Milano, 25 aprile 2026. Ottantunesimo anniversario della Liberazione. All’incrocio fra corso Venezia e via Senato il corteo si ferma. Davanti alla Brigata ebraica, ai dissidenti iraniani dell’Associazione Italia-Iran con le bandiere pre-rivoluzione del 1979, agli scout di Hashomer Hatzair, ai giovani di Forza Italia e allo striscione di “Sinistra per Israele, due popoli due Stati” si forma un muro di contestatori. Non centri sociali, non gruppi organizzati all’apparenza, ma diverse migliaia di manifestanti che impediscono fisicamente il passaggio.
Lo stallo dura oltre due ore. Il corteo è partito alle 14:30 da Porta Venezia ed è rimasto bloccato fino alle 16:30, quando la polizia in tenuta antisommossa decide di scortare la Brigata ebraica fuori dalla manifestazione, dirigendola verso la questura di via Fatebenefratelli.
È la prima volta che accade. Mai prima si era arrivati a impedire alla Brigata di sfilare, nonostante le contestazioni degli ultimi anni. Emanuele Fiano, ex deputato del Pd e presidente di Sinistra per Israele, ricorda di partecipare da cinquant’anni al corteo milanese e di non aver mai assistito a una scena simile. Daniele Nahum, consigliere comunale di Azione e membro della comunità ebraica, sintetizza il salto storico in una frase netta: dal 1938 non era impedito agli ebrei di manifestare.
Cosa è successo in corso Venezia: la cronologia
La ricostruzione di Radio Popolare aiuta a inquadrare la dinamica. La Brigata era stata fatta entrare in testa al corteo dalla polizia, prima ancora dei gonfaloni istituzionali, una scelta non prevista nel programma. Quest’anno lo spezzone era particolarmente numeroso e includeva associazioni ebraiche, ucraini, sostenitori dello Scià di Persia, giovani di Forza Italia. Alcune bandiere israeliane erano presenti.
Quando la Brigata raggiunge il bivio fra corso Venezia e via Senato, viene accerchiata. Le urla che si levano sono documentate da testimoni e cronache: “fuori i sionisti dal corteo”, “vergogna”, “assassini”, “viva Hitler”, e l’insulto che Fiano ha riferito ai giornalisti: “siete solo saponette mancate”. Nello spezzone si trovava anche Luciano Belli Paci, figlio di Liliana Segre.
La polizia tenta inizialmente di far avanzare il corteo spingendo indietro i contestatori. Quando la pressione diventa ingestibile, opta per la rimozione dello spezzone ebraico. Davide Romano, direttore del Museo della Brigata ebraica, definisce a caldo l’episodio una cacciata operata dalle forze dell’ordine. In una nota successiva parla di una ferita istituzionale e costituzionale di gravissima portata, chiamando in causa tutti i livelli, dal Comune fino alla Presidenza della Repubblica.
La spaccatura ANPI-comunità ebraica
Il punto politicamente più rilevante della giornata non è l’espulsione in sé, ma la frattura che si apre subito dopo. Gianfranco Pagliarulo, presidente nazionale dell’ANPI, fornisce una versione che ribalta la responsabilità: la Brigata ebraica avrebbe dovuto presentarsi senza simboli israeliani, esisteva un impegno in tal senso, l’impegno non sarebbe stato rispettato e da qui la situazione. Il paragone che usa è significativo: come se accanto alle bandiere ucraine ci fossero state quelle russe.
La replica del presidente della comunità ebraica milanese Walker Meghnagi è frontale. Accusa il presidente dell’ANPI di Milano e Pagliarulo di istigazione all’antisemitismo. Fiano smentisce categoricamente l’esistenza di un accordo: il presidente dell’ANPI di Milano sapeva delle bandiere e non aveva chiesto di non portarle. Davide Romano parla apertamente di una minoranza estremista che ha discriminato la comunità ebraica con l’avallo silente dell’organizzazione che gestisce il corteo.
La sostanza è questa: l’organizzazione storica della memoria antifascista italiana, di fronte al primo caso di espulsione fisica di un reparto ebraico da un corteo del 25 aprile dal dopoguerra, sceglie di addossare la responsabilità alle vittime per la presenza della stella di Davide nei loro vessilli.
Lo Stato come gestore d’ordine pubblico
Il ruolo delle istituzioni nella giornata è quello di un attore che subisce, non che dirige. Il questore di Milano Bruno Megale riceve in via Fatebenefratelli la delegazione composta da Fiano, Nahum, Romano e Meghnagi. Durante l’incontro arrivano due telefonate dal vertice del Viminale: il capo della Polizia Vittorio Pisani e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Pisani, secondo il racconto di Fiano, parla di un fenomeno nuovo di antisemitismo diffuso su larga scala che non può essere trattato come il solito. Piantedosi sarà al Memoriale della Shoah martedì.
Il sindaco di Milano Giuseppe Sala adotta una linea che è insieme dichiarazione politica e ammissione di impotenza: aveva espresso da tempo la propria preoccupazione a prefetto e questore, riconosce che fanno quello che possono, riconosce che il clima è quello che è. La frase più rivelatrice è “sinceramente un po’ me l’aspettavo”. Il primo cittadino di Milano, città medaglia d’oro della Resistenza, ammette di aver previsto che nel suo corteo del 25 aprile gli ebrei sarebbero stati cacciati. E di non aver potuto impedirlo.
Il dato istituzionale è netto: la polizia presidia, il questore riceve, il ministro telefona, il sindaco prevede. Nessuno dirige. La gerarchia simbolica del corteo viene definita da chi blocca il passaggio.
Il filo nero degli ultimi mesi: da San Siro a corso Venezia
L’episodio non è isolato. A febbraio i fischi dello stadio di San Siro durante l’inno israeliano e la presenza del vicepresidente americano JD Vance avevano già mostrato il medesimo schema ricorrente: una piazza milanese, un evento pubblico, una minoranza che impone la propria gerarchia simbolica e ottiene visibilità mediatica. Allora si trattava di una partita di calcio. Oggi si tratta della festa nazionale della Liberazione.
La sequenza ha un suo peso. La trasformazione di Milano in laboratorio di una nuova grammatica della piazza non è una percezione, è una serie documentata di episodi. Ogni volta lo schema è identico: presenza israeliana o filo-israeliana, contestazione organizzata, intervento delle forze dell’ordine in funzione di gestione del danno, dichiarazioni istituzionali che certificano il fatto compiuto.
Cosa cambia con il 25 aprile 2026
L’81° anniversario della Liberazione segna un punto di rottura difficilmente reversibile. La festa che dovrebbe celebrare la vittoria sul nazifascismo si conclude con cori “viva Hitler” e “saponette mancate” rivolti a un reparto ebraico, con la polizia che scorta gli ebrei fuori dalla manifestazione, con l’organizzazione storica dell’antifascismo italiano che attribuisce loro la responsabilità di averne provocato l’espulsione.
La sinistra istituzionale si trova spaccata. Una parte del Pd – Fiano in primis – sfila con la Brigata e ne denuncia l’esclusione. Sinistra Italiana, con Nicola Fratoianni, definisce totalmente sbagliato ed errato quanto accaduto. Il sindaco di Milano, esponente del centrosinistra, ammette di aver previsto la deriva e di non averla potuta arginare. L’ANPI sceglie la linea della responsabilità delle vittime. Il presidente della comunità ebraica milanese accusa l’ANPI di istigazione all’antisemitismo.
Il punto strutturale è semplice: il soggetto che storicamente convocava il 25 aprile non controlla più il proprio corteo. Lo controlla un’altra galassia, dotata di proprie priorità simboliche, propri obiettivi e propria capacità di veto fisico. Le istituzioni assistono, ratificano, gestiscono. La cornice formale resta quella della Resistenza italiana, il contenuto reale è un altro.
Walker Meghnagi ha detto ai giornalisti che la comunità ebraica milanese si aspetta una risposta a tutti i livelli. Il problema è che i livelli istituzionali coinvolti – Comune, ANPI, organizzatori – sono parte del problema o della sua gestione fallita. Resta lo Stato centrale, attraverso il Viminale. La giornata di martedì al Memoriale della Shoah, con Piantedosi presente, sarà il primo banco di prova della reazione politica.
Fonti
- ANSA – 25 aprile, corteo a Milano, la Brigata ebraica: ‘Cacciati da una minoranza e dalla polizia’
- ANSA – Caos al corteo di Milano, Brigata Ebraica: ‘Cacciati dalla Polizia, ne parleremo’
- ANSA Lombardia – Brigata ebraica si sposta fuori dal corteo del 25 aprile a Milano
- Il Post – A Milano la polizia ha fatto uscire la Brigata Ebraica dal corteo del 25 aprile
- Il Giorno – Corteo del 25 Aprile a Milano: Brigata ebraica scortata dalla polizia
- Il Giornale – 25 Aprile, cacciata la Brigata Ebraica
- Il Foglio – A Milano insulti contro la Brigata ebraica
- MilanoToday – Manifestazione del 25 aprile, insulti alla Brigata Ebraica
- Il Messaggero – A Milano insulti alla Brigata ebraica
- Radio Popolare – Brigata Ebraica prima in testa al corteo e poi espulsa
- Il Politico Web – San Siro, fischi a Israele e Vance: lo sport piegato all’ideologia

