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USA

La frattura segreta dell’intelligence americana: la CIA non firma più le valutazioni congiunte e il Congresso resta al buio

Marcello De Angelis 6 min di lettura

Esclusiva Reuters: nel secondo mandato di Trump la condivisione di intelligence ha rallentato e in alcuni casi si è fermata, come dopo l'intervento in Iran del giugno 2025 e dopo la cattura di Maduro. La guerra di territorio tra la CIA e l'ufficio di Tulsi Gabbard ha tolto al National Intelligence Council il suo autore principale, e nessuna valutazione congiunta ha trattato la guerra in Iran mentre la Casa Bianca decide se riprendere gli attacchi

Riassunto dell'articolo

Un'esclusiva Reuters, basata su otto funzionari attuali ed ex, rivela che nel secondo mandato di Donald Trump la condivisione di intelligence negli Stati Uniti ha rallentato e in alcuni casi si è temporaneamente fermata: la CIA ha smesso di co-firmare le valutazioni del National Intelligence Council, i rapporti al Congresso sono stati sospesi nei giorni successivi all'intervento in Iran del giugno 2025 e alla cattura di Maduro del gennaio 2026, e nessuna valutazione congiunta ha trattato la guerra in Iran. Le cause indicate sono i tagli alle agenzie e la guerra di territorio tra CIA e ODNI durante la direzione di Tulsi Gabbard, dimessasi a giugno. La CIA e l'ODNI ridimensionano: la prima dice di partecipare pienamente, il secondo parla di livelli vicini alla norma storica.

L’intelligence americana sotto Trump si è rotta dall’interno, e a raccontarlo non sono gli avversari del presidente: sono otto funzionari attuali ed ex, e persone informate dei fatti, che hanno parlato con Reuters. Nel secondo mandato la condivisione di informazioni sull’Iran e sulle altre minacce globali — con il Congresso e dentro il governo federale — ha rallentato e in alcuni casi si è temporaneamente fermata. La rottura non era mai stata riferita prima. E arriva nel momento più delicato: l’amministrazione sta valutando se riprendere gli attacchi contro l’Iran dopo le elezioni di metà mandato di oggi.

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Il pezzo mancante è il più pesante. La CIA ha smesso di scrivere le valutazioni insieme al National Intelligence Council, il gruppo analitico che sta dentro l’Ufficio del Direttore dell’Intelligence Nazionale (ODNI) e che da decenni prepara per funzionari e parlamentari i documenti in cui le 18 agenzie dell’intelligence americana parlano con una voce sola. Senza gli analisti di Langley — su cui il Consiglio si appoggiava soprattutto per Iran e Russia — le valutazioni congiunte sono diminuite e hanno rallentato. Dettaglio che pesa: da quando la CIA si è sfilata, nessuna valutazione del Consiglio si è occupata della guerra in Iran, dicono cinque funzionari attuali ed ex. La portavoce della CIA, Liz Lyons, ha risposto che l’agenzia «partecipa pienamente» al processo di valutazione, attraverso il Presidential Daily Brief guidato dall’ODNI e attraverso lo stesso NIC. Un funzionario dell’ODNI ha detto che il gruppo ha mantenuto livelli di produzione vicini alle «linee di tendenza storiche».

La guerra di territorio tra Langley e l’ufficio di Gabbard

I problemi, ricostruisce Reuters, sono emersi durante la direzione di Tulsi Gabbard, in un clima di profonde tensioni tra il suo ufficio e la CIA. I funzionari la descrivono come una delle più grandi guerre di territorio degli ultimi trent’anni tra due agenzie: la CIA e l’ODNI, l’ufficio creato dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 proprio per impedire che le informazioni restassero chiuse nei cassetti delle singole agenzie. Lo scontro è partito un anno fa, quando l’ufficio di Gabbard ha revocato i nulla osta di sicurezza a funzionari di intelligence in servizio ed ex, ed è arrivato al punto che il capo di gabinetto della Casa Bianca, Susie Wiles, ha dovuto intervenire più volte per calmare le acque. Le tensioni si sono attenuate dopo l’uscita di scena di Gabbard, a fine giugno, ma i problemi nati da quello scontro restano, dicono due funzionari americani. Il nuovo direttore, Jay Clayton, in carica da agosto, viene descritto da un funzionario così: «Mentre Tulsi non utilizzava il NIC, il direttore Clayton si è dimostrato un buon custode della comunità di intelligence e riconosce il valore del NIC».

Il contesto è quello dei tagli: dallo scorso anno le agenzie di sicurezza nazionale, ODNI e CIA comprese, hanno perso personale mentre Trump allontanava o metteva da parte i funzionari considerati sleali. E c’è l’effetto sugli analisti rimasti: alcuni, secondo due ex funzionari e un funzionario in servizio, evitano di scrivere valutazioni in contrasto con le posizioni della Casa Bianca per timore di rappresaglie politiche. I funzionari non hanno detto su quali temi. Julia Curlee, ex analista della CIA che afferma di essere stata licenziata lo scorso anno dal Consiglio di sicurezza nazionale perché transgender, la riassume così: «Gli analisti continuano a fare il lavoro, ma questa Casa Bianca li ha resi irrilevanti perché il presidente tratta le informazioni sgradite come slealtà». La Casa Bianca non ha risposto alla richiesta di commento.

Il Congresso lasciato al buio dopo Iran e Maduro

Il secondo fronte della frattura riguarda il Congresso. Parlamentari e loro collaboratori hanno smesso per alcuni giorni di ricevere i rapporti di intelligence dall’ufficio di Gabbard in due occasioni precise: dopo l’intervento militare americano in Iran del giugno 2025 e dopo la cattura dell’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro, nel gennaio 2026. Cioè nei due momenti in cui il controllo parlamentare avrebbe avuto più materia. La squadra di Gabbard aveva accusato i parlamentari di passare informazioni alla stampa. Sempre nel 2025, l’ufficio ha smesso di informare il Congresso sulle minacce elettorali; i briefing sono ripresi con l’arrivo di Clayton. Un altro scontro, a fine dello scorso anno, ha visto l’FBI interrompere per diverse settimane la condivisione di informazioni con il Centro nazionale antiterrorismo, dopo che il suo allora direttore Joe Kent aveva cercato di indagare sull’omicidio di Charlie Kirk, il fondatore di Turning Point USA: per la dirigenza dell’FBI il Centro stava eccedendo la propria autorità. L’FBI non ha risposto alla richiesta di commento.

Decidere sull’Iran senza un quadro condiviso

Il rischio lo indicano ex funzionari ed esperti esterni sentiti da Reuters: chi governa riceve un quadro incompleto delle minacce, con un’eco dei fallimenti che l’11 settembre aveva messo a nudo. Beth Sanner, vice direttrice dell’intelligence nazionale nel primo mandato Trump, lo dice senza giri di parole: «Tutte queste cose si sommano, in un mondo davvero complesso in cui chi decide ha bisogno di una visione più sofisticata, sfumata e integrata del mondo. E invece ne riceve di meno». Morgan Muir, ex vice direttore sotto Biden, descrive l’effetto delle barriere nuove tra agenzie: svuotare le istituzioni dove il coordinamento esiste davvero «stai creando tante piccole ninfee, e poi ognuno può scegliersi la ninfea da ascoltare». Alcuni ex funzionari stanno già lavorando, in forma bipartisan alla Hoover Institution di Stanford, a piani per ricostruire la comunità di intelligence nella prossima amministrazione.

Per l’Italia e per l’Europa il punto pratico è uno solo. Come abbiamo raccontato, i piani americani per nuovi attacchi all’Iran sono pronti e la finestra decisionale si apre subito dopo le midterm: è la decisione di politica estera più pesante delle prossime settimane. Secondo la ricostruzione di Reuters, quella decisione verrà presa da un sistema in cui l’agenzia principale non firma più le valutazioni congiunte, il Consiglio che dovrebbe fonderle non ha prodotto un documento sulla guerra in Iran e alcuni analisti misurano le parole per non dispiacere alla Casa Bianca. Non è un dettaglio burocratico: è lo stato degli occhi con cui Washington guarda il Golfo.

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