La mattina del 29 marzo 2026, Domenica delle Palme, la polizia israeliana ha fermato il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme e capo della Chiesa cattolica in Terra Santa, e padre Francesco Ielpo, Custode ufficiale della Chiesa del Santo Sepolcro, mentre si recavano privatamente — senza processione, senza cerimoniale, senza clamore — a celebrare la Messa. Sono stati costretti a tornare indietro. Lo ha reso noto lo stesso Patriarcato latino con un comunicato durissimo.
L’episodio non nasce dal nulla. Si inserisce in una escalation sistematica di restrizioni che hanno progressivamente amputato la libertà di culto cristiana a Gerusalemme, fino a rendere impossibile la Settimana Santa nel luogo stesso dove Cristo è morto ed è risorto.
Lo Status Quo violato: un sistema giuridico di 174 anni fatto a pezzi
Per comprendere la gravità di quanto accaduto, occorre richiamare il quadro giuridico internazionale che regola l’accesso ai Luoghi Santi. Lo Statu Quo è un regime normativo risalente al firmano ottomano del 1852, che disciplina i diritti di proprietà, accesso e celebrazione liturgica delle sei confessioni cristiane presenti al Santo Sepolcro: latini (rappresentati dai francescani), greci ortodossi, armeni, copti, siri ed etiopi.
La sua validità giuridica è stata confermata da ogni autorità che ha governato Gerusalemme: il Trattato di Berlino del 1878 ne sancì l’inviolabilità all’articolo 62; il Mandato britannico si impegnò a garantire il libero accesso ai Luoghi Santi e il libero esercizio del culto; dopo la Guerra dei Sei Giorni del 1967, la Knesset approvò la Legge sulla Protezione dei Luoghi Sacri. Soprattutto, l’Accordo Fondamentale tra Israele e Santa Sede del 1993 vincola esplicitamente lo Stato d’Israele a far osservare il regime dello Statu Quo, indipendentemente da qualsiasi altra interpretazione dell’accordo stesso.
Impedire al Patriarca latino — il più alto rappresentante cattolico in Terra Santa — di entrare nella Basilica del Santo Sepolcro per celebrare la liturgia delle Palme non è una misura di sicurezza. È la violazione di un obbligo internazionale assunto da Israele nei confronti della Santa Sede.
Un mese di cancellazioni: la Pasqua cristiana smantellata pezzo per pezzo
L’episodio del 29 marzo è il punto culminante di un processo iniziato settimane prima. La Basilica del Santo Sepolcro risulta chiusa ai fedeli dal 28 febbraio, ufficialmente per ragioni di sicurezza legate al conflitto in corso con l’Iran. Il 23 marzo, il cardinale Pizzaballa ha dovuto annunciare la cancellazione della processione della Domenica delle Palme dal Monte degli Ulivi — un rito che non era stato soppresso neppure durante la pandemia di Covid-19 — e il rinvio a data da destinarsi della Messa crismale del Giovedì Santo.
La Custodia francescana di Terra Santa ha precisato che i frati all’interno della Basilica non hanno mai cessato le celebrazioni quotidiane previste dallo Status Quo, continuando a pregare giorno e notte. Ma l’accesso dall’esterno è sbarrato. Il Santo Sepolcro è diventato una prigione liturgica: chi è dentro prega, chi è fuori — compresi i vertici della Chiesa cattolica — viene respinto.
Il Patriarcato ha sottolineato un punto cruciale: le Chiese cristiane hanno cooperato lealmente con le autorità israeliane fin dall’inizio della guerra, cancellando ogni assembramento pubblico e ottemperando a tutte le restrizioni imposte. In cambio hanno ricevuto un’escalation di divieti che ha privato centinaia di milioni di cristiani nel mondo della possibilità di vedere celebrata la Pasqua nel luogo dove essa è nata.
La guerra come pretesto: ciò che Israele non dice
Il governo israeliano giustifica le restrizioni con la situazione di sicurezza generata dal conflitto con l’Iran e con la caduta di frammenti di missili balistici sulla Città Vecchia. Nessuno nega la gravità del contesto bellico. Ma la domanda strutturale è un’altra: perché la sicurezza richiede di impedire a due persone — il Patriarca e il Custode — di percorrere privatamente un tragitto urbano per celebrare una Messa a porte chiuse?
La risposta è che la sicurezza è il pretesto, non la causa. Il trend di restrizioni alla presenza cristiana a Gerusalemme precede di molto l’operazione contro l’Iran. Da anni le comunità cristiane denunciano attacchi di coloni estremisti, restrizioni ai visti per il clero, limitazioni all’accesso alla Città Vecchia, e un progressivo restringimento dello spazio vitale delle istituzioni religiose non ebraiche. La guerra ha fornito la copertura per accelerare un processo già in atto.
L’Agenzia Fides, organo delle Pontificie Opere Missionarie, ha titolato senza ambiguità: i riti della Settimana Santa sono “cancellati” a causa della guerra. Il Messaggero ha riportato che lo Status Quo delle chiese è stato “momentaneamente sospeso dalle autorità israeliane” — una misura definita “eccezionale e per nulla scontata”. I precedenti storici, in effetti, non esistono.
L’Europa tace, il Vaticano prega: il vuoto politico dell’Occidente cristiano
La dimensione più inquietante di questa vicenda non è l’atto israeliano in sé, ma l’assenza di qualsiasi reazione politica occidentale. Nessun governo europeo — nemmeno l’Italia, nemmeno la Francia, storiche potenze protettrici della presenza cattolica in Terra Santa — ha rilasciato una dichiarazione. Nessun cancelliere, nessun ministro degli Esteri, nessun portavoce ha trovato le parole per denunciare il fatto che il capo della Chiesa cattolica a Gerusalemme è stato fisicamente bloccato dalla polizia sulla strada verso la Basilica più sacra della cristianità.
Il Vaticano si è affidato alla preghiera. Papa Leone XIV, nella Domenica delle Palme celebrata in Piazza San Pietro, ha fatto riferimento all’impossibilità per i fedeli di vivere i riti pasquali a Gerusalemme. Ma la diplomazia vaticana si è fermata lì. Nessuna convocazione dell’ambasciatore, nessuna nota formale, nessun richiamo esplicito alla violazione dell’Accordo Fondamentale del 1993.
Eppure la Francia di Napoleone III scatenò la Guerra di Crimea nel 1853 — con centinaia di migliaia di morti — in parte per difendere i diritti dei cattolici latini sui Luoghi Santi contro le pretese russe sugli ortodossi. Oggi la stessa Francia non riesce a produrre un comunicato stampa.
Il messaggio geopolitico: Gerusalemme come capitale esclusiva
Il blocco di Pizzaballa non è un episodio isolato. È coerente con la traiettoria politica del governo Netanyahu e dei suoi alleati dell’ala tradizionalista e fondamentalista ebraica: la trasformazione di Gerusalemme da città contesa e plurale in capitale etno-nazionale esclusiva. La Legge fondamentale del 2018 — “Israele come Stato-Nazione del popolo ebraico” — ha definito il diritto all’autodeterminazione nella terra di Israele come esclusivo del popolo ebraico. I cristiani, come i musulmani, esistono in questo quadro come ospiti tollerati, non come titolari di diritti.
Lo svuotamento della Settimana Santa a Gerusalemme è la traduzione liturgica di questa logica politica. Se il Santo Sepolcro può restare chiuso per settimane, se il Patriarca può essere fermato dalla polizia, se la Messa crismale può essere rinviata sine die, allora la presenza cristiana a Gerusalemme non è più un diritto garantito dal diritto internazionale: è una concessione revocabile.
Cosa dovrebbe fare l’Italia
L’Italia non è uno spettatore qualsiasi. È la Nazione che ospita la Santa Sede. È il territorio da cui, per secoli, sono partiti i francescani della Custodia di Terra Santa — lo stesso Ordine che ancora oggi celebra i riti al Santo Sepolcro. Il cardinale Pizzaballa è un cittadino italiano, nato a Cologno al Serio, in provincia di Bergamo. Padre Francesco Ielpo è italiano.
Roma dovrebbe convocare l’ambasciatore israeliano. Dovrebbe portare la questione al Consiglio Affari Esteri dell’Unione Europea. Dovrebbe chiedere un’indagine formale sulla compatibilità delle restrizioni israeliane con l’Accordo Fondamentale del 1993. Non lo farà. E il silenzio italiano sarà, come sempre, la misura esatta della nostra irrilevanza geopolitica.
Fonti
Open – Domenica delle Palme, impedito l’ingresso al Santo Sepolcro al cardinale Pizzaballa e a padre Ielpo
Il Sole 24 Ore – Polizia Israele impedisce a Pizzaballa di entrare al Santo Sepolcro
Vatican News – Gerusalemme, annunciate limitazioni alle celebrazioni della Settimana Santa
Agenzia Fides – Santo Sepolcro inaccessibile e tradizionali Riti della Settimana Santa cancellati
Il Messaggero – La Pasqua triste dei cristiani a Gerusalemme
Wikipedia – Statu Quo (firmano)
Korazym – Il Cardinale Pizzaballa invita a unirsi in preghiera recitando il Rosario per la Pace
Positanonews – Il commento di don Rito Maresca

