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Medio Oriente

Hamas, tra ideologia e terrore

Bruno Bindel

Dal 1987 a oggi, la parabola di Hamas tra militanza islamista, potere a Gaza e atti di terrorismo. Un’analisi senza censure del gruppo responsabile del massacro del 7 ottobre 2023.

Riassunto dell'articolo

Approfondimento sulla storia e la natura di Hamas, dall’origine nei Fratelli Musulmani agli attentati, al governo di Gaza e al massacro del 7 ottobre, con analisi geopolitica di destra che riconosce il gruppo come organizzazione terroristica.

Le origini di Hamas e la sua ideologia islamista

Hamas nasce nel 1987, nel pieno della Prima Intifada, come diramazione dei Fratelli Musulmani in Palestina. Fin dalle origini dichiara un obiettivo politico e religioso: distruggere lo Stato d’Israele e instaurare un regime islamico fondato sulla sharia. La sua carta del 1988 parla apertamente di jihad e rifiuta ogni negoziato o convivenza pacifica con Israele. Nel 2017 il movimento tenta un’operazione di facciata pubblicando un nuovo documento politico, ma senza riconoscere Israele né rinunciare alla “resistenza armata”. Dietro il linguaggio diplomatico resta l’anima fondamentalista di un’organizzazione che unisce militanza religiosa e guerra ideologica contro l’Occidente.

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Dalla carità al terrore: la doppia anima del movimento

Negli anni ’90 Hamas costruisce consenso grazie a una fitta rete di scuole, ospedali e organizzazioni sociali, ma è una facciata utile a legittimare il vero volto dell’organizzazione: quello militare. Le Brigate Ezzedin al-Qassam, il suo braccio armato, si rendono responsabili di decine di attentati suicidi contro autobus, ristoranti e mercati israeliani. Durante la Seconda Intifada (2000-2005) le esplosioni si moltiplicano e il numero di vittime civili cresce vertiginosamente. Hamas diventa così il simbolo di un terrorismo religioso che usa la retorica della liberazione per giustificare il sangue.

Il potere a Gaza: un regime armato

Nel 2007 Hamas conquista la Striscia di Gaza dopo uno scontro fratricida con Fatah. Da allora impone un regime autoritario, mescolando amministrazione civile e militarizzazione del territorio. Scuole, moschee e ospedali diventano spesso coperture per depositi di armi e basi operative, secondo quanto riportato da numerosi rapporti internazionali. Il gruppo utilizza i civili come scudi umani, posiziona razzi tra le abitazioni e trasforma Gaza in un enorme campo di battaglia urbana, dove la popolazione è la prima vittima del suo stesso governo.

Il 7 ottobre 2023: il giorno del massacro

La mattina del 7 ottobre 2023, centinaia di miliziani di Hamas sfondano la barriera di confine e si riversano nei kibbutz israeliani. Vengono sterminate intere famiglie, donne e bambini. Al festival musicale di Re’im, i terroristi sparano sulla folla, uccidendo giovani inermi e rapendone decine. In totale oltre 1.200 persone vengono massacrate, e circa 250 sequestrate e portate a Gaza. Testimonianze e video confermano violenze sessuali, torture, decapitazioni e incendi di case con civili all’interno. È il più grave attacco contro il popolo ebraico dalla Shoah.

Ostaggi e propaganda: la strategia del terrore mediatico

Dopo il massacro, Hamas usa gli ostaggi come strumento di ricatto politico. Pubblica video e comunicati, sfruttando la sofferenza delle famiglie per manipolare l’opinione pubblica. Questa tattica è parte integrante della guerra psicologica: mostrare il potere di infliggere dolore per costringere Israele e il mondo a trattare con un’organizzazione che vive di terrore.

Il sostegno dell’Iran e la rete del “fronte della resistenza”

Dietro Hamas agisce l’Iran, principale finanziatore e fornitore di armi del gruppo. Insieme a Hezbollah, alla Jihad Islamica e alle milizie sciite irachene, forma un’alleanza che mira a destabilizzare la regione e colpire gli interessi occidentali. È l’asse del fondamentalismo islamico che si oppone non solo a Israele, ma anche ai governi arabi moderati e a qualsiasi dialogo con l’Occidente.

La condanna internazionale: Hamas è un’organizzazione terroristica

Gli Stati Uniti, l’Unione Europea, il Regno Unito, il Canada e altri Paesi hanno inserito Hamas nella lista delle organizzazioni terroristiche. La ragione è chiara: attacchi deliberati contro civili, uso di scudi umani, sequestri, violenze di massa. Tutti elementi che rientrano nella definizione internazionale di terrorismo. Anche l’ONU e le principali ONG hanno documentato le atrocità del 7 ottobre, riconoscendo che l’azione di Hamas non è “resistenza”, ma crimine contro l’umanità.

La visione geopolitica: sicurezza, legittima difesa e verità

Da una prospettiva di destra, la lotta contro Hamas non è una guerra di conquista, ma una battaglia per la sopravvivenza di uno Stato democratico. Israele esercita il diritto alla legittima difesa contro chi fa del terrore una strategia politica. La pace non potrà mai nascere da compromessi con chi considera il martirio una vittoria. Hamas non è un interlocutore, ma un ostacolo alla libertà e alla vita.

Memoria e responsabilità

Ricordare il 7 ottobre significa restituire dignità alle vittime e riaffermare un principio universale: nessuna causa giustifica l’eccidio di civili. Hamas, con la sua ideologia di odio e distruzione, ha condannato anche il popolo palestinese alla sofferenza. La pace nel Medio Oriente potrà iniziare solo quando il terrorismo sarà estirpato alla radice, e la verità — quella dei fatti, non della propaganda — tornerà ad avere valore.

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