Gli Houthi entrano nella guerra
La ripresa degli scontri tra Iran e Israele ha aperto un nuovo fronte, e questa volta è marittimo. I miliziani Houthi dello Yemen hanno rivendicato un attacco missilistico contro Israele e annunciato un blocco navale completo contro le imbarcazioni israeliane nel Mar Rosso, nello stretto di Bab al-Mandab.
La formula usata è netta: rispondere all’escalation con l’escalation. È l’ingresso diretto della milizia filo-iraniana in un conflitto che, dopo oltre cento giorni e una tregua durata appena due mesi, è tornato a infiammarsi.
Mentre Teheran annunciava la cessazione delle proprie operazioni, i Pasdaran lasciavano intendere il contrario: prepararsi a un conflitto lungo. Il blocco dello stretto è la traduzione operativa di quella minaccia.
Cos’è Bab al-Mandab e perché conta
Lo stretto di Bab al-Mandab è un corridoio largo poco più di trenta chilometri, incastonato tra lo Yemen e le coste africane di Gibuti ed Eritrea. Collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e, da lì, all’Oceano Indiano.
Il suo nome arabo significa “Porta delle Lacrime”. È la soglia meridionale della rotta che, attraverso il Canale di Suez, unisce l’Asia al Mediterraneo.
I numeri spiegano perché conta. Da quel passaggio transita circa il dodici per cento del petrolio trasportato via mare nel mondo. Chi controlla Bab al-Mandab controlla l’accesso a Suez. E chi controlla Suez tiene una mano sul commercio europeo.
Hormuz a est, Bab al-Mandab a ovest: la tenaglia
Fin qui la guerra aveva avuto un solo collo di bottiglia: lo Stretto di Hormuz, sigillato da oltre tre mesi, da cui passa circa un quinto del petrolio mondiale e gran parte del gas naturale liquefatto diretto in Europa.
Adesso se ne apre un secondo, sul versante opposto. A est Hormuz strozza l’uscita dal Golfo Persico. A ovest Bab al-Mandab strozza l’ingresso nel Mar Rosso.
Per la prima volta in questo conflitto le due porte sono chiuse insieme. E la Nazione che si trova esattamente in mezzo a questa tenaglia, distesa al centro del Mediterraneo, è l’Italia.
Perché stavolta il conto passa da Suez
Il Mar Rosso non è terra incognita. Dalla fine del 2023 gli attacchi degli Houthi alle navi mercantili avevano già piegato il traffico di Suez.
I transiti giornalieri erano crollati da circa settantacinque navi a una trentina. Oltre quattrocento imbarcazioni avevano dirottato la rotta circumnavigando l’Africa, allungando i tempi e moltiplicando i costi di nolo e assicurazione.
Per l’Italia la posta è altissima. Dal Canale di Suez passa circa il quaranta per cento del nostro interscambio commerciale. Ogni nave costretta a doppiare il Capo di Buona Speranza è una merce che arriva più tardi e costa di più: un dazio occulto su ogni prodotto importato ed esportato.
Quando i porti del Mediterraneo perdono centralità, a perdere non è un’astrazione geografica. Sono Gioia Tauro, Trieste, Genova. È il lavoro che vi ruota attorno.
Le rotte che non controlliamo
La lezione di Bab al-Mandab è semplice e scomoda. La prosperità della Nazione poggia su rotte che altri possono chiudere a comando.
L’energia entra da est, attraverso un Golfo che non governiamo. Le merci entrano da sud, attraverso un Mar Rosso presidiato da una milizia. Basta un annuncio per spostare l’ago della nostra bolletta e dei nostri scaffali.
La risposta non è l’appello. È la sovranità intesa come capacità concreta: diversificare gli approvvigionamenti, riconquistare autonomia energetica — il nucleare resta la via più seria e più rimossa — e tornare a pensare il Mediterraneo come spazio strategico da presidiare, non come frontiera da subire.
L’Europa, come civiltà di Nazioni affacciate sullo stesso mare, avrebbe il peso per farlo. Finora ha prodotto comunicati. La differenza tra una potenza e una comparsa sta tutta qui: nella capacità di tenere aperte le proprie rotte senza chiedere permesso.
Fonti
- Il Sole 24 Ore — Guerra Iran-Israele, le ultime notizie
- Quotidiano Nazionale — Iran e Israele fermano gli attacchi, gli Houthi nel Mar Rosso
- U.S. Energy Information Administration — I colli di bottiglia del Mar Rosso e Bab al-Mandab
- S&P Global — Bab al-Mandab, lo stretto e le rotte deviate
- FIT-CISL — La crisi di Suez e i porti italiani
- Logisticamente — Bab al-Mandab, il nuovo collo di bottiglia per la logistica europea

