Elon Musk mette in pausa il “terzo partito”: la priorità resta l’alleanza con i repubblicani
L’idea di Elon Musk di fondare un nuovo soggetto politico negli Stati Uniti, il cosiddetto “America Party”, sembra destinata almeno per ora a rimanere congelata. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il patron di Tesla e SpaceX avrebbe deciso di frenare per non incrinare i rapporti con il cuore pulsante del movimento conservatore americano, evitando di alimentare divisioni che finirebbero soltanto per indebolire la destra nel suo complesso.
All’inizio di luglio Musk aveva lasciato intendere di voler sfidare il duopolio democratico-repubblicano, parlando apertamente di una nuova forza capace di rappresentare i milioni di americani delusi dall’attuale classe politica. Tuttavia, a fine mese una call con esperti di campagne elettorali per partiti terzi è stata cancellata. Ai presenti sarebbe stato detto che Musk intendeva concentrare gli sforzi sulle sue aziende, senza inimicarsi pezzi fondamentali del Partito Repubblicano.
Il ruolo centrale di J.D. Vance
Dietro questa scelta si cela una valutazione strategica: Musk sa bene che oggi il vero futuro della destra americana passa da figure come J.D. Vance, attuale vicepresidente degli Stati Uniti e già considerato erede politico del trumpismo. Le cronache rivelano che Musk ha mantenuto nelle ultime settimane un dialogo costante con Vance, riconoscendone il ruolo di punto di riferimento per la nuova generazione conservatrice.
Nato in Ohio da una famiglia modesta, Vance si è fatto conoscere con il bestseller Hillbilly Elegy, un ritratto spietato ma realistico della working class bianca del Midwest, troppo spesso dimenticata dalle élite progressiste. Dopo un passato nei Marines e un percorso di studi a Yale, Vance ha incarnato l’idea di riscatto personale e sociale che lo ha reso il volto ideale per rappresentare l’America profonda.
Sul piano politico, Vance si è imposto come uno dei più lucidi difensori della linea “America First”, ma senza chiusure sterili: la sua visione è di un’America forte industrialmente, capace di difendere i propri confini e di riportare al centro la dignità del lavoro.
Vance e l’Europa: il discorso di Monaco
Il suo profilo, però, va oltre i confini nazionali. Lo dimostra il discorso pronunciato a Monaco di Baviera all’inizio del 2025, in cui Vance ha tracciato con chiarezza una linea per l’Europa: gli Stati Uniti non possono più farsi carico in eterno della sicurezza europea, e l’Unione deve imparare a difendere se stessa. Non si trattava di un messaggio di chiusura, ma di responsabilizzazione: l’Europa deve smettere di essere un vassallo del progressismo globalista e tornare ad assumere un ruolo sovrano.
Parole che hanno trovato eco soprattutto tra i partiti conservatori europei, da Giorgia Meloni in Italia fino ai movimenti emergenti come AfD in Germania e Rassemblement National in Francia. In Vance, molti vedono un potenziale ponte fra la destra americana e quella europea, un leader capace di ridefinire i rapporti transatlantici su basi più equilibrate e rispettose delle identità nazionali.
Musk e la scommessa del 2028
È proprio alla luce di questa visione geopolitica che Musk sembra orientato a non disperdere energie in avventure solitarie, preferendo mantenere intatta la possibilità di appoggiare in futuro una candidatura presidenziale di Vance nel 2028. L’America Party, dunque, non è morto, ma resta nel cassetto come opzione da valutare solo se le dinamiche interne al GOP dovessero degenerare.
Per ora, Musk resta spettatore interessato ma prudente: sostiene l’innovazione, la libertà di parola e la difesa dell’America dai vincoli del globalismo progressista, senza però indebolire l’asse con chi, come Vance, rappresenta oggi la sintesi più efficace del conservatorismo americano.

