Martedì 27 ottobre, mentre Israele votava per la ventiseiesima Knesset, Benjamin Netanyahu ha accusato attivisti di Ra’am di cercare di «rubarci le elezioni». In un video ai sostenitori del Likud ha citato l’arresto di tre uomini nel Negev, sospettati di compravendita di voti per il partito di Mansour Abbas. Sui social è andato oltre: «I sostenitori dei Fratelli Musulmani stanno assaltando i seggi e rubando le elezioni». E su X: «Se non andiamo a votare, avremo un governo dei Fratelli Musulmani».
Chi sono i Fratelli Musulmani, e che cosa c’entrano con un partito arabo che siede alla Knesset? La risposta passa per l’Egitto del 1928, per una scissione del 1996 e per la scelta con cui Abbas ha separato il partito dalle sue radici religiose.
Gli arresti nel Negev e la replica della Commissione elettorale
Nella notte tra lunedì e martedì la polizia del Distretto Sud ha arrestato tre residenti di Segev Shalom e Ar’ara BaNegev. Secondo la polizia, nelle perquisizioni sono state trovate buste con decine di migliaia di shekel in contanti e appunti; l’ipotesi è che il denaro dovesse servire a comprare voti per Ra’am. Secondo i media israeliani i tre sono stati fermati circa quattro ore prima dell’apertura dei seggi. Martedì il fascicolo è passato a Lahav 433, l’unità nazionale anticrimine. I tre sono indagati, non condannati, e per loro vale la presunzione di innocenza.
Netanyahu ha detto che i sospetti avevano «buste di denaro e schede per Mansour Abbas» e ha chiesto un’indagine. La Commissione elettorale centrale ha ridimensionato il caso. Il direttore generale facente funzioni, Din Livne, ha spiegato che i tre sono stati presi «nel loro veicolo, non vicino ai seggi», e ha aggiunto: «È un caso isolato». Altri episodi simili, ha detto, non ce ne sono.
Ra’am respinge ogni accusa. Abbas ha confermato che tre attivisti del partito sono stati fermati, ha parlato di «ostruzione delle elezioni e della democrazia» e ne ha chiesto il rilascio. Il partito ha definito gli arresti «infondati» e li ha attribuiti alla «polizia di Ben-Gvir», accusata di voler scoraggiare il voto arabo. Ha poi presentato un reclamo alla Commissione elettorale e segnalato schede di Ra’am mancanti o strappate in diverse località, tra cui Nazareth e Shefa-Amr.
Ra’am, il partito nato dal movimento islamico
Ra’am, la Lista Araba Unita, è guidata da Mansour Abbas. È forte soprattutto tra i beduini del Negev e mette al centro i problemi sociali ed economici dei cittadini arabi di Israele, con un’impronta religiosa conservatrice.
Le sue origini sono nel movimento islamico in Israele, fondato negli anni Settanta dallo sceicco Abdullah Nimr Darwish e ispirato ai Fratelli Musulmani. Nel 1996 il movimento si spaccò sulla partecipazione alla Knesset e sul sostegno agli accordi di Oslo. La branca settentrionale scelse il boicottaggio delle elezioni israeliane. La branca meridionale, guidata da Darwish, diede vita a Ra’am come proprio braccio politico.
Nel 2021 Ra’am fu il primo partito arabo a entrare nella maggioranza di un governo israeliano, quello di Naftali Bennett e Yair Lapid. Nel novembre 2022 ottenne cinque seggi. Il 23 settembre 2026 la Commissione elettorale centrale, i cui membri sono espressione dei partiti, ha votato 18 a 5 per escluderla dal voto, su richiesta di gruppi della destra tra cui il Likud e Otzma Yehudit. Il 2 ottobre la Corte Suprema ha annullato all’unanimità l’esclusione: il materiale presentato non raggiungeva la soglia prevista dalla legge.
Chi sono i Fratelli Musulmani
I Fratelli Musulmani (al-Ikhwan al-Muslimun) nacquero nel marzo 1928 a Ismailia, sul canale di Suez, per iniziativa di Hasan al-Banna, un giovane maestro elementare, e di sei operai della Compagnia del canale. L’Egitto era formalmente indipendente dal 1922, ma le truppe britanniche erano ancora lì. Al-Banna fece dell’islam la risposta all’influenza occidentale: predicazione, scuole, assistenza, organizzazione politica. In vent’anni la Fratellanza divenne un movimento di massa. Al-Banna fu ucciso al Cairo nel 1949.
Il metodo è graduale: radicarsi nella società con l’educazione e l’assistenza, poi entrare nelle istituzioni attraverso le elezioni, fino a cambiare lo Stato in senso islamico. È questa strada, diversa dalla lotta armata immediata dei gruppi jihadisti, ad aver fatto della Fratellanza il modello più imitato dell’islam politico.
Le sue diramazioni hanno preso strade diverse. Hamas, nata nel 1987 a Gaza, viene dalla rete della Fratellanza palestinese. In Egitto la Fratellanza arrivò al potere con Mohamed Morsi, eletto presidente nel 2012; dopo la sua deposizione da parte dell’esercito, nel luglio 2013, fu messa al bando e dichiarata organizzazione terroristica. La considerano tale anche Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrein. Il 13 gennaio 2026 gli Stati Uniti hanno inserito nelle liste del terrorismo le branche egiziana, giordana e libanese, citando il sostegno a Hamas. La Fratellanza afferma di aver rinunciato alla violenza negli anni Settanta; i suoi critici ricordano il passato militante e le diramazioni armate.
Perché l’etichetta non descrive più Ra’am
Netanyahu aveva già alluso ai legami di Ra’am con la Fratellanza nel novembre 2025, lasciando intendere di voler mettere fuori legge il partito. Poche settimane dopo, il 6 dicembre, Abbas ha annunciato a Canale 12 la separazione dal Consiglio della Shura della branca meridionale: Ra’am, ha detto, va verso «un partito completamente civile, con istituzioni separate». E ha aggiunto: «Non facciamo parte dei Fratelli Musulmani. Se ne facessimo parte, non sarei alla Knesset». A gennaio ha aperto le liste anche agli ebrei: «Ogni cittadino dello Stato di Israele, ebreo o arabo, può entrare in Ra’am ed essere tra i suoi candidati alla Knesset». Diversi analisti israeliani la considerano una mossa di facciata. Ma il distacco è stato annunciato pubblicamente, ed è la linea con cui Ra’am si è presentata al voto.
Il peso dell’accusa si capisce dai numeri. Negli ultimi sondaggi nessuno dei due blocchi arrivava a 61 seggi e le liste arabe, Ra’am e Lista Unita, ne valevano tra 14 e 16. Alle 14 l’affluenza era al 44,9%, la più alta mai registrata a quell’ora. In questo quadro la denuncia del furto di voti funziona anche come chiamata alle urne per il proprio elettorato. Netanyahu l’aveva già fatto nel 2015, con l’avvertimento sugli elettori arabi che andavano «in massa» ai seggi.
Vanno quindi tenute distinte tre cose. C’è un’indagine su tre persone, con denaro sequestrato, che spetterà alla magistratura valutare. C’è l’accusa politica di un furto delle elezioni, che la Commissione elettorale riduce a un caso isolato. E c’è un’etichetta, quella dei Fratelli Musulmani, che descrive le radici di Ra’am ma non il partito che Abbas ha portato alla Knesset.
Fonti
The Times of Israel, “Netanyahu warns once again of Arab voters ‘racing to the ballots,’ accuses Ra’am operatives of ‘trying to steal the election from us'” (27 ottobre 2026)
Newsweek, “Netanyahu sounds ‘emergency’ as Israel election turnout highest in 50 years” (27 ottobre 2026)
The Guardian, ripreso da Irish Examiner, “Israel’s Netanyahu resorting to racist scare tactics in last-ditch effort amid ongoing election” (27 ottobre 2026)
The Jerusalem Post, “Suspected Ra’am vote bribery case transferred to Lahav 433 as Netanyahu calls for investigation” (27 ottobre 2026)
i24NEWS, “Three residents of the Bedouin diaspora arrested for election bribery; Ra’am files complaint with CEC” (27 ottobre 2026)
Türkiye Today, “Israeli police arrest 3 in alleged vote-buying plot for Ra’am in Negev” (27 ottobre 2026)
The Times of Israel, diretta del 27 ottobre 2026 (affluenza alle 14)
European Council on Foreign Relations, “Ra’am (United Arab List)”
The Jerusalem Post, “Israel Central Elections Committee clears Otzma Yehudit for October vote” (24 settembre 2026)
The Times of Israel, “Supreme Court unanimously overturns election panel’s ban on Arab parties” (2 ottobre 2026)
The Times of Israel, “Ra’am leader says party will cut ties with religious council, become ‘completely civic'” (7 dicembre 2025)
The Times of Israel, “Abbas says Ra’am party will be open to Jewish candidates, in major shift” (5 gennaio 2026)
JNS, “Ra’am declares split from Islamic movement, analysts say it’s a stunt”
The Times of Israel, “US labels Muslim Brotherhood branches in Egypt, Lebanon, Jordan terror organizations” (13 gennaio 2026)
Wikipedia, “Muslim Brotherhood” (fondazione, diffusione, designazioni)
Il Post, “Chi sono i Fratelli Musulmani” (8 febbraio 2011)
Wikipedia, voce sul video di Netanyahu del 2015 sugli elettori arabi
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