Mentre l’attenzione del mondo è assorbita dalla crisi in Medio Oriente e dallo scontro tra Stati Uniti e Iran nello Stretto di Hormuz, la guerra in Ucraina è entrata nel suo quinto anno. Non si è fermata. Non si è congelata. Non è diventata un conflitto a bassa intensità. È semplicemente scomparsa dai radar dell’informazione. I negoziati trilaterali mediati da Washington sono stati rinviati perché l’America è impegnata altrove. Zelensky stesso lo ha ammesso: «C’è stata una pausa nei negoziati, è ora di concluderla». Ma nessuno, al momento, sembra avere fretta di farlo. Nel frattempo, sul terreno si combatte con un’intensità che non ha precedenti nella storia europea dal 1945. E la situazione del fronte, nel marzo 2026, racconta una storia molto diversa da quella che i bollettini dei telegiornali lasciano intendere.
I numeri del fronte: la Russia controlla un quinto dell’Ucraina
I dati aggiornati al 17 marzo 2026, elaborati dall’Institute for the Study of War (ISW) e raccolti dal progetto Russia Matters dell’Università di Harvard, offrono un quadro preciso. La Russia controlla circa 45.783 miglia quadrate di territorio ucraino — il 20% dell’intero Paese, un’area equivalente allo Stato americano della Pennsylvania. Di queste, 29.158 miglia quadrate sono state conquistate dopo il 24 febbraio 2022, la data dell’invasione su larga scala.
Nell’ultimo anno (marzo 2025–marzo 2026), le forze russe hanno guadagnato circa 1.977 miglia quadrate aggiuntive, pari a circa lo 0,8% del territorio totale ucraino, con una media mensile di 170 miglia quadrate. Un’avanzata lenta ma costante, che nel 2025 ha raggiunto il ritmo più alto dall’inizio dell’invasione. Tuttavia, nelle ultime quattro settimane (17 febbraio–17 marzo 2026) si è registrata un’inversione: la Russia ha perso 33 miglia quadrate nette, contro le 127 guadagnate nel periodo precedente.
I dati dell’intelligence americana confermano il quadro complessivo. Secondo l’Annual Threat Assessment della comunità d’intelligence statunitense pubblicato nel 2026, «la Russia ha mantenuto il sopravvento nella guerra contro l’Ucraina e vede pochi motivi per smettere di combattere finché le sue forze continuano a guadagnare terreno».
Pokrovsk e Myrnohrad: le città cadute che nessuno ha raccontato
Il settore più significativo del fronte è quello di Pokrovsk-Myrnohrad, nell’oblast di Donetsk: un’agglomerazione urbana che per mesi è stata il punto focale dell’offensiva russa e la principale battaglia di logoramento del conflitto. La caduta di queste due città, avvenuta in modo graduale tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, è passata quasi inosservata sui media italiani.
Secondo l’ISW, Myrnohrad è stata catturata dalle forze russe intorno al 4 febbraio 2026. Per Pokrovsk, l’ISW ha rilevato che dal 28 gennaio non vi sono più evidenze di presenze ucraine all’interno della città, indicando una probabile cattura completa. Le forze ucraine del 7° Corpo di Reazione Rapida delle Forze d’Assalto Aereo mantengono posizioni residuali sulle periferie settentrionali di entrambi i centri abitati, ma la situazione è definita «difficile» dal Comando Operativo Est.
L’offensiva russa su Pokrovsk era iniziata dopo la presa di Avdiivka nel febbraio 2024, percorrendo circa 50 chilometri in undici mesi, con un’avanzata media di appena 70 metri al giorno. Il metodo è sempre lo stesso: infiltrazioni di piccoli gruppi di fanteria — uno, due, tre uomini — che penetrano le linee come acqua, cercando qualsiasi varco disponibile. Due comandanti ucraini diversi hanno usato la stessa metafora, riferita dal Kyiv Independent: «I russi combattono come l’acqua, filtrano attraverso ogni crepa».
A marzo, la Russia sta accumulando riserve a nord-ovest di Pokrovsk, concentrando gli sforzi sul villaggio di Hryshyne. Il 18 marzo, l’ISW ha registrato un assalto con 13 motociclette contro Hryshyne — la prima azione del genere in quel settore da dicembre 2025 — e un attacco con 14 motociclette e due Lada Niva verso Kotlyne. Le forze ucraine riferiscono di aver distrutto tutti i veicoli. Questi assalti motorizzati, apparentemente disperati, sono in realtà una tattica consolidata: sfruttano la velocità per attraversare le zone battute dai droni FPV prima che gli operatori possano reagire.
Al tempo stesso, secondo diverse fonti ucraine, la qualità dell’avversario sta cambiando: dopo mesi in cui venivano impiegati soldati scarsamente addestrati come fanteria d’assalto sacrificabile, i comandi russi stanno ora schierando truppe meglio equipaggiate e preparate, segnalando l’imminenza della prevista offensiva primaverile.
Zaporizhzhia: la controffensiva ucraina che nessuno si aspettava
Il secondo settore critico è quello di Zaporizhzhia, nel fronte meridionale. Qui la dinamica si è invertita: è l’Ucraina ad attaccare. Dalla metà di febbraio 2026, le forze ucraine hanno lanciato una serie di operazioni coordinate nella zona a ovest di Hulyaipole — un centro abitato di circa 12.000 residenti prima della guerra — impiegando alcune delle brigate più preparate dell’esercito: l’82ª e la 95ª Brigata d’Assalto Aviotrasportata, insieme a diversi reggimenti d’assalto (1°, 5°, 33°, 210°, 215°, 225° e 42°). L’obiettivo è duplice: alleggerire la pressione russa su Orekhiv — nodo difensivo chiave — e ristabilire le linee difensive lungo i fiumi Gaichur e Yanchur per impedire l’accerchiamento dell’area di Hulyaipole.
L’Ucraina rivendica circa 400 chilometri quadrati riconquistati nella regione. Le fonti russe contestano la portata della controffensiva, riferendo la perdita di diverse decine di mezzi corazzati ucraini, compresi carri armati, ma ammettono che nuclei di fanteria ucraina si sono posizionati nella parte nord-occidentale di Ternovatoye, asserragliandosi in edifici e cantine. Dato significativo: le stesse fonti russe segnalano che il grosso dei riservisti ucraini non è ancora entrato in battaglia, alimentando il timore che l’offensiva vera e propria sia ancora imminente.
La posta in gioco è altissima. Il settore di Zaporizhzhia era stato l’asse della fallimentare controffensiva ucraina dell’estate 2023, fermata dai campi minati russi. Ma la situazione nel 2026 è diversa: da sud, il gruppo russo «Dnepr» opera nei pressi di Rabotino e Verbove, con unità che avrebbero raggiunto Rechnoye, a circa 12 chilometri dalla città di Zaporizhzhia stessa — un capoluogo regionale da 700.000 abitanti. Se la Russia dovesse ripetere il ritmo di avanzata del tardo 2025, la città potrebbe entrare nel raggio delle operazioni offensive, alterando radicalmente la dinamica politica del conflitto.
La guerra dei droni: Molniya, fibra ottica e intelligenza artificiale
Il conflitto ucraino è diventato il più grande laboratorio mondiale di guerra con droni. Ma nel 2026 la natura stessa dei droni è cambiata. Non si tratta più solo dei piccoli FPV che hanno definito il 2024: è emersa una nuova categoria di sistemi — i droni a medio raggio da 20-50 chilometri — che sta ridefinendo il concetto stesso di «retrovie».
Il protagonista è il Molniya, un drone russo ad ala fissa, economico, assemblato con componenti civili cinesi — elettronica, motori, ottiche — in quello che un esperto ucraino ha definito «un kit di montaggio dal mercato civile di massa». Il Molniya costa poche centinaia di dollari, ma le sue varianti si stanno moltiplicando: versioni con testate al termite per incendiare depositi e mezzi; varianti dotate di visione artificiale per il puntamento autonomo nella fase terminale, riducendo la dipendenza dall’operatore; configurazioni come «nave madre» che trasportano un drone FPV più piccolo, rilasciandolo in prossimità del bersaglio; modelli con telecamere termiche per operazioni notturne; e versioni con collegamento in fibra ottica (bobina «Pautina 40», cavo di circa 40 km) che le rende immuni alla guerra elettronica.
In un solo settore del fronte di Pokrovsk, le forze ucraine hanno riferito di aver distrutto oltre 100 droni Molniya in tre giorni. Il concetto operativo è quello dell’interdizione aerea nelle retrovie: i Molniya colpiscono fino a 40-50 km dietro la linea del fronte, prendendo di mira veicoli logistici, concentramenti di truppe e — sempre più spesso — automezzi civili sulle strade di rifornimento. Per l’Ucraina, la fascia dei 20 km dal fronte, che fino al 2024 era considerata relativamente sicura, oggi non lo è più.
Dal lato ucraino, la produzione di droni è esplosa: 7 milioni di unità previste per il 2026, con 2.000 droni intercettori prodotti al giorno, secondo Zelensky. L’Ucraina ha anche sviluppato la capacità di colpire obiettivi fino agli Urali, come ha ammesso lo stesso Shoigu, dichiarando che nessuna regione russa può più considerarsi al sicuro. A febbraio 2026, un attacco ucraino ha forzato il 40% della capacità di raffinazione petrolifera russa fuori servizio, e a Belgorod 100.000 residenti sono rimasti senza acqua corrente per giorni a causa di raid con droni sulle infrastrutture energetiche.
Un ulteriore elemento ha complicato il quadro operativo russo: la chiusura dell’accesso a Starlink, operata da SpaceX il 1° febbraio 2026. Secondo l’ISW, la perdita della connettività satellitare Starlink ha degradato significativamente la capacità russa di coordinamento e controllo del fuoco. Mosca sta cercando alternative — trasmissioni radio, linee in fibra ottica, il sistema satellitare «Kometa» — ma nessuna offre le prestazioni di Starlink. L’effetto è stato un calo di intensità in alcune aree del fronte, direttamente collegato alla perdita di stabilità nelle comunicazioni.
Il macello: quasi due milioni di casualty tra le due parti
I numeri delle perdite sono i più impressionanti — e i meno raccontati — dell’intero conflitto. Secondo le stime più accreditate, al marzo 2026 la guerra ha prodotto complessivamente circa 1,8 milioni di casualty militari (morti, feriti e dispersi) tra le due parti, con proiezioni che indicano il raggiungimento della soglia dei 2 milioni entro la primavera.
Per la Russia, le stime convergono su un ordine di grandezza di 1-1,2 milioni di casualty. Il CSIS stima 1,2 milioni di perdite complessive (morti, feriti e dispersi) con fino a 325.000 morti tra febbraio 2022 e dicembre 2025. L’intelligence estone conferma un milione di casualty. L’ex direttore della CIA William Burns ha parlato di 1,1 milioni in un’intervista al Financial Times a gennaio 2026. La BBC, basandosi su necrologi e dati indipendenti, stima tra 267.000 e 385.500 soldati russi morti — escluse le milizie del Donbas.
Per l’Ucraina, il CSIS stima 500.000-600.000 casualty con 100.000-140.000 morti. Zelensky ha dichiarato 55.000 soldati ucraini uccisi, ma il progetto indipendente UALosses, ritenuto affidabile da Mediazona, Meduza e BBC, documenta per nome 86.142 combattenti ucraini morti e 89.324 dispersi, per un totale di 175.466 al 7 gennaio 2026. A questi si aggiungono quasi 14.000 civili ucraini uccisi verificati dall’ONU al dicembre 2025, con il 2025 dichiarato l’anno più letale per i civili dopo il 2022.
Il rapporto delle perdite è stimato tra 2:1 e 2,5:1 a sfavore della Russia. Nessuna grande potenza ha subìto un livello di perdite paragonabile in alcun conflitto dalla Seconda guerra mondiale.
La guerra energetica: un’Ucraina al buio
Parallelamente alla guerra di trincea, prosegue la campagna russa di distruzione sistematica delle infrastrutture energetiche ucraine. L’Ucraina ha perso circa due terzi della propria capacità di generazione elettrica: da 33,7 GW prima dell’invasione a circa 14 GW al gennaio 2026. Il 90% della capacità termoelettrica è stato distrutto, il 50% degli impianti idroelettrici danneggiato, il 40% distrutto. Circa 600.000 persone hanno lasciato Kiev a causa dei blackout prolungati, con i civili che in alcune aree ricevono solo 3-4 ore di elettricità al giorno.
Il bombardamento delle infrastrutture ferroviarie è raddoppiato: oltre 100 attacchi nei soli ultimi otto mesi del 2025, più del doppio del 2023 e 2024 combinati, con l’obiettivo di strangolare la logistica militare ucraina nelle regioni orientali. Il 7 marzo, un attacco russo al complesso idroelettrico sul Dnestr, nella regione di Chernivtsi, ha provocato lo sversamento di petrolio nel fiume, contaminando l’approvvigionamento idrico della Repubblica di Moldova — Paese che dipende dal Dnestr per l’80% della propria acqua dolce.
Il contesto: una guerra che non interessa più a nessuno
Tutto ciò avviene in un vuoto diplomatico quasi totale. I colloqui trilaterali (USA-Russia-Ucraina) avviati dalla mediazione Trump sono formalmente in piedi, ma nella sostanza sospesi: dopo la telefonata del 10 marzo tra Putin e Trump, il Cremlino ha insistito sul fatto che i progressi militari russi dovrebbero spingere Kiev ad accettare un accordo. Zelensky ha risposto che è pronto a negoziare «in qualsiasi momento», ma che Washington ha chiesto di rinviare mentre l’attenzione è assorbita dall’Iran.
Nel frattempo, Trump ha revocato alcune sanzioni sul petrolio russo per contenere l’impennata dei prezzi del greggio causata dal conflitto nel Golfo Persico — una mossa che Zelensky ha denunciato come un’implicita legittimazione dell’aggressione. L’Ungheria blocca il prestito europeo da 90 miliardi all’Ucraina. L’Ucraina ha inviato oltre 200 specialisti militari in Medio Oriente per assistere nella difesa anti-drone — un tentativo disperato di dimostrare la propria utilità strategica in un momento in cui rischia di essere dimenticata.
Per la Russia, questa congiuntura è ideale: avanza lentamente, logora il nemico, distrugge le infrastrutture e aspetta che l’Occidente si stanchi (Per approfondire: Quattro anni dopo: la guerra in Ucraina e la fine silenziosa dell’ordine europeo). Per l’Ucraina, è il momento più pericoloso dall’inizio dell’invasione: non per un crollo militare imminente, ma per la lenta erosione della capacità di resistenza — demografica, energetica, politica — in un conflitto che il mondo ha smesso di guardare.
Il dato più eloquente lo fornisce un sondaggio russo del febbraio 2026: il 53% dei russi è favorevole all’apertura di negoziati di pace. Ma Putin non ha fretta. Ha tempo, ha riserve e ha un fronte avverso che si assottiglia. Finché i dati dicono che la Russia guadagna terreno, anche se a un costo spaventoso, non c’è incentivo a fermarsi.
La guerra in Ucraina non è finita. Non è congelata. È semplicemente diventata invisibile. E questo, per chi la combatte, è forse la cosa peggiore.
Fonti
Russia Matters – Russia-Ukraine War Report Card, 18 marzo 2026
ISW/Critical Threats – Russian Offensive Campaign Assessment, 18 marzo 2026
CSIS – Russia’s Grinding War in Ukraine, febbraio 2026
Kyiv Independent – Ukraine’s counterattacks and the upcoming Russian spring campaign, 18 marzo 2026
Agenzia Nova – La controffensiva ucraina a Zaporizhzhia, febbraio 2026
Ukrainska Pravda – How Russia’s Molniya drone has become a big problem, gennaio 2026
Defense Express – Russia’s fiber-tethered Molniya drone, marzo 2026
Wikipedia – Casualties of the Russo-Ukrainian War
Al Jazeera – The Ukraine war in numbers, febbraio 2026
ISPI – Ucraina, quattro anni dopo, febbraio 2026
Il Giornale – Ucraina, la linea del fronte brucia, marzo 2026
Affari Internazionali – A che punto è l’Ucraina, marzo 2026

