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Geopolitica

Khamenei dà il via libera ai negoziati con Trump, Rezaei sente Putin: l’Iran tratta, ma aspetta l’attacco dopo le midterm

Antonio Antipari 5 min di lettura

Pezeshkian rivela che la Guida suprema ha dato al governo «determinati poteri» per il dialogo con gli Stati Uniti. A Doha i colloqui si sono chiusi senza svolta e circola una bozza, Mosca e Pechino si schierano contro una nuova azione militare: ma le fonti iraniane di Reuters giudicano un attacco americano più probabile di un accordo

Riassunto dell'articolo

Il presidente iraniano Pezeshkian ha dichiarato che la Guida suprema Mojtaba Khamenei ha dato al governo determinati poteri per portare avanti il dialogo con gli Stati Uniti. Il portavoce del ministero degli Esteri Baghaei ha confermato che lo scambio di messaggi tramite mediatori continua, sulla base del piano iraniano in sette passi ora condensato in una formula attuabile in due giorni. I colloqui di Doha con i mediatori qatarioti si sono chiusi senza svolta, ma circola una bozza di proposta. Il capo della sicurezza iraniana Mohsen Rezaei ha parlato al telefono con Vladimir Putin, mentre Russia e Cina si sono espresse contro una nuova azione militare. Fonti iraniane citate da Reuters ritengono però un nuovo attacco americano più probabile di un accordo, in attesa delle elezioni di medio termine del 3 novembre.

Punti chiave
  • Reuters – Iran says US peace contacts continue as Qatar talks end…
  • Reuters – Iranians have left Doha talks, draft proposal for US deal…
  • AFP – Iran security chief discusses Mideast war with Russian president: state…
  • APA – Putin holds phone call with Mohsen Rezaei, discusses situation in…

Le trattative tra Iran e Stati Uniti hanno il via libera del vertice di Teheran, almeno secondo il presidente. Lunedì Masoud Pezeshkian ha detto che la Guida suprema Mojtaba Khamenei ha dato al governo «determinati poteri» per portare avanti il dialogo, mentre il capo della sicurezza iraniana Mohsen Rezaei parlava al telefono con Vladimir Putin e i colloqui di Doha con i mediatori del Qatar si chiudevano senza una svolta. La macchina diplomatica iraniana si è mossa su tutti i binari nello stesso giorno, alla vigilia delle elezioni di medio termine americane: ma secondo fonti iraniane citate da Reuters, a Teheran un nuovo attacco degli Stati Uniti è giudicato più probabile di un accordo.

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Khamenei apre le trattative Iran-Stati Uniti: «Determinati poteri» al governo

Pezeshkian lo ha detto lunedì a una riunione con i governatori delle province e i sindaci delle principali città, secondo quanto riportato dall’agenzia statale Irna: «Stiamo cercando di risolvere il problema attraverso il dialogo; a questo riguardo, la Guida suprema ha anche dato determinati poteri al governo». Il presidente non ha precisato quali siano questi poteri. Nella stessa riunione ha aggiunto: «La guerra non sarà nell’interesse di nessuno e i nemici non potranno costringerci alla resa». I negoziati sono guidati dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, sotto la supervisione del Consiglio supremo di sicurezza nazionale. Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei, ha confermato a Reuters che lo scambio di messaggi attraverso i mediatori continua e che «la palla è ora nel campo americano»: «Posso dirvi che i dialoghi continuano. La questione però è complessa».

La base resta il piano in sette passi presentato da Teheran a settembre, che Donald Trump aveva respinto. Baghaei ha confermato le parole del ministro degli Esteri Abbas Araghchi di sabato: la proposta è stata condensata e «può essere attuata in due giorni». Il piano prevede la fine del blocco americano ai porti iraniani, la riapertura dello Stretto di Hormuz da parte iraniana, una deroga americana alla vendita del petrolio di Teheran e la cancellazione delle nuove sanzioni, prima di aprire i colloqui sugli altri dossier. Sul nucleare la linea non si sposta: se ne riparlerà solo dopo che l’Iran avrà verificato il rispetto di tutte le sue condizioni, e alla domanda se nei colloqui si sia parlato di cedere all’estero le scorte di uranio altamente arricchito, e se l’Iran potrebbe accettarlo, Baghaei ha risposto di no.

Doha chiude senza svolta, ma circola una bozza

I giorni di colloqui con i mediatori qatarioti si sono chiusi con proposte modificate e nessun risultato. Un funzionario informato sui negoziati ha detto a Reuters che la delegazione iraniana ha lasciato Doha domenica, non per difficoltà nelle trattative, e che una bozza di proposta sta circolando. Lunedì il prezzo del petrolio è sceso di quasi il 4 per cento sulle speranze che la mediazione porti a una soluzione diplomatica: i mercati leggono un’apertura che le parti, per ora, non confermano.

Rezaei chiama Putin, Mosca e Pechino coprono la trattativa

Nella stessa giornata il vertice della sicurezza iraniana ha sentito Mosca. Secondo i media statali iraniani, rilanciati da Reuters, Mohsen Rezaei ha discusso con Vladimir Putin degli sviluppi in Medio Oriente, mentre Teheran ribadiva che i contatti per chiudere la guerra con gli Stati Uniti continuano. Il ministero degli Esteri russo ha definito le notizie di una nuova azione militare contro l’Iran motivo di «estrema preoccupazione» e ha chiesto maggiori sforzi diplomatici. Anche Pechino si è mossa: il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, dopo avere ricevuto a Pechino l’alto funzionario della sicurezza iraniana Ali Bagheri Kani, ha detto che tutte le parti dovrebbero concentrarsi sulle soluzioni politiche invece di ricorrere di nuovo alle armi. Russia e Cina, le due sponde di Teheran, hanno detto la stessa cosa nello stesso giorno: niente nuovi bombardamenti.

Ma Teheran si aspetta le bombe: il bivio è il voto di domani

Il resto lo decidono le armi già schierate. Trump ha ripetuto che non ci saranno nuovi attacchi prima del voto di martedì, ma già a fine settembre, in un’intervista a Time, aveva detto che è «possibile» che dopo le midterm intensifichi i bombardamenti, mentre una terza portaerei è in rotta verso il Golfo. Teheran ha avvertito che a un attacco risponderà in modo aggressivo, contro obiettivi dentro e fuori il Medio Oriente: la Guida suprema ha già scritto che la rappresaglia non avrebbe limiti geografici. Sul fronte americano circola anche la voce rilanciata da Tucker Carlson, secondo cui Trump potrebbe decidere entro il 7 novembre un attacco contro l’impianto nucleare di Pickaxe Mountain sotto la pressione di Benjamin Netanyahu: nessuna agenzia ha confermato la ricostruzione, e lo stesso Trump il 15 ottobre aveva escluso l’opzione nucleare.

Il mandato di Khamenei è quindi insieme un’apertura e una copertura. Se Washington accetta la formula dei due giorni, le trattative tra Iran e Stati Uniti diventano la strada per chiudere una guerra di otto mesi; se dopo il voto prevale la linea militare che le fonti iraniane si aspettano, Teheran potrà dire di avere trattato fino all’ultimo, con la benedizione della Guida e le spalle coperte da Mosca e Pechino. La risposta arriva dopo il 3 novembre.

Fonti

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Antonio Antipari
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