita come il volto dell’affarismo e del trasformismo, piuttosto che guardare in faccia la realtà del proprio elettorato.
Il centrodestra insegue un centro che non esiste più
Il tranello è evidente: il centrodestra sta cercando di ricostruire un “Centro” che non esiste più, utilizzando le insegne della destra moderata come copertura. Si cercano sponde nei soliti noti, nei reduci del compromesso storico, convinti che l’ago della bilancia si sposti ancora dove girano i salotti. Ma in questa corsa a chi è più “istituzionale”, si sta consumando un suicidio strategico: si ignora la pancia del Paese per rincorrere il consenso dei palazzi.
La demonizzazione di Vannacci e il suicidio del centrodestra
In questo scenario, la demonizzazione di Roberto Vannacci appare come l’ultimo atto di una politica che ha paura di se stessa. Invece di vederlo come un avversario da emarginare, il centrodestra dovrebbe riconoscere in Futuro Nazionale l’unica vera risorsa rimasta per evitare la diaspora del voto.
Vannacci non è un nemico: è lo specchio di un’area, quella della destra identitaria e sovranista, che non si riconosce più in una coalizione che ha ceduto alle lusinghe del “centrismo d’accatto”. Attaccarlo non serve a recuperare i suoi voti, serve solo a spingerli più lontano. La “quadra” non si trova con gli anatemi, ma recuperando la sostanza politica che ha portato il centrodestra al governo.
Vannacci e il centrodestra alla prova del 2027
Il tempo stringe. Se la coalizione di governo continuerà a ignorare chi reclama identità, preferendo alleanze trasversali con chi ha fatto della manipolazione del voto la propria arte, il risultato sarà scontato. Il centrodestra rischia di trovarsi isolato, stretto tra un “campo largo” che prova a ricomporsi e un elettorato che, sentendosi tradito dal “centro”, cercherà altrove la propria rappresentanza.
Se davvero l’obiettivo è vincere e non semplicemente sopravvivere nella melma del centro, sarebbe ora di finirla con la strategia del suicidio assistito. Vannacci non è il problema: è il termometro di una febbre che il centrodestra, se vuole sopravvivere al 2027, deve imparare ad ascoltare, anziché tentare di abbattere.
Fonti
- Voce dei Cittadini – Franceschini rilancia la “quarta gamba” di centro nel campo largo
- Il Giornale – Sondaggio Noto: l'”effetto Vannacci al contrario”
- Today – Sondaggio SWG/La7: senza Vannacci il centrodestra perderebbe
- Libero – Franceschini, legge elettorale e i timori del campo largo

